Solidarietà a Liu Xiaobo

Nel sito dell’ICT (International Campaign for Tibet) sono state pubblicate delle considerazioni piuttosto severe sull’Unione Europea, che – secondo ICT – non è stata poi così compatta nell’esprimere la sua solidarietà a Liu Xiaobo e nel chiedere con fermezza la sua liberazione.

Probabilmente il giudizio di ICT è troppo severo. I rappresentati di tutti gli Stati dell’UE sono andati ad Oslo e questo ha un valore maggiore della semplice presenza di un rappresentante delle istituzioni dell’Unione. Forse però ritengono che in USA le manifestazioni di solidarietà siano state più evidenti.

Per esempio viene riportato dal sito suddetto che il 10 dicembre a New York, davanti al Palazzo di Vetro dell’ONU,c’è stata una celebrazione molto partecipata, a favore del Nobel.

“E’ più pericoloso arginare la libertà di parola del popolo che cercare di contenere l’impeto di un fiume…Le mura della prigione, per quanto alte, non possono contenere la libertà di espressione…. Un regime non si può legittimare sopprimendo il pluralismo politico, né può pretendere di mantenere stabilità e una pace duratura criminalizzando la libertà di parola” In onore di Liu Xiaobo, queste ed altre citazioni dai suoi scritti sono risuonate durante la manifestazione che si è svolta – per esempio – il 10 dicembre, per celebrare la “vittoria della verità”. Ad essa  hanno partecipato Cinesi, Tibetani, e diverse organizzazioni per i diritti umani. Tra gli altri hanno preso la parola l’attore Richard Gere (nella foto), Tenzin Dorjee, direttore esecutivo di “Students for free Tibet”e Sharon Hom, direttore esecutivo di Human Rights in China.

L’intero articolo in inglese si può leggere qui

Poco tempo prima , il Congresso degli Stati Uniti aveva votato una Risoluzione (passata con 401 voti a favore e 1 contrario), con la quale i rappresentanti del popolo americano si congratulavano con Xiaobo per l’assegnazione del premio e si dichiaravano con lui solidali.

Il testo della risoluzione si può leggere sul sito “Save the Tibet” cliccando qui.

Evidentemente per ICT manifestazioni così forti e chiare nell’ambito delle Istituzioni dell’UE non ci sono state. Non è un mistero, però, che l’Unione Europea è politicamente molto meno “unita” di quanto dica la sua denominazione. In molte circostanze, ad esempio, non è stata in grado di esprimere una politica estera comune (tra le più eclatanti ci sovviene immediatamente la crisi del Kosovo, la guerra in Iraq o le questioni relative all’immigrazione). Riteniamo, invece, che nei confronti della Cina ci sia un comune atteggiamento di vaga sudditanza: sia l’Europa che gli Stati Uniti, quando è al dunque, di fronte ai rapporti commerciali e alla convenienza economica, lasciano scivolare in secondo piano le questioni morali (i diritti dell’uomo) e sociali (i diritti dei lavoratori).

Sta a noi cittadini usare gli strumenti che ci fornisce la democrazia, la libertà di espressione, la libertà  di pensiero, per “fare” opinione pubblica, per pressare – per quanto ci è possibile – i media e i nostri rappresentanti politici e sindacali, affinché il carcere, le torture e perfino la morte di milioni di innocenti, come Xiaobo, non risultino vani.

FRP

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