ROMA, Botteghe scomparse. Centro storico made in China: Via in Arcione, solo 2 negozi romani

Molti di voi potrebbero essere portati a pensare erroneamente: “ma a noi dei cinesi e della Cina non interessa”. Un modo irresponsabile di vedere questa tematica. Non mi voglio dilungare in complicate analisi da economista in quanto non lo sono e non ho nessuna pretesa di considerarmi tale, ma una certa capacità di riflessione ritengo averla ancora e non mi faccio anestetizzare dalle enormi idiozie che dicono molti media e giornali impastati come sono tra interessi politici ed economici.

La Cina essendo la seconda economia mondiale dopo gli Stati Uniti, la terza è la Russia, è considerato un paese in via di sviluppo e gode al livello di economia di enormi vantaggi. Per esempio i cinesi che investono in Italia o in altri paesi godono del salvacondotto di economia in espansione, con parecchi vantaggi economici a livello di tasse e altro ancora. I cinesi invadono i nostri mercati senza rispettare le nostre leggi. Privilegi che noi non abbiamo con ovvie ripercussioni sul mondo del lavoro, del commercio e in altri settori. Si sono talmente radicati nel nostro tessuto socio-economico e culturale che tra trenta-quaranta anni verranno estinte la nostre eccellenze, qualità, culture e tradizioni. In ballo ci sono i nostri figli e nipoti, che razza di eredità lasciamo loro? Siamo in mano a dei traditori della nostra amata Italia… o di quel che ne resta! Pensate ancora che la cosa non ci riguardi?

Gianni Taeshin Da Valle, Laogai Research Foundation Italia ONLUS


ROMA. Botteghe scomparse: centro storico made in China Via in Arcione, solo 2 negozi romani

Il primo percorso pedonale della Capitale, inaugurato da Rutelli nel 1996, è completamente colonizzato dal commercio del Sol Levante. Resistono una gioielleria e un punto vendita di abbigliamento per bambini.

In via in Arcione di negozi dove si può rintracciare qualche oggetto «Made in Italy» ne sono rimasti due: una gioielleria ed uno di vestiti per bambini. Tutto il resto è stato sostituito da vetrine di souvenir «Made in China», che si susseguono per centinaia di metri. In via delle Muratte delle antiche botteghe non ce n’è più nessuna, se si eccettua la boutique di una catena spagnola. E fra pizza a taglio e gelati, nelle due strade è anche un continuo di paninerie o finte osterie, eccezion fatta per un alimentari o l’«Antico forno», anch’esso però trasformato in una sorta di fast food per turisti.

Il primo percorso pedonale della città, inaugurato nel febbraio del 1996 dall’amministrazione di Francesco Rutelli, è stato completamente colonizzato dai cinesi. Che nel giro di un anno e mezzo hanno aperto – a decine ed uno accanto all’altro – negozi di paccottiglia da pochi euro. Non hanno vetrine, né porte.

Solo grandi pannelli che vengono aperti sulla via come fossero un espositore per centinaia di magnetici raffiguranti qualsiasi cosa abbia una vaga attinenza con l’Italia e Roma: dalla Vespa al Colosseo, alle miniature della Fontana di Trevi. E poi finte armature o guardie svizzere, magliette della nazionale, della Lazio o della Roma, con la scritta «Totti» oltre una Chinatown di «pinocchietti» per ogni uso: soprammobili, matite, fischietti, portachiavi e burattini. Ancora. Maschere veneziane e collane di vetro di Murano, ricordi di ogni tipo o prezzo venduti da titolari o commessi dal volto decisamente orientale.

«Speriamo – disse allora il vicesindaco Walter Tocci nell’inaugurare il percorso – che i turisti che sbarcano al Tritone con i pullman, scoprano la bellezza di attraversare a piedi uno degli spicchi più belli di Roma». E per anni la passeggiata tra il Tritone, Fontana di Trevi ed il Corso, e da lì al Pantheon è stata considerata una tra le cinque migliori e panoramiche della capitale da tutte le guide turistiche. Oggi , invece, la si può definire la peggiore, la più vergognosa. Anche nella parte finale di via delle Muratte, dove all’inizio di quest’anno – a febbraio – sono stati sgomberati i cinque gazebo dei venditori di libri che erano al centro della strada (le autorizzazioni erano scadute da moltissimo tempo) la via non è più libera come i primi giorni: adesso imperano cinque postazioni di pittori, due banchetti di orientali che scrivono in caratteri il nome, un artista che esegue estemporanei quadri con lo spray e tre banchetti di gioiellini…Difficile ammirare la bellezza del panorama o dei palazzi.

«Mi chiedo – dice Viviana Di Capua dell’Associazione abitanti centro storico – come questi negozi di souvenir possano sostenere gli affitti che sono altissimi in pieno centro storico, vendendo articoli da uno o due euro. Anche perché, sebbene a Roma non manchino i turisti, ormai questi negozi sono così tanti che la concorrenza è molto elevata, mentre tanti negozi di qualità stanno soffrendo la crisi e rischiano di chiudere. Bisogna perciò intervenire con determinazione – aggiunge – nella verifica delle autorizzazioni che hanno distrutto l’ambiente e la vita del quotidiano dei rioni di Roma. E la cosa grave è che tutto ciò sembra non avere mai fine».

L’invasione di merce di cattiva qualità nella zona della Fontana di Trevi è infatti ad ogni angolo: su via del Lavatore ve ne sono altri tre, così come in largo di Brazzà. E all’ angolo con via del Forno e via delle Muratte, tutto il vicolo è stato praticamente occupato da un venditore di castagne, al punto che non si passa neppure a piedi.

di Lilli Garrone, Corriere della Sera ediz. Roma, Dicembre 6/2016

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