Shandong: “Ho sopportato quattro anni di carcere per aver invitato alcune persone ad assistere a un processo”

Il 24 luglio 2012 la signora Li Li e suo marito sono stati arrestati per aver invitato delle persone ad assistere all’udienza del praticante del Falun Gong Wang Guangwei. Li Li è stata condannata a quattro anni di carcere. Suo marito Wang Huanzhong è stato sottoposto a un anno di lavori forzati.

La signora Li Li è stata più volte perseguitata per il suo credo da Jiang Zemin, ex capo del Partito Comunista Cinese (PCC), che nel luglio 1999 ha iniziato a perseguitare i praticanti del Falun Gong. È stata detenuta in un ospedale psichiatrico per 123 giorni, sottoposta due volte a lavori forzati e condannata per due volte a quattro anni di pena detentiva.

Durante i suoi arresti ha subito torture disumane tra cui percosse, privazione del sonno, alimentazione forzata, è stata appesa all’insù e sottoposta a iniezioni di droghe sconosciute. La sua storia è stata segnalata in altri articoli di Minghui.org.

Di seguito la signora Li Li racconta la sua seconda detenzione, dal 2012 al 2016:

Il mio nome è Li Li. Sono una praticante del Falun Gong di Pingdu, provincia dello Shandong. Sono stata arrestata con mio marito Wang Huanzhong il 24 luglio 2012 dalla polizia della stazione di Taishanlu, per aver distribuito alla gente inviti per assistere all’udienza del signor Wang Guangwei.

La polizia non ha mostrato il distintivo quando ci ha arrestato. Un agente di nome Liu Jie mi ha picchiata e ha cercato di inviarmi al centro di detenzione di Dashan, ma le autorità si sono rifiutate di accogliermi. Sono stata poi condotta all’Ufficio 610 (*) della città di Qingdao e lì detenuta per venti giorni, poi inviata al centro di detenzione di Qingdao.

1. Sofferenza nel centro di detenzione di Qingdao

Al centro di detenzione di Qingdao mi sono rifiutata di indossare l’uniforme da prigioniera poiché non avevo fatto nulla che giustificasse la detenzione, così Zhuang Lijuan capo del centro di detenzione ha istigato i detenuti a picchiarmi. Mi tenevano ammanettata e incatenata anche quando andavo in bagno.

Illustrazione della tortura: ammanettata e incatenata

Le guardie portavano riviste e libri pornografici nella cella affinché durante la pausa i detenuti potessero leggerli. Di notte diversi detenuti hanno levato i pantaloni ad un detenuto e hanno strofinato sapone o crema sulle sue parti intime. Alcuni l’hanno fatto sul mio letto e anche contro la mia gamba. Le guardie hanno sostenuto che serviva per “alleviare lo stress”.

Se parlavo loro riguardo al comportamento malvagio del PCC, mi picchiavano brutalmente anche fino a farmi sanguinare la bocca.

2. Sofferenza nel carcere femminile della provincia dello Shandong

Successivamente sono stata inviata al carcere femminile nella città di Jinan, provincia dello Shandong. Mi è stato prelevato un campione di sangue contro la mia volontà e sono stata sottoposta a un esame fisico.

Sono stata detenuta in una cella d’isolamento e picchiata per 131 giorni, i detenuti mi portavano in bagno dove non c’erano telecamere e mi prendevano a calci e mi calpestavano. Mi picchiavano in viso e in testa con le loro scarpe, mi tiravano le braccia in avanti e verso l’alto più che potevano, causandomi molto dolore.

La mia bocca spesso era gonfia perché quando mi picchiavano la riempivano con tre stracci sporchi che avevano usato per lavarsi i piedi. Una volta sono quasi morta soffocata, dopo che mi hanno sigillato le narici. Dopo avermi picchiata, mi legavano le mani dietro la schiena.

Una volta diversi detenuti mi hanno tenuta a terra costringendomi a stendere le gambe, poi ci camminavano sopra ferendole. Oltre ad aprirmi l’occhio sinistro e spingere i miei capelli sul bulbo oculare, hanno anche cercato di cavarmene uno. Non sono riuscita a vedere per un lungo periodo perché i miei occhi erano stati coperti con una gomma e non riuscivo ad aprirli.

Illustrazione della tortura: calpestare le gambe di una praticante

Non mi era permesso di lavarmi ne acquistare la carta igienica e dovevo usare un calzino per pulirmi quando andavo in bagno.

Sono stata costretta ad ascoltare programmi che diffamavano il Falun Gong, venivo rimproverata ed insultata tutti i giorni, spesso il mio pasto veniva messo sul pavimento e preso a calci fino a quando gli altri detenuti avevano finito di consumare il loro. Poi mi veniva permesso di prendere il mio cibo dal pavimento e di mangiarlo.

Hanno cercato di distruggere la mia famiglia dicendo a mio marito che volevo divorziare perché aveva rinunciato al Falun Gong e mi dicevano che mio marito voleva divorziare perché persistevo nel voler praticare il Falun Gong.

Hanno messo alcune droghe sconosciute nei miei pasti per molto tempo e ciò mi ha resa incapace di mangiare correttamente per più di un anno. Una volta per un mese intero ho mangiato soltanto un pezzo di pesce e ho bevuto un po’ d’acqua nel bagno, altrimenti mangiavo uno o due pani al vapore al giorno o addirittura nulla. Vomitavo sangue e mi si gonfiavano le gambe quando mangiavo quei pasti contaminati.

Dopo tre mesi di prigione, due terzi dei miei capelli sono diventati bianchi. Dopo quattro anni di persecuzione in prigione dimostravo cinquanta o sessanta anni.

Dopo il rilascio ho iniziato nuovamente a praticare con regolarità gli esercizi del Falun Gong e un mese dopo il gonfiore alle gambe era sparito, il mio peso è aumentato e mi sentivo quasi normale, tranne per il colore dei miei capelli.

(*)GLOSSARIO

Clearharmony,16 gennaio 2017

English version, Minghui:

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