Scioperano i taxi di Hangzhou: il governo promette l’aumento di uno yuan per corsa

E’ proseguito oggi per il terzo giorno lo sciopero dei taxi nell’orientale città di Hangzhou, capitale dello Zhejiang, soprattutto lavoratori migranti, che protestano per i costi crescenti e le elevate tasse e chiedono un aumento delle loro tariffe. Ma cresce il senso di frustrazione e impotenza tra gli oltre cento conducenti ancora in sciopero e le loro famiglie, soprattutto dell’Henan, rispetto agli oltre 1.500 scesi in piazza il 1° agosto. Gli autisti dicono che incassano circa 500 yuan in un giorno (circa 55 euro), ma intorno all’80% va via per il carburante e i costi del noleggio. Infatti le licenze sono controllate da compagnie che pretendono noleggi elevati dai guidatori, che sempre più sono poveri migranti che si accontentano di un guadagno minimo. I frequenti ingorghi stradali e i molti tassisti abusivi erodono il guadagno, con tariffe di circa 1,5 yuan al chilometro. Con la forte inflazione (+6,4% a giugno), molti conducenti dicono che alcuni giorni lavorano in perdita. Questo ha causato una lunga serie di proteste e scioperi dei taxi, nelle grandi città dell’intero Paese, che lottano per sopravvivere. A Zhengzhou hanno scioperato in centinaia dal 27 giugno per protestare contro la gestione delle licenze di guida da parte delle compagnie. Per ragioni analoghe ci sono stati scioperi, nel solo 2011, a Zhanggiu e a Xingping a giugno, a Qionghai il 10 maggio, a Foshan e a Mengzi in aprile, a Lanzhou in marzo. Sempre a Zhengzhou, il 10 gennaio in migliaia scesero in sciopero contro la decisione del governo locale di abolire il giorno di riposo settimanale per soddisfare la domanda di più taxi. Ora il governo di Hangzhou ha promesso di aumentare le tariffe dei taxi dalla fine del prossimo ottobre e ha offerto il sussidio temporaneo di uno yuan (11 centesimi di euro) per ogni “corsa”, davvero poco. Occorrerebbe, invece, rivedere il sistema delle licenze e toglierne il controllo alle compagnie, porre limiti ai costi di noleggio, impedire gli abusi della polizia municipale. Ma i governi sanno che le proteste non possono durare: in pochi giorni molti conducenti tornano al lavoro, perché devono comunque pagare i noleggi, e gli altri sono costretti a imitarli. Per questo esperti osservano che le autorità non hanno volontà di affrontare e risolvere il problema, anche perché nelle grandi città la gran parte dei conducenti sono migranti. “Mi hanno detto – spiega qualcuno di loro – che se non mi va bene posso tornarmene via”. Nella piccola Xianning (Wuhan), centinaia di conducenti sono stati in sciopero dal 16 dicembre per circa un mese, dopo che il municipio aveva annunciato la rescissione delle licenze dopo 10 anni e una tassa da 30 a 40mila yuan per rinnovarla. Secondo fonti di stampa e notizie via internet, la polizia ha arrestato almeno 100 conducenti, per stroncare la protesta.

Fonte: Asia News, 3 agosto 2011

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