- Arcipelago Laogai - https://www.laogai.it -

Shanxi, rischiano di morire di fame e di sete i 153 minatori intrappolati

Non si è ancora stabilito un contatto con i 153 minatori intrappolati da 2 giorni nella miniera statale di carbone Wangjialing a Xiangning (Shanxi). Circa 1.000 persone lavorano a rotazione senza sosta per drenare l’acqua, che la sera del 28 marzo ha invaso le gallerie, e liberare i compagni, anche se manca qualsiasi certezza che ci sia qualcuno ancora vivo, ma le gallerie si estendono per chilometri e si prevede ci vogliano giorni.

Liu Dezheng, capo ingegnere dell’Ufficio per la Sicurezza sul lavoro nello Shanxi, conferma al quotidiano South China Morning Post che “siamo molto preoccupati, perché la loro situazione è ancora sconosciuta”. Pare che l’inondazione sia avvenuta quando i minatori hanno iniziato a scavare in un dedalo di vecchie gallerie abbandonate.

Secondo i dati ufficiali erano al lavoro sottoterra 261 minatori e solo 108 sono riusciti a fuggire o sono stati poi recuperati. La televisione ha detto che gli altri sono intrappolati in 9 posti diversi, isolati da 140mila metri cubi d’acqua, rischiano di morire soffocati o di fame e si teme che nelle gallerie ci siano dispersioni di gas che potrebbe avvelenare i superstiti o causare un’esplosione. Molti di loro sono migranti provenienti dalle povere regioni rurali, come Shanxi, Hebei, Hunan e Guizhou.

Una lunga fila di parenti dei dispersi, tra cui molte donne con bambini piccoli, attende davanti agli uffici della miniera, sperando di ricevere notizie. Ci sono stati momenti di tensione e slogan di protesta solo quando la polizia ha cercato di allontanarli dagli uffici.

Il minatore Li Jianhong racconta che subito dopo il disastro ha ricevuto una telefonata da alcuni dei minatori intrappolati, “ma poi non ci sono stati altri contatti”.

Esperti mettono sotto accusa la direzione della miniera e osservano che molte miniere hanno chilometri di vecchie gallerie abbandonate, scavate anni fa e che è pericoloso sfruttare di nuovo.

La Cina ha il triste primato delle morti per  incidenti in miniera, anche se i dati ufficiali parlano di “solo” 2.631 morti nel 2009 (una media di 7 al giorno) rispetto ai 6.995 del 2002. Ma analisti ritengono i dati non attendibili e dicono che molti decessi sono nascosti. Da anni Pechino ha lanciato ripetute campagne per rendere le miniere sicure e ha chiuso molte piccole miniere dove i proprietari costringevano a lavorare in assenza di elementari misure di sicurezza. Ma continuano ad accadere incidenti gravi che coinvolgono centinaia di minatori, anche in miniere di proprietà statale come questa, presentata sul sito web locale come impianto modello per sicurezza ed efficienza, che produce 6 milioni di tonnellate di carbone l’anno. Il carbone fornisce circa il 70% dell’energia del Paese e occorre estrarne quantità sempre maggiori.

A marzo 31 minatori sono rimasti intrappolati nell’inondazione in una miniera della Mongolia Interna: le ricerche sono state abbandonate dopo 2 settimane. Altri 25 sono morti in un’esplosione in una miniera di carbone dell’Henan. A novembre 108 minatori sono morti per un’esplosione in una miniera di carbone di proprietà statale nel settentrionale Heilongjiang.

Fonte: AsiaNews, 30 marzo 2010