Sichuan, un anno dopo: censura ed elogi per la ricostruzione

La data del 12 maggio è fissata sui calendari di tutta la Cina. L’anno scorso alle 14.28 di quel giorno il terremoto più violento degli ultimi 30 anni scosse una delle regioni più popolate e dove lo sviluppo procede più a rilento del Paese, lasciando decine di migliaia di persone sotto le macerie e ancor di più senza tetto. Oggi, allo scadere di 12 mesi la nazione si prepara a ricordare l’evento fra celebrazioni e lodi del governo, mentre gli insoddisfatti sono messi a tacere con minacce e arresti. Nelle zone più colpite, a Beichuan e Wenchuan, nella provincia del Sichuan, la ricostruzione procede a pieno ritmo, secondo la stampa locale. A Beichuan, il governo del posto ammette di stare conducendo i lavori con la massima responsabilità possibile: per le nuove scuole si stanno spendendo fra i 2.000 e i 3.000 yuan (200-300 euro circa) a metro quadro, ossia cinque volte più di quanto erano costate le vecchie costruzioni. Gli edifici scolastici sono stati, in effetti, i più colpiti dagli effetti del sisma di un anno fa. In tutta la regione 7.000 scuole sono crollate seppellendo fra i 7.000 e gli 8.000 studenti sotto le macerie, secondo fonti non ufficiali di volontari impegnati a compilare liste di nomi. Molti cadaveri, che non sono mai stati riconosciuti o riportati alla luce, sono ancora pianti da genitori che nelle ultime settimane hanno di nuovo inscenato proteste per chiedere i risultati di test del Dna realizzati l’anno scorso. Questa settimana l’Amministrazione per la Certificazione ha annunciato che nei prossimi giorni partiranno le ispezioni per verificare lo stato delle nuove costruzioni e il livello di qualità degli edifici in cui le famiglie iniziano a traslocare lentamente abbandonando le tendopoli. Nuove città ed aree residenziali rurali vengono edificate in siti individuati come geologicamente più stabili, secondo la stampa cinese, lasciando i cumuli di macerie e i segni del sisma come vestigia dedicate al turismo. Secondo i piani delle autorità locali, infatti, l’industria del turismo avrà il compito di trainare la ripresa economica di una zona fortemente agricola, segnata dall’abbandono delle campagne da una forza lavoro in migrazione. Il 15 aprile la regione del Sichuan ha approvato un piano per fare della città di Beichuan, che da sola ha registrato 10.000 vittime fra le 80.000 totali della regione, il centro del turismo “da terremoto”. Quest’anno inizieranno ad essere costruite infrastrutture, fra cui un museo, dall’anno prossimo saranno promossi i viaggi e “attrazioni per turisti stranieri”, e dal 2016 la città dovrà essere la meta principale di viaggi a tema. Non tutti, però, condividono l’entusiasmo del governo per progetti che toccano marginalmente le questioni di interesse più pressante. Come ammesso dal vice direttore dell’Ufficio per gli Affari Civili del Sichuan, Chen Kefu, soltanto 12 dei 623 bambini ufficialmente elencati come orfani sono stati ad oggi adottati. Non esiste ancora un elenco dei nomi delle vittime, e neppure il conteggio ufficiale dei deceduti è stato fissato, il tutto essendo nascosto sotto la veste del “segreto di stato”. Chiunque osi condurre indagini o ricerche individuali ha ricevuto nelle ultime settimane la pressione dei governi locali. Tang Zuoren, l’intellettuale che ha lanciato un progetto di investigazione delle costruzioni di “tofu” (edifici crollati a causa di difetti di costruzione), è in prigione. I volontari intenti a compilare una lista dei nomi degli studenti periti per il crollo delle scuole sono costantemente ostacolati dalle forze dell’ordine. Un’ufficiale dell’Ufficio di Propaganda di Beichuan, Feng Xiang di 33 anni, si è tolto la vita la settimana scorsa dopo aver perso il figlio di 8 anni nel crollo della scuola un anno fa. Da allora il cadavere del bambino non è mai stato trovato e l’uomo, costretto a condurre indagini ogni giorno nella zona, non ha retto alla pressione della politica del silenzio. Per prevenire azioni del genere e la diffusione di notizie riguardo al malcontento, le autorità hanno aumentato i controlli nella zona e organizzato al massimo il lavoro dei giornalisti.

fonte: APCom, 3 maggio 2009

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