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Schiena dritta e porte chiuse alla Cina: la sicurezza nazionale non è a disposizione di Conte e Grillo

La Cina è vicina. Troppo vicina. E non fa bene alla sicurezza nazionale. E’ destinata a fare clamore la presa di posizione del Copasir, il comitato di controllo sui servizi, che ha messo l’altolà al governo. Al governo e ai Cinquestelle, soprattutto.

Perché sono stati Conte e Di Maio a ficcarci in un guaio gigantesco nei loro impegni con Xi Jinping. Mentre Beppe Grillo curava i “dettagli” nei suoi lunghi e frequenti incontri con l’ambasciata cinese in Italia. E con le promesse a vuoto del premier a Trump [1].

Il governo tenga lontana la Cina dalle telecomunicazioni

C’è voluta una buona dose di schiena dritta, ma dal Parlamento è uscita fuori una posizione netta. E unanime. [2] Il governo tenga lontani i cinesi, altro che affari, soprattutto sul versante delle tecnologie. Colpisce anche il voto a favore dei commissari Cinquestelle: in quella sede, riservata per dovere istituzionale, ha prevalso la coscienza nazionale, non l’appartenenza politica. Prima l’Italia. Fuori da quella sede, possiamo semplicemente immaginare quanto del suo ci abbia messo Adolfo Urso che del Copasir è pure membro autorevole. Dal documento approvato emerge una linea assolutamente apprezzabile a tutela della sicurezza nazionale. [3]

Che cosa dice il Copasir al governo e soprattutto ad un premier così stranamente attratto dalla Cina? Attenzione a quegli operatori delle telecomunicazioni “i cui legami, più o meno indiretti, con gli organi di governo del loro Paese appaiono evidenti. A tali organi potrebbero infatti potenzialmente essere veicolate informazioni e dati sensibili riconducibili a cittadini, enti e aziende italiani”. Di qui la necessità di inibire l’uso di tecnologia cinese nel 5g. Dobbiamo privilegiare la sicurezza rispetto alle cosiddette esigenze commerciali di mercato. E’ una rivoluzione. Va dato di grande coraggio ai membri del Comitato parlamentare, dal presidente Volpi, allo stesso Urso, a tutti e otto i componenti.

Anche perché c’è pure la sollecitazione al governo a verificare nelle sedi europee competenti se è possibile agire con misure antidumping per tutelare le imprese continentali dalle aziende cinesi.

Fonte:Il Secolo D’Italia,20/12/2019 [4]