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Sfruttamento animali Cina: Prima legge per la loro tutela

L’idea di protezione degli animali inizia a farsi strada anche in Cina

Di fronte alle continue notizie di animali scuoiati vivi, di sterminio di randagi, degli orsi sfruttati fino alla morte per la bile, e alle decine di altre che ci arrivano ogni giorno dalla Cina questa puo’ sembrare una piccola, irrilevante notiziola che non merita piu’ di un’alzata di spalle.

Parliamo di quella riportata dal quotidiano inglese The Guardian relativa alla stesura della prima legge protezionistica di quel paese. Siamo ancora allo stato di uno studio portato avanti da un gruppo di legali coordinati da un professore di giurisprudenza e assistiti da esperti della RSPCA (la Società Reale per la Prevenzione delle Crudeltà sugli Animali).

Questa bozza di legge, che dovrebbe essere sottoposta ai governanti cinesi entro la fine di quest’anno, conterrebbe indirizzi per programmi di sterilizzazione e impianto di microchip, vaccinazioni e controllo delle zoonosi in modo “civile”, ma il focus dovrebbe essere comunque quello di prevenire il maltrattamento degli animali.

Attualmente in Cina non e’ previsto alcun tipo di sanzione per atti di crudelta’ e uccisione di animali domestici: solo le specie “in pericolo di estinzione” godono di qualche forma di protezione. Cani, gatti e gli altri animali “da cibo”, no. Animali bruciati vivi, bastonati a morte, non sono opera di pazzi o di criminali, ma sono i metodi che spesso le stesse autorita’ locali prevedono o accettano per la “lotta al randagismo” o per pretese misure sanitarie di contenimento di qualche malattia.

E’ di questi giorni la notizia dell’uccisione di 22.000 cani nella provincia di Shaanxi dopo che si sono registrati 8 casi di rabbia, su questo stesso sito e’ stata riportata la notizia dell’ingiunzione, da parte di un’altra municipalita’, di tenere un solo cane e “liberarsi” degli altri.

Se questa proposta venisse approvata, questi massacri, che oggi sono “legali”, non potrebbero piu’ succedere perche’ il maltrattamento di animali verrebbe punito anche con la prigione.

Il professor Chang Jiwen, dell’Accademia Cinese per le Scienze Sociali afferma che “In Cina comincia a farsi strada la consapevolezza dell’importanza del concetto di benessere animale perche’ questo ha implicazioni nell’economia e nel commercio oltre che sul piano religioso ed etico”. Sulle prospettive, molto relaisticamente aggiunge: “il futuro e’ luminoso, ma la strada per arrivarci e’ tortuosa”.

Affermare che, se mai esistera’, questa legge rappresenti una vittoria dei movimenti animalisti cinesi (che esistono) e il risultato concreto di tante proteste e boicottaggi da ogni parte del mondo, puo’ suonare trionfalistico. E in effetti, di fronte alla situazione tragica degli animali in quel paese, sarebbe fuori luogo.

Altrettanto sbagliato sarebbe pero’ sottovalutare questi timidi passi nella direzione giusta, non cogliere il segno della crescita, o del sorgere, di una cultura di rispetto verso gli animali.

Di fronte alle notizie dalla Cina, ma anche di fronte a quelle di casa nostra, tante volte si e’ tentati dal farsi prendere dallo scoramento, dal pensare che questo scenario di crudelta’ sia immutabile. Non e’ cosi’, e il pensarlo e’ il peggior danno che possiamo fare agli animali.

Fonte: The Guardian, China plans first animal welfare law [1], 16 giugno 2009