Sos Cina,vescovi isolati

Alla Cina, sotto i riflettori per il caso di un vescovo ordinato senza l’assenso del Papa, è dedicata la sezione più corposa del rapporto annuale Acs sulle libertà religiose negate , che con le sue 196 schede-paese offre un quadro della situazione internazionale tra gennaio 2009 e aprile 2010. «Secondo diverse fonti, in Cina vi sarebbero decine di sacerdoti cattolici in prigione o nei campi di lavoro forzato. E una decina di vescovi in isolamento», spiega il rapporto che descrive dettagliatamente la separazione tra la Chiesa cattolica ufficiale, fedele a Pechino, e quella ’sotterranea’ costretta a nascondersi. In Cina come in tante altre parti del mondo non sono solo i cattolici o più in generale i cristiani a vedere calpestata la libertà religiosa. «Certo è indubbio che, soprattutto dopo la prima guerra in Iraq, l’errata equazione tra cristianesimo e interessi dell’Occidente abbia preso piede. Soprattutto nei Paesi islamici», osserva Francesco Maria Greco, direttore generale per la cooperazione culturale del ministero degli Esteri, da dicembre ambasciatore italiano presso la Santa Sede. In base alle stime riferite da Renè Guitton, scrittore, da anni impegnato nel dialogo culturale e interreligioso tra Oriente e Occidente, «sono oltre 50 milioni i cristiani vittime nel mondo di persecuzioni, disprezzo, discriminazioni». In Iraq una delle situazioni più difficili: negli ultimi mesi circa 1.700 famiglie sono fuggite da Mossul e a Baghdad interi quartieri sono stati abbandonati dai cristiani. Le leggi contro l’apostasia o la blasfemia, che arrivano a prevedere la condanna a morte, sono spesso uno strumento per attacchi e vendette personali. In Pakistan dal 1986 a oggi si calcola che circa mille persone siano state incriminate per questo reato.

Giacomo Galeazzi

Fonte: La Stampa.it, 25 novembre 2010

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