Se la tigre mangia i figli

Se muoio, giuro che la colpa è della professoressa di matematica. Lasciate che gli agenti se la portino via”. Firmato Z., scolara di undici anni iscritta alle elementari di Funan, regione dell’Anhui. Quando i compagni hanno scoperto il messaggio sulla lavagna, era troppo tardi. Z. e la sua vicina di banco X. si erano già divise una bottiglia di pesticida. Due settimane in coma, stomaco e intestino bruciati, prima di essere riportate alla vita. Un miracolo, ma la Cina è sotto shock. La madre di Z. ha raccontato che, mentre era incosciente, la figlia ripeteva che doveva filare a fare i compiti, altrimenti l’insegnante l’avrebbe punita. Le due compagne hanno confermato. “Eravamo depresse. Non tenevamo il passo e i professori ci umiliavano. Non volevamo più vivere”. Anche X. aveva lasciato un messaggio per la famiglia. Sull’armadietto di classe ha scritto: “Sono stanca, nessuno mi capisce, voglio morire”. Uscite dall’ospedale, sono state convocate dal direttore della scuola. “Abbiamo lasciato le nostre ultime parole – hanno spiegato – per far sapere a tutti chi ci aveva ucciso e chi doveva rispondere per la nostra fine”. L’insegnante di matematica, ora sotto inchiesta, nega. Giura di non aver mai picchiato le due aspiranti suicide e di essersi limitata a farle sedere in fondo alla classe. “Erano pigre, rallentavano il lavoro dei compagni. Ho deciso di ignorarle”. È l’indifferenza, a scuola e in casa, che secondo gli assistenti sociali avrebbe indotto Z. e X. a farla finita a undici anni. Ma il dramma di Funan porta alla luce il lato oscuro della Cina: concorrenza e selezione spietata, a partire dall’infanzia e in ogni campo. Chi perde un colpo è perduto. La scuola, da luogo che apre gli occhi sulla conoscenza, è ridotta a setaccio del destino. I bambini che non eccellono subito, vengono dirottati verso fabbriche e campagne. Prima dei quattordici anni, luogo di vita e ruolo nella società sono decisi dagli insegnanti. Sotto accusa ci sono però ora proprio loro, maestri e professori. Carriera e stipendio sono proporzionali ai risultati degli allievi: più questi eccellono nei test di ammissione all’università e più quelli guadagnano, o maggiori possibilità hanno di lasciare i villaggi per avvicinarsi agli istituti di città. Un intreccio fatale: il destino dei bambini è nelle mani dei docenti e la vita degli insegnanti dipende dagli scolari. In Cina non è in gioco l’ambizione: è questione di vita o di morte. Pressione e stress, ora che eccellere significa diventare ricchi, toccano livelli insostenibili. Anche un bambino della scuola media di Luoyang, nello Henan, si è gettato dal sesto piano dell’istituto dopo una prova andata male. “Per punizione doveva fare centro flessioni davanti ai compagni – ha raccontato il padre – ma sapeva che non ce l’avrebbe fatta”. Y, a tredici anni, ha visto il cielo fuori dalla finestra e gli si è buttato dentro. I cinesi, sconvolti, iniziano a domandarsi se la severità aiuta a educare, oppure se è il velo che copre un sistema fallito: professori valutati in base al rendimento degli alunni, scuole finanziate in proporzione al successo degli allievi, famiglie premiate in relazione ai risultati dei figli. Appena venuti al mondo, invece di consumare il proprio tempo della felicità, si è trasformati nel capitale degli altri. Uno studio ha rilanciato l’allarme. In Cina il 68% di chi ha tra i sei e i 26 anni, trascorre almeno nove ore al giorno sui libri. Bambini e adolescenti, a causa del carico di compiti, dormono meno di sette ore per notte. Il disagio coinvolge gli insegnanti e si allarga alle famiglie. “I genitori – dice Hongcai Wang, direttore dell’istituto di educazione dell’università di Xiamen – sono costretti a riporre attese troppo alte sui figli, spesso unici e loro sola opportunità di riscatto. Crescono barriere di silenzio e l’impossibilità di liberare le emozioni sfociano sempre più spesso in azioni estreme”. Trent’anni di rincorsa prodigiosa, ma la società si scopre esausta e scavata dall’ansia. La “madre tigre” intuisce di divorare “figli agnelli”, ma il presidente Hu Jintao non rinuncia a un appello agli scolari: “Siate consapevoli della sacra missione che la patria vi affida: sostenere la torcia della ricerca e della scienza, creare un’alba nuova per l’arte e la cultura”. Sacrificio e talento, creatività e successo: per ordine di partito.

Giampaolo Visetti

Fonte: La Repubblica, 17 dicembre 2012

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