Shenzhen, poliziotto condannato a 14 anni per il suo impegno democratico

La dissidenza nei confronti del regime cinese inizia a circolare anche nelle forze dell’ordine, deputate a mantenere con la violenza l’ordine stabilito dal Partito comunista. Una corte di Luohu ha infatti condannato un poliziotto di Shenzhen a 14 anni di reclusione per “appropriazione indebita” e “interferenza negli affari di Stato”. L’uomo, Wang Dengchao, 38 anni, voleva partecipare a una manifestazione a favore delle riforme democratiche in Cina. L’arresto è avvenuto nel marzo del 2012. Il poliziotto aveva già iniziato a frequentare gruppi e siti pro-democrazia, ma la grande marcia nel parco centrale di Shenzhen doveva avvenire 2 giorni dopo il suo arresto. Subito dopo il fermo, egli ha subito la detenzione arbitraria, ovvero 8 mesi di carcere decisi direttamente dalle autorità di polizia senza un passaggio davanti al giudice. Il 26 novembre scorso la corte lo ha condannato alla pena definitva. Laureato all’università, Wang lavorava da anni nell’ambito del forum democratico. Il suo arresto e la sua durissima condanna, spiegano diversi analisti, sono segnali importanti: da una parte c’è la conferma che anche fra le forze dell’ordine vi è una diffusa insofferenza nei confronti della repressione sempre più stringente del regime; dall’altra c’è la paura del regime stesso, che cerca di spezzare con ogni mezzo rapido e violento ogni accenno di dissidenza soprattutto dentro polizia ed esercito. Sia il presidente uscente Hu Jintao che il suo successore Xi Jinping – che in marzo prenderà in forma ufficiale le deleghe di Segretario del Partito, presidente del Paese e capo delle forze armate – hanno dedicato le parole più decise nei confronti proprio delle forze di sicurezza “unico argine per frenare le forze che vogliono distruggere la Cina”.

Fonte: Asia News, 3 gennaio 2013

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