Servi della Cina? No, grazie

L’America ormai non mira più al controllo del mondo perchè non se lo può permettere, anzi, rischia di diventare schiava della Cina. Se Pechino non compra il debito estero degli States, l’America è fregata.

La fine è cominciata: l’impero americano è in decadenza. A dimostrarlo sono le sue priorità: non c’è più un disegno strategico di lungo termine ma solo di breve periodo. Washington infatti non mira più al controllo del mondo perché non se lo può più permettere. Il suo obiettivo ormai è solo sopravvivere. La Cina è diventato il partner principale della Casa Bianca non per affinità elettive ma per forza economica: se Pechino non compra il debito estero degli States, l’America è fregata. Ma assecondare la Cina in cambio di soldi trasforma il gigante asiatico nel nuovo arbitro mondiale. In politica estera la sua espansione a suon di investimenti sta già condizionando le scelte di tutti i paesi occidentali e del terzo mondo. E li sta rendendo tutti suoi complici, alleati per forza, sudditi o nemici. La sua politica monetaria di sottovalutazione dello yuan, di sfruttamento della manodopera, di produzione a basso costo e di esportazione manifatturiera a prezzi stracciati sta mettendo in crisi i sistemi industriali non solo occidentali ma anche dell’Asia Centrale, del Medio Oriente, dell’Africa Nera e Magrebina, del Sud America. Trattare con Pechino è diventato necessario perché la logica della Repubblica Popolare Cinese è quella di espandersi all’infinito, depredare tutte le economie del pianeta e mettere il bottino in circolazione in Cina per crearsi un mercato interno che renda il paese non più dipendente dalle esportazioni. Più il resto del mondo è messo in ginocchio più la Cina progredisce. Alla fine della partita chi sopravvivrà avrà il controllo del pianeta. Costi quel che costi. E la giostra della storia ripartirà a parti invertite. E’ infatti il ciclo di tutti gli imperi capitalistici e mercantili che contano sull’esportazione di prodotti a basso costo realizzati con sistemi industriali. Prima quello inglese della rivoluzione industriale, poi quello americano della guerra fredda, adesso quello cinese.

Una volta che Pechino avrà portato a termine il suo piano tutti i paesi del pianeta impoveriti (compresi quelli occidentali) e con una ormai ridotta industria manifatturiera dovranno ripartire da zero. I nuovi ricchi saranno i cinesi così come lo sono stati fino a 10 anni fa gli occidentali. E’ alla Cina imborghesita che si venderanno prodotti a basso costo per le masse e di lusso per le elite sfruttando le proprie manodopera e svendendo i propri talenti (è quello che sta succedendo già da 10 anni sempre e proprio anche in occidente). La Cina a quel punto valuterà se le conviene importarli o caricarli di dazi, tanto tutti gli altri paesi non potranno opporsi. E se dimostrerà di avere appreso la lezione della storia contemporanea americana ed europea (cioè gli ultimi 10 anni di nuovo) non farà come hanno fatto gli occidentali, che si sono costretti alla decadenza. Non si aprirà cioè affatto e farà in modo di evitare un’eccessiva espansione di tutte le altre economie mondiali in modo da poterle dominare. E’ quello che hanno fatto fino alla fine del XX secolo le democrazie occidentali per assicurarsi un predominio globale. Perso proprio per avere aperto le loro economie al mondo con una logica commerciale e democratica invece che imperiale e strategica. La differenza non da poco è che gli imperi occidentali avevano e hanno al loro interno capacità di critica e reazione alle peggiori nefandezze che le proprie ideologie potessero e possono proporre e gli strumenti culturali e etici per purificarsi e migliorare. La Cina fino adesso ha solo dimostrato di sapere essere un’enorme dittatura che ha capito che l’importante per perpetuarsi è fare felice il popolo con tutti i beni materiali possibili mentre lo domina e lo usa per i propri fini. Che a questo punto sono difficili da individuare visto che definirsi comunista è ormai una pura finzione linguistica. Ma non tutto è perduto ed essere servi della Cina non è l’unica opzione per il futuro.

Le nazioni democratiche infatti non potranno più contare sulla potenza dell’impero americano per assicurare la loro sopravvivenza. Ma in vista ci sono molte nazioni che potrebbero sostituire almeno in parte la perdita di potenza. L’India è la nazione democratica più grande del pianeta e con maggiore espansione economica. E il suo popolo è sempre più orientato verso uno stile di vita occidentale stando ai risultati delle ultime elezioni. In Sud America molte democrazie sono ormai socialdemocratiche a partire dal Brasile e dal Cile. L’Europa è (si spera) una democrazia ormai stabile che dopo il trattato di Lisbona può fare ulteriori sforzi per diventare autonoma militarmente dagli Stati Uniti e curare i propri interessi. L’importante però è che tutte le nazioni che condividono gli stessi valori si uniscano in una lega delle democrazie che faccia sentire la sua voce in campo politico, militare ed economico. Una lega che diventi un unico soggetto militare, commerciale e finanziario a livello globale. Un enorme mercato aperto ai suoi membri ma solo relativamente all’esterno. Chi vuole entrarci dovrà avere requisiti di democrazia, laicità e rispetto dei principi sindacali per farvi parte. Esattamente gli stessi requisiti che bisogna avere adesso per entrare nell’Unione Europea. Altrimenti si resterà fuori e chi non vi farà parte dovrà essere considerato un potenziale nemico. Cioè l’idea degli anni ’90 partorita in funzione militare dalla sinistra internazionalista americana del governo Clinton e recuperata dal candidato repubblicano John Mc Cain nelle ultime elezioni USA combinata con l’idea tutta europea dell’unione di nazioni sovrane in un unico mercato. L’alternativa? La fine delle democrazie occidentali. Peggio: l’asservimento alla più grande dittatura del mondo e ai suoi sgherri planetari.

Alessandro Luigi Perna

Fonte: Affari Italiani.it, 5 dicembre 2009

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