Sarà Yang Jianli a ritirare il Nobel al posto di Liu Xiaobo

Yang Jianli, dissidente cinese fuggito dal Paese dopo la repressione dei moti di piazza Tiananmen, ritirerà il Premio Nobel per la pace al posto di Liu Xiaobo, autore del manifesto democratico Charta ’08 attualmente in galera per la sua opposizione al regime comunista. Yang è stato indicato da Liu Xia, moglie del vincitore del Premio: anche lei è al momento agli arresti domiciliari. La decisione risolve una situazione molto complicata. Secondo il regolamento interno della Commissione che assegna il Nobel, infatti, la medaglia (e il premio in denaro) possono essere consegnati soltanto al vincitore o a un suo familiare stretto. Liu è stato condannato la notte di Natale del 2008 a 11 anni di galera per “incitamento alla sovversione”; subito dopo l’assegnazione del Premio, la moglie è stata costretta a rimanere in casa; i tre fratelli del dissidente sono spariti nel nulla. Per ovviare al problema, Liu Xia ha chiesto ai “dissidenti amici di mio marito” di organizzare una delegazione per presenziare alla cerimonia, prevista per il prossimo 10 dicembre a Oslo. A capo di questa delegazione, che a causa della repressione governativa si assottiglia ogni giorno di più, è stato messo Yang Jianli: al momento il dissidente, costretto a fuggire dalla Cina dopo la repressione del 1989, è professore associato ad Harvard. Parlando con AsiaNews, Yang spiega che ad Oslo “ci saranno almeno due sedie vuote, quelle di Liu e della moglie. Ma queste sedie urleranno molto più forte di quanto potremmo mai fare noi, per ricordare al mondo qual è la vera situazione della Cina”. Alla cerimonia, continua, “sarà presentato l’intero movimento democratico, a dimostrazione del fatto che esistiamo e che amiamo il nostro Paese”. Nel suo discorso, Yang chiederà al governo “di liberare Liu. Questo Premio è stato accolto da Pechino come un insulto, ma in realtà è un onore per tutta la popolazione cinese. È un’occasione d’oro per cambiare alcune cose che non vanno senza perdere la faccia; non dobbiamo assolutamente perderla”.

Fonte: Asia News, 1 dicembre 2010

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