Sparito da un anno l’ oppositore Gao Zhisheng

L’ avvocato che non c’ è continua a non esserci. E anche se parla un ministro della Repubblica Popolare, il mistero si fa più fitto. Gao Zhisheng è sparito il 4 febbraio dell’ anno scorso. Da allora non se ne è saputo più nulla. Ieri il ministro degli Esteri britannico David Miliband ha sollevato il caso durante il colloquio a Pechino con il suo omologo cinese, ma quando sono stati chiesti lumi sulla sua sorte proprio a Yang Jiechi, la sua replica non ha aggiunto elementi nuovi. «È stato condannato – ha detto il ministro Yang – per il crimine di sovversione dello Stato. I suoi diritti basati su questa legge sono stati rispettati, quindi la tortura è fuori questione». Fine. Autodidatta, già iscritto al Partito comunista e considerato uno dei legali migliori della Cina, Gao si era distinto per aver difeso, tra l’ altro, cristiani e praticanti del movimento spirituale fuorilegge del Falun Gong. Non gli è stato perdonato. Nel 2005 è stato radiato dalla professione, l’ anno dopo è stato condannato a tre anni con una sospensiva di 5. Riuscì a far sapere di essere stato torturato e membri del Congresso americano lo hanno candidato al Nobel. Le parole di Yang sono generiche e non consentono di capire se la condanna sia quella già emessa o se si tratti di un nuovo verdetto: la fondazione americana Dui Hua, che segue il calvario dei dissidenti, fa sapere che il ministero degli Esteri non ha la competenza per essere informato sugli sviluppi ultimi di Gao, lasciando intendere che le parole di Yang sono in realtà superflue o irrilevanti. La vaghezza continua a circondare la vicenda. Alcune settimane fa un portavoce governativo aveva spiegato che Gao si trovava «dove merita di stare», lasciando montare il timore che potesse essere morto. Poi era stato comunicato che si trovava in Xinjiang, in contatto con la famiglia. Circostanza questa negata dalla moglie, ora negli Usa, a sua volta fuggita con i figli via terra fino alla Thailandia. La giornata di ieri ha comunque alzato l’ attenzione intorno a Gao. «Teniamo a un colloquio con la Gran Bretagna sui diritti umani ma dev’ essere basato sul rispetto reciproco e sulla non-ingerenza», ha detto Yang. Non-ingerenza, un pilastro della diplomazia cinese. Cioè: ciascuno ha il diritto di fare quel che vuole nel suo Paese. Anche lasciar sparire gli avvocati.

Marco Del Corona

Fonte: Il Corriere della Sera, 17 marzo 2010

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