Sondaggio statale raffigura la disgregazione sociale della Cina

Matthew Robertson,Epoch Times,18/09/2014
Troveranno conferma i critici di alcune delle loro valutazioni più mordaci attinenti al regime cinese in un recente sondaggio fatto da un media portavoce del Partito Comunista? La ricerca descrive in dettaglio la mancanza di fiducia e di fede nella società cinese da parte del popolo, oltre che i vari “stati mentali anomali” di cui soffre.

Il più rilevante tra questi si è rivelato il tredicesimo: ‘l’odio di se stesso’, che è stato descritto come lo stato di coloro che «attaccano il Partito Comunista e detestano il sistema politico, e che quanto più beneficiano del sistema tanto più lo attaccano più ferocemente».

Nella foto: il 16 ottobre 2011 a Guangzhou, una bambina di due anni soprannominata Yue Yue viene curata in un ospedale dopo che nella città di Foshan è stata schiacciata da due veicoli sotto gli occhi indifferenti di 18 passanti. In Cina l’incidente ha innescato la ricerca della causa della disgregazione morale del Paese, che è stata oggetto di una recente inchiesta ufficiale.(STR/AFP/Getty Images)

Per le masse, che hanno più probabilità di essere soggette al potere arbitrario che di beneficiare di privilegi, sono state elencate una dozzina di altre patologie. Tra queste «il culto dell’edonismo», «la mentalità da spettatore», «la radicata diffidenza», «la mentalità da struzzo», «il pensare con fobia», «la dipendenza da internet», «l’ostentare ricchezza» e molti altri.

Ai partecipanti al sondaggio è stato chiesto di considerare le questioni che turbavano loro maggiormente. La ‘mentalità da spettatore’, ovvero la propensione del popolo cinese a limitarsi a osservare gli altri quando sono in difficoltà piuttosto che fare qualcosa per aiutare, ha fatto registrare il 48,7 per cento.

‘L’ansia sociale’, ovvero l’eccessiva preoccupazione del loro benessere futuro, ha registrato il 44,5 per cento. Mentre lo stato di quelle persone che traggono piacere dalle cose indecenti a dispetto di quelle belle, definito come «la mentalità di apprezzare la bruttezza» (shenchou xinli), ha registrato poco più del 36 per cento.

MANCANZA DI FEDE

Ma il problema della ‘mancanza di fede’, che il 55,3 per cento degli intervistati ha riferito come principale, è tra i più diffusi riscontrati nel sondaggio.

Yang Fenggang, direttore del Centro per la religione e la società cinese dell’Università di Purdue, ha detto in un’intervista telefonica: «Tutti riconoscono che c’è una mancanza di fede nella società cinese e notano i problemi morali attorno a loro».

Gli autori della ricerca hanno detto a un certo punto che «la società cinese tradizionale era fondata sulle comunità locali e i gruppi sociali erano organizzati intorno a un’enfasi di virtù e di fede». Ma nella società moderna oltre l’88 per cento delle persone concordano sul fatto che «la fede è carente e i principi morali sono in declino» e che questa è una «malattia sociale» comune.

Il professor Yang ha detto che i Cinesi «non comprendono che questa fede dovrebbe essere la vera fede che ha il potere della trascendenza. Non è un qualcosa per profitto, per interesse immediato o una forma di idealismo: è fede».

Ha attribuito la mancanza di fede in Cina, in qualità di fonte di fondamento morale, alle restrizioni sulla libertà religiosa. «La religione, quando è scelta liberamente dal popolo, offre ai credenti la fede».

RITORNO AL PASSATO?

Il riferimento del sondaggio alla società tradizionale, in questo contesto, è sembrato allusivo. Secondo quanto ha riportato il Jieyang Daily, il leader del Partito Comunista Xi Jinping, durante una recente visita all’Università Normale di Pechino, ha osservato: «I testi classici dovrebbero essere radicati nella mente degli studenti al fine di divenire i geni del popolo cinese».

Xi si è anche ripromesso di includere nei suoi discorsi molti riferimenti confuciani e classici, e il Quotidiano del Popolo ha pubblicato apposite pagine per spiegare nei dettagli alla popolazione il loro significato.

John Wagner Givens, membro associato del Centro Studi asiatici e professore di diritto all’Università di Pittsburgh, ha dichiarato in un’intervista: «Probabilmente questo gioca a favore di una delle più grandi enfasi di Xi Jinping sui valori tradizionali».

Ha aggiunto: «Ma io prendo sempre con riserva l’idea che stiamo tornando ai valori tradizionali come fonte di legittimazione». «Ero entusiasta circa dieci anni fa, quando si parlava di shehui xiaokang, e non credo che in particolare ne sia risultato molto da questo».

I termini confuciani xiaokang shehui sono stati utilizzati dall’ex leader del Partito Hu Jintao per denotare una società «moderatamente prospera». Ma in Cina il divario tra ricchi e poveri e la sua miriade di pressioni e di problemi sociali hanno continuato a crescere anche dopo il mandato di Hu.

Tuttavia secondo Cheng Xiaonong, ex direttore della rivista accademica Modern China Studies, un ritorno all’autentica tradizione cinese potrebbe non essere stato l’antidoto che gli ideatori del sondaggio avevano in mente in primo luogo.

Cheng ha detto: «Loro denotano la consuetudine del regime comunista tradizionale, dove ognuno crede a ciò che i leader dicono e la propaganda può essere usata per manipolare e mobilitare le masse ingenue. Questo è quello che vogliono. Questo è ciò che Xi Jinping vorrebbe vedere, anche se non è più quel periodo o quel tempo».

QUESTIONI UFFICIALI

Gli autori del sondaggio non rifuggono dall’attribuire molti dei problemi, in un modo o nell’altro, alla burocrazia.

Il fenomeno sociale ampiamente riportato negli ultimi anni, citato come causa della mancanza di una bussola morale, riguarda per lo più gli abusi di potere da parte dei funzionari. Questi includono il mantenimento di molteplici amanti da parte dei funzionari, l’ostentazione della ricchezza e gli scandali inerenti al sesso, alla corruzione e alla violenza che sono ripetutamente emersi.

A momenti il tono sembrava essere direttamente critico del regime stesso. Una domanda chiedeva: «Quale gruppo ha la più grande crisi nelle sue convinzioni?». Poco più del 57 per cento dei partecipanti online ha risposto, «i funzionari del Partito Comunista».

I risultati del sondaggio sono stati pubblicati sul sito web della Tribuna del Popolo che fa parte del Quotidiano del Popolo, portavoce del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. L’indagine è stata condotta dal Centro dei questionari investigativi della Tribuna del Popolo, pubblicata con un’ampia introduzione sul proprio sito e poi diffusa attraverso i principali portali web in versioni più popolari.

Il sondaggio è stato condotto dal 22 agosto al 2 settembre di quest’anno su un totale di 8.015 persone che sono state intervistate per il 70 per cento online e il resto scelti a caso per completare i questionari di persona.

Fino ad ora rimane poco chiaro se la pubblicazione del rapporto fosse intesa in combinazione con una qualche più ampia spinta politica.
Yang ritiene che sia improbabile, ha affermato: «Questo è un riflesso di intellettuali cinesi interessati, preoccupati per gli attuali problemi sociali».

Cheng Xiaonong ha suggerito che, adesso che il leader del Partito Xi Jinping ha fatto progressi con la sua campagna anticorruzione, ha «riacquistato la fiducia per andare avanti».

«In Cina quasi tutti sanno che la base morale del governo del Partito Comunista è crollata, per cui il regime vuole ricostruire la moralità – anche se è impossibile».

Cheng ha aggiunto: «Credo che sia per questo che vogliono un sondaggio, così dopo potrebbero tentare di avviare una campagna di educazione politica, di ideologia politica, di lealtà politica e bla bla bla»

Fonte,Epoch Times, http://www.epochtimes.it/news/sondaggio-statale-raffigura-la-disgregazione-sociale-della-cina—127101

Articolo in inglese (english version),click here: State-Run Paper Describes China’s Social Breakdown

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.