Sesto Fiorentino, rivolta della comunità cinese. Proteste davanti al Palazzo di Giustizia

I carabinieri hanno eseguito due arresti di altrettanti cinesi accusati di resistenza a pubblico ufficiale mercoledì 29 durante i tafferugli a Sesto Fiorentino. Si tratta del titolare dell’impresa controllata che avrebbe tentato di impedire l’ispezione e di un altro connazionale, che dopo i primi disordini nel capannone, avrebbe cercare di impedire l’uscita di mezzi e ambulanze bloccando il cancello e aprendo il portellone di una delle ambulanze. Proseguono intanto gli accertamenti anche da parte della digos per ricostruire la dinamica dei disordini e le eventuali responsabilità dei singoli manifestanti.

Un gruppo di manifestanti cinesi intanto, meno di un centinaio, si sono riuniti davanti al palazzo di giustizia a Firenze dov’era in corso il processo per direttissima per due connazionali arrestati durante i tafferugli avvenuti a Sesto Fiorentino. I cinesi, da stamani, giovedì 30 giugno, si sono prima radunati all’interno del palazzo di giustizia fuori dall’aula dove si doveva tenere la direttissima, poi la maggioranza è uscita fuori dal tribunale dando vita ad un presidio nel corso del quale hanno issato uno striscione con le loro firme e la scritta “La legge è uguale per tutti, vogliamo giustizia”.

Il giudice ha convalidato l’arresto dei due cinesi arrestati ieri durante i tafferugli a Sesto Fiorentino. Nei loro confronti confronti è stato disposto l’obbligo di  firma per i reati di resistenza e lesione a pubblico ufficiale. La data del processo è stata fissata per il prossimo 26 luglio. I due arrestati sono il proprietario dell’azienda controllata e un suo connazionale che ha chiuso il cancello impedendo ai mezzi di soccorso di passare.

I manifestanti cinesi intendono chiedere al console a Firenze di poter organizzare un corteo di protesta per domenica prossima. E’ quanto si apprende davanti al consolato dove un gruppo che prima protestava al tribunale si è successivamente spostato. “Invece di arrestare chi ruba, la polizia controlla chi lavora”, dice uno di loro, tra i pochi a parlare in italiano, rivolto ai cronisti.

La situazione a Sesto Fiorentino era tornata alla normalità dopo le due della notte scorsa. I cinesi che hanno dato vita ad una rivolta a cui sono seguiti tafferugli sono stati dispersi dalla polizia e altri si sono allontanati da soli nelle vie limitrofe a piazza Marconi. Dopo l’ultima carica sono rimasti contusi in modo lieve due poliziotti e un carabiniere. Feriti, tutti lievi, anche tra i manifestanti. La protesta era cominciata verso le 18 di mercoledì sera con i primi tafferugli tra agenti e alcune decine di cinesi ed ha poi assunto toni concitati con il passare delle ore.

LE REAZIONI

Il presidente Enrico Rossi. “Un controllo della Asl in un’azienda cinese a Sesto Fiorentino provoca una rivolta e scontri con le forze dell’ordine. Sia chiaro: il progetto della Regione Toscana per la sicurezza sul lavoro andrà avanti”. Lo afferma il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi su Facebook, dopo la rivolta dei cinesi, di mercoledì 29, contro i controlli nelle loro fabbriche previsti da un apposito piano regionale per garantire sicurezza e legalità. “Nè per la sicurezza, nè per l’ambiente, nè per le tasse devono essere consentite aree di illegalità – aggiunge Rossi -. Eguali nei diritti e nei doveri. Chi ha sbagliato dovrà pagare”.

Il consigliere comunale Aldo Milone. “Gli scontri tra Forze di Poliza e comunità cinese, avvenuti a Sesto Fiorentino a seguito di un controllo in un capannone a conduzione cinese – ha commentato Aldo Milone, capogruppo di Prato libera e sicura – , rischiano di diventare virali tanto da potersi verificare anche a Prato. Sappiamo benissimo come la comunità orientale è molto compatta in determinate situazioni, un esempio ci viene dalla manifestazione organizzata nel febbraio scorso con cui chiedeva maggiore sicurezza a seguito di tanti scippi che subivano i cinesi. I circa 2.000 partecipanti a quella manifestazione erano, per la maggior parte, provenienti da altre città e comuni limitrofi. Così sembra che sia stato così anche per quanto si è verificato a Sesto Fiorentino, secondo quanto avrebbe asserito un rappresentante dell’associazione Cervo Bianco, organizzatrice tra l’altro della citata manifestazione”.

“Il mio timore è anche un altro – prosegue Aldo Milone  – Questi scontri possono rappresentare un segnale per il Governo Italiano da parte delle autorità cinesi per chiedere un rallentamento nei controlli. Per quanto concerne la dinamica degli incidenti, sono assolutamente convinto che la scintilla che ha provocato gli scontri sia stata accesa dalla comunità cinese anche perché le Forze di Poliza in questo tipo di attività, oltre ad avere una funzione di supporto, procedono solo all’identificazione delle persone presenti e della loro regolarità per quanto riguarda il permesso di soggiorno. Poi mi suona strano che l’associazione Cervo Bianco, quando deve chiedere sicurezza e legalità alle nostre forze di polizia, è pronta ad organizzare manifestazioni così come è altrettanta solerte nel non voler rispettare le nostre leggi tanto da scontrarsi con polizia e carabinieri. Per adesso noto un silenzio assordante del presidente della Regione Rossi in merito a questo episodio nonostante si sia verificato a seguito di un controllo dei suoi ispettori dell’Asl”.

Il sindaco di Sesto Fiorentino. “Quanto accaduto questa notte all’Osmannoro desta grandissima preoccupazione. Incontrerò a breve il Prefetto e intendo vedermi al più presto col Console cinese per capire come superare, attraverso una leale collaborazione, questo momento di difficoltà e ricostruire un rapporto di fiducia tra la comunità cinese, le forze dell’ordine, le istituzioni. Su un punto, però, è necessario essere chiari: sul rispetto delle regole e della legalità, specie nei luoghi di lavoro, siamo e saremo irremovibili”.

Lo afferma il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi commentando gli scontri avvenuti all’Osmannoro. Informato su quanto stava accadendo fin dall’inizio delle tensioni, il sindaco si è recato sul posto insieme al vicesindaco Damiano Sforzi intorno alle 21 e lì è rimasto fino a quando le forze dell’ordine non hanno disperso la folla.

“I fatti di questa notte sono avvenuti in una realtà difficile, nella quale i controlli devono essere effettuati come in qualsiasi altra realtà produttiva, a tutela della salute e del lavoro – dice ancora il sindaco – Le autorità competenti dovranno accertare come sono andate le cose. Colpisce, però, il modo in cui è esploso tutto il disagio e il malcontento di un’intera comunità, fatto, questo, che merita un approfondimento e una grande attenzione da parte nostra”.

Don Momigli, parroco di San Donnino. “Non ci si può limitare a leggere solo le dinamiche dell’accaduto, quanto è successo va collocato in un contesto complesso. Ci sono una serie di concause legate alla vita interna della comunità cinese, al cambiamento generazionale e dei rapporti all’interno della stessa comunità”.
Don Giovanni Momigli, fautore del dialogo con la comunità cinese e fino a poco tempo fa alla guida della parrocchia di San Donnino, Comune della cintura fiorentina con un gran numero di cinesi residenti, interpellato sulla rivolta avvenuta a Sesto Fiorentino, invita a puntare l’attenzione sui cambiamenti che ci sono stati nel tempo nella comunità cinese fiorentina e pratese e chiede di non abbassare la guardia sulla necessità di una “reale integrazione”.

“I controlli sono indispensabili e importanti ma è necessario anche capire quali sono stati i cambiamenti intercorsi nella comunità cinese, fino a venti anni fa gli immigrati erano silenziosi, oggi chi protestava parlava l’italiano”, fa notare don Momigli. Ad avviso del sacerdote, “è ancora lunga la strada della reale integrazione” ed è necessario “saper capire”  come nel tempo si è trasformata la comunità, perchè  – sottolinea – “i cinesi si sono moltiplicati e sono diventati più articolati e meno identificabili in un solo corpo”. Per loro “c’è la necessità di stare insieme ma la solidarietà è zero”, aggiunge don Momigli che si chiede ancora: “Chi ci dice che qualcuno abbia avuto interesse a far nascere una cosa così?”.

Nardella, sindaco di Firenze. “Quello che abbiamo visto a Sesto Fiorentino è davvero preoccupante. Non sono ammissibili zone franche dove lo stato di diritto non viene rispettato e non viene fatto rispettare perchè se noi non garantiamo, aiutando le forze dell’ordine, e lavorando ad un modello di convivenza, la legalità, allora non c’è spazio per l’integrazione”. Lo ha detto il sindaco di Firenze e coordinatore delle città metropolitane Dario Nardella, in merito alla rivolta di cinesi avvenuta ieri notte a Sesto Fiorentino.
“Non sta a me indagare sulle motivazioni che hanno un rilievo penale però come tutti voi – ha detto ancora rivolto ai cronisti – prendo atto di un fenomeno nuovo che ha visto una protesta organizzata, almeno stando alla prima impressione, e soprattutto che è stata aggressiva nei confronti delle forze dell’ordine”.
Quanto accaduto a Sesto Fiorentino, ha proseguito, “non può essere derubricato come un fatto ordinario ma richiederà l’impegno delle istituzioni locali e delle forze dell’ordine perchè non vi siano zone franche dove la legalità, la legge non viene applicata. Questo non è ammissibile e vale per qualunque realtà diciamo urbana e metropolitana. Io sono pronto a lavorare per l’integrazione, per l’incontro, per modelli sociali sostenibili ma bisogna chiarirsi sul fatto che siamo tutti sottoposti alla legge. Questo vale per i cittadini e per chi fa impresa”.

Lega Nord. “Quanto successo all’Osmannoro assolutamente inaccettabile e merita un’attenta riflessione da parte delle istituzioni. La vera e propria sommossa, messa in atto da parte di un nutrito gruppo di cinesi, che  scoppiata nell’area industriale testimonia quanto il tema della sicurezza debba essere affrontato con la massima determinazione e tempestivit”. Lo afferma il consigliere regionale della Lega Nord Jacopo Alberti. “Non , infatti, ammissibile – aggiunge in una nota – che dipendenti dell’Asl e forze dell’ordine, vengano sottoposti proditoriamente ad un attacco sconsiderato da parte di persone, le cui attivit commerciali, com’ giusto che sia, venivano regolarmente controllate”. Alberti ricorda che Claudio Borghi, consigliere leghista e portavoce dell’opposizione nell’Assemblea toscana, ha presentato “un’apposita interrogazione alla Giunta regionale, col chiaro scopo di analizzare compiutamente la reale situazione di quell’area che, anche a fronte dei recenti fatti, deve essere attentamente e continuamente monitorata”. Il capogruppo del Carroccio, e segretario regionale del partito Manuel Vescovi, sottolinea che “proprio per presidiare il predetto territorio, apriremo prossimamente la nostra nuova sede regionale all’Osmannoro”.

I sindacati Cisl e Cgil. “Bisogna combattere il lavoro nero e lo sfruttamento dei lavoratori, facendo rispettare le norme sulla sicurezza e la salute in ogni luogo di lavoro. Questo vale per le imprese italiane e vale anche per la comunità cinese”. Così la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, e il segretario generale della Cisl Toscana, Riccardo Cerza, commentano gli scontri avvenuti questa notte tra le forze dell’ordine e un gruppo di cittadini cinesi a Sesto Fiorentino. “Quello che è avvenuto a Sesto Fiorentino è un fatto grave, di fronte al quale bisogna intensificare ogni sforzo per garantire la legalità, dentro e fuori i capannoni, cercando sempre e fino in fondo il dialogo con la comunità cinese, ma senza consentire zone franche sul nostro territorio in cui si lavora in condizioni di sfruttamento e insicurezza. I controlli nelle aziende – aggiungono – sono a garanzia del rispetto della legalità e della sicurezza sul territorio, contro il lavoro nero, lo sfruttamento e per condizioni occupazionali sicure e salubri. Quindi non vanno certo contro ma piuttosto a favore della comunità cinese. Tra l’altro questo piano straordinario di controlli è il frutto di un progetto richiesto e condiviso dal sindacato e da tutte le forze sociali, per prevenire le situazione drammatiche legate allo sfruttamento ed al lavoro nero. Non dobbiamo dimenticarci che tutto ha avuto origine dal drammatico rogo della ‘Teresa Mode’ al Macrolotto di Prato, dove 7 cittadini cinesi morirono di notte bruciati ed asfissiati dentro un capannone dove lavoravano e vivevano rinchiusi. Esprimiamo al contempo solidarietà agli uomini delle forze dell’ordine che sono stati bersagliati dal lancio di oggetti mentre stavano facendo il loro lavoro al servizio della legge”, concludono.

Fonte: Il Tirreno, 30 giu 16

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