Sequestrato un mare di tessuti cinesi

Con quei rotoli di tessuto si possono coprire duemila campi da calcio. Per ora, però, non ci si copre niente perché la guardia di finanza li ha posti sotto sequestro in tre distinti magazzini del Macrolotto Due: quattordici milioni di metri quadrati, o detto altrimenti 125mila rotoli, 4 mila tonnellate di tessuto irregolare sequestrate in tre aziende cinesi. Si tratta di un sequestro amministrativo e per ora non ci sono contestazioni penali a carico dei titolari delle ditte, ma quel che rileva lo dice lo stesso colonnello Reolon, comandante provinciale delle Fiamme Gialle: «Questa operazione testimonia l’attenzione che stiamo rivolgendo ai principali importatori di tessuto dalla Cina. Adesso le indagini vanno avanti — continua Reolon, che ha presentato i risultati dell’operazione condotta dalla Compagnia guidata dal capitano Edoardo Marzocchi — e i tessuti saranno analizzato per verificarne la composizione e per accertare che non ci siano tracce di sostanze nocive». Un colpo da maestri, dunque, perché «bloccando questo tessuto irregolare alla fonte — continua Reolon — abbiamo anche evitato tutti i passi successivi: la lavorazione e dunque l’impiego di manodopera a nero, l’evasione fiscale, la produzione a costi ingiustamente inferiori che danneggia il mercato, la creazione di fondi neri grazie ai guadagni illeciti da esportare poi in maniera illegale». I finanzieri hanno prima indagato con discrezione sulle principali attività di import di tessuto dalla Cina, poi si sono presentati al Macrolotto Due per contestare il sequestro a quelle tre aziende accusate di violare le norme del settore. In particolare risultano non rispettate le norme sull’etichettatura: o non conforme o del tutto assente nell’indicazione della composizione. Nel primo caso, il riscontro tra le tabelle previste per legge circa la composizione e le sigle riconosciute ha evidenziato la completa irregolarità delle diciture utilizzate dagli importatori cinesi. Nel secondo caso, i dati riportati sulle bollette doganali acquisite dai finanzieri non erano idonei a compensare l’assenza di qualunque indicazione sui tessuti stessi che, in un secondo tempo, sarebbero stati etichettati in modo sicuramente viziato per l’acquirente del prodotto finale. Per tali ragioni tutta la merce ispezionata è stata sottoposta a sequestro amministrativo. Il sindaco Roberto Cenni ha inviato una lettera di ringraziamento al comandante della Finanza. «Un ulteriore colpo inferto — afferma il sindaco — a chi opera all’interno di quel sistema organizzato di illegalità». Nel messaggio, Cenni parla di «attività determinante per far emergere e riportare alla legalità il sistema del cosiddetto “distretto parallelo”, fondato proprio sul non rispetto delle regole e, in questo caso, sull’importazione di merci in violazione delle norme di sicurezza e composizione del prodotto». Il presidente della Provincia, Lamberto Gestri, ha inviato un telegramma al colonnello Reolon, complimentandosi con queste parole: «Si tratta di un intervento di grande rilievo nell’individuazione della rete dell’illegalità, va infatti a colpire direttamente i burattinai di un sistema che deve essere modificato. Operazioni come questa possono davvero contribuire a cambiare le cose e a promuovere nuovi scenari di legalità». Anche l’assessore Aldo Milone esprime il suo compiacimento per un’operazione «che colpisce al cuore l’economia illegale del distretto parallelo. Esprimo un grande e vivo apprezzamento». Poi Milone critica «il disinteresse verso le regole da parte di esponenti della comunità cinese, quando è proprio il rispetto delle leggi il primo passo per l’integrazione».

Luca Boldrini

Fonte: La Nazione, 22 febbraio 2011

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