Sosteniamo il digiuno ad oltranza di Bruxelles

Il 10 marzo a Bruxelles, tre militanti della Tibetan Youth Congress (Sonam Rinchen 45 anni nato in Tibet a Chamdo Cunpo Tenchen e fuggito in India nel 1987; Thupten Samdup 34 anni nato in Tibet a Kham Gawa e fuggito in India nel 1995; Namgyal Wangdu 31 anni nato in esilio nell’insediamento di Bylakuppe nell’India meridionale) hanno iniziato uno sciopero della fame ad oltranza per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni internazionali sulla drammatica condizione del Tibet da 60 anni illegalmente occupato dalla Repubblica Popolare Cinese. Secondo quanto dichiarato da Tsewang Rigzin, presidente della Tibetan Youth Congress, la condizione fisica dei tre digiunatori comincia a deteriorarsi ma il loro morale e la loro determinazione a portare avanti la lotta per la libertà e l’indipendenza del Tibet rimangono alti.
Nei giorni scorsi la Tibetan Youth Congress ha consegnato un memorandum sulla condizione del Tibet e lo sciopero della fame in corso, al presidente del Parlamento Europeo, alla attuale presidenza ceca dell’Unione Europea, al Segretario Generale del Consiglio dell’Unione Europea e all’ambasciatore cinese in Belgio.
In questi ultimi giorni esponenti delle comunità tibetane di Francia e Belgio si sono recati a portare la loro solidarietà ai tre tibetani così come hanno fatto anche alcuni parlamentari europei. Adesso che lo sciopero della fame ad oltranza entra in una fase in cui la salute dei digiunatori può venire gravemente compromessa è fondamentale che tutti gli amici del Tibet mobilitino le loro energie per appoggiare l’iniziativa in corso e far sentire ai tre digiunatori e alla Tibetan Youth Congress il calore della solidarietà attiva di quanti sostengono la causa tibetana.

I firmatari di questo appello (singoli individui, organizzazioni politiche, responsabili di siti web, etc.) dichiarano di voler usare tutti i mezzi a loro disposizione per far conoscere in Italia le ragioni dei digiunatori di Brussells e ribadiscono il loro impegno, oggi più che mai, ad essere al fianco del popolo tibetano nella sua difficile battaglia per la liberazione del Tibet dal dominio e dall’oppressione coloniale cinese.

Perché il Tibet Viva!
Pö Rangzen!

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