SAMARANCH, CHI ERA COSTUI?

Nell’annunciare la morte dell’ex presidente del Comitato Olimpico
Internazionale (CIO), Don Juan Antonio Samaranch Itorello’, il quotidiano la Repubblica (22 apr.2010) traccia una biografia idilliaca di questo personaggio. Gerarca franchista, delegato nazionale all’educazione fisica e allo sport, ambasciatore in Russia, nel 1980 viene eletto presidente del CIO e tale resta fino al 2001. Apre le Olimpiadi agli sponsor e agli atleti professionisti, ponendo fine alla bugia dei soli atleti dilettanti. Ammette l’esistenza del doping, male ineliminabile.
Si dota di uno status: lavoro a tempo pieno e onori a tempo pieno. Affitta fastose suites negli alberghi e veloci aerei su cui appone il logo dei cinque cerchi. Nel suo lavoro è un instancabile innovatore, non privo di meriti. Samaranch riammette il Sud Africa, allontanato per l’apartheid, alle gare olimpiche e ripara i danni prodotti da vari scandali in diverse sedi. Muore pochi giorni fa a 90 anni.
A chi “sta con il Tibet”, però, Samaranch non è gradito. Il 13 luglio 2001 fa vincere, dicono alcune male lingue, l’assegnazione dei giochi a Pechino, specificando che parlare di diritti umani in Cina è fuori luogo.
Nel dicembre dello stesso anno, la Repubblica Popolare Cinese entra nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Furono due promozioni. Troppo per un paese totalitario. I giochi olimpici onorarono immeritamente il governo comunista, ammettendolo di colpo  tra quelli rispettabili e l’ingresso nell’OMC  facilitò alla Cina il decollo come superpotenza globale.
Perché Don Juan ha aiutato la Cina?

C. Schneckenfuss, 30 aprile 2010

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