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Rivista cinese rivela torture nei campi di lavoro

Lens Magazine ha pubblicato un lungo e dettagliato articolo sulle torture che si svolgono presso il Masanjia Labor Camp, nel nord est della Cina. Intitolato Leaving Masanjia [Lasciare Masanjia, ndt], l’articolo è ancora disponibile sul sito web della rivista ancora per diversi giorni. (Screenshot via The Epoch Times). Quando un lungo articolo di notizie viene pubblicato in Cina spiegando in dettaglio come le torture dai nomi tipo la panca della tigre e il letto della morte vengano usate contro i prigionieri in un campo di lavoro, si può scommettere che non è per caso.
Ma quali siano i pensieri di coloro del Partito comunista cinese che hanno autorizzato un articolo il 6 aprile nella rivista Lens Magazine, nota per le sue fotografie, circa il Masanjia Labor Camp, è improbabile che avessero potuto prevedere la reazione: uno sfogo online di centinaia di migliaia di Cinesi, furiosi contro le autorità per ciò che l’articolo raffigura. Il pezzo è stato rapidamente eliminato dai portali web.
L’articolo da 16 mila caratteri è giunto proprio nel mezzo di una discussione sulla riforma o abolizione del sistema dei campi di lavoro in Cina e narra le esperienze personali di un certo numero di ex detenuti del Masanjia, descrivendo alcune delle abominevoli torture a cui sono stati sottoposti.
Queste includono il modo col quale i prigionieri sono stati colpiti con bastoni elettrici, lasciati soffrire di fame, appesi per i polsi ammanettati, costretti ad accovacciarsi in piccoli spazi, bastonati dalle guardie e legati su panche della tigre e letti della morte per ulteriori torture.
La pubblicazione del pezzo è sorprendente a causa delle questioni importanti e delicate che tocca: la più prominente è la persecuzione del Falun Gong, una disciplina spirituale che è stata presa di mira dal 1999 e che costituisce la popolazione primaria al campo Masanjia, nel Nord-Est della Cina. Ciò evidenzia inoltre la continua lotta tra la vecchia guardia di Jiang Zemin — l’ex capo del Partito responsabile della persecuzione — e la nuova leadership di Xi Jinping. Sembra inoltre fornire delle potenti munizioni a tutti coloro che in Cina sostengono l’abolizione di tutti i campi di lavoro.

Resoconti trapelati
Gran parte delle rappresentazioni vivide e raccapriccianti nell’articolo provengono da diari che sono stati scritti dai prigionieri di sesso femminile mentre erano al Masanjia e fatte trapelare all’esterno attraverso le loro cavità corporee.
Liu Hua è una delle donne ad aver scritto un «Diario di rieducazione attraverso il lavoro» ed essere riuscita a portarlo fuori dal campo.
Descrive un incidente di quando era stata spogliata nuda e colpita sulla lingua con bastoni elettrici. Secondo una traduzione riportata da Minghui, un sito web del Falun Gong, ha detto: «Ricevevo una scossa dopo l’altra. L’elettricità percorreva tutto il mio corpo. Il cuore batteva molto forte ed era precario. L’elettricità è stata applicata alla punta della lingua, come aghi penetranti. Non potevo rimanere ferma e non ho potuto nemmeno provarci».
Inoltre è stata costretta a lavorare, fabbricando migliaia di colletti e polsini ogni giorno.
Altri resoconti nell’articolo descrivono come i detenuti siano stati appesi su letti a castello per le braccia e le gambe e lasciati lì a volte per un’intera settimana.
Il cibo per i prigionieri era terribile, composto da una porzione scarsa di verdure e riso.

Le vittime senza nome
L’articolo ha fatto una menzione indiretta dell’identità delle vittime: viene detto che una vittima «ha confermato a un giornalista del Lens che la “Panca della tigre” e il “Letto della morte” sono entrambi strumenti utilizzati nel campo di lavoro. Il primo è stato originariamente utilizzato per un gruppo speciale e in seguito è stato utilizzato sui detenuti normali. Quest’ultimo viene usato sui detenuti che fanno sciopero della fame».
È un segreto di Pulcinella che il Masanjia sia ben noto per la sua persecuzione dei praticanti del Falun Gong, che sono specificamente presi di mira dal campo, secondo quanto affermato dal Falun Dafa Information Center. Il «gruppo speciale» di cui viene fatto riferimento è quasi certamente il Falun Gong, in base a quanto dicono gli analisti.
Minghui, uno dei principali siti web del Falun Gong, ha sottolineato la particolarità della pubblicazione dell’articolo. «Questo è un avvenimento piuttosto straordinario, perché nessuna di queste orribili storie di torture, lavaggio di cervello e lavoro forzato sono mai state ammesse ne tanto meno riportate, dai media della Cina continentale».
Minghui ha registrato nel solo Masanjia, migliaia di casi di tortura.
Levi Browde, direttore esecutivo del Falun Dafa Information Center, ha osservato che i metodi descritti nel resoconto del Lens «sono temi che stiamo divulgando da oltre 12 anni».
Ha aggiunto che, siccome l’articolo del Lens convalida il lavoro dell’Information Center, «speriamo che la gente presti attenzione alle cose che non sono state riportate, come i tour guidati, lo spogliare le donne e gettarle in celle di detenuti di sesso maschile e il fatto che Masanjia sia un centro pioneristico per l’addestramento e le nuove forme di tortura».
Nelle interviste con le vittime del Masanjia, l’Information Center ha rilevato che la struttura era insolita per una serie di motivi: è uno dei pochi campi dove le guardie e gli agenti del Partito eseguono con le loro stesse mani la gran parte delle torture, piuttosto che costringere o incentivare altri prigionieri a farlo.
È anche «letteralmente un campo di addestramento», secondo quanto riferito da Browde. «Inviano al Masanjia funzionari di altri campi di lavoro per imparare i modi con cui stroncare i praticanti del Falun Gong».

Censura schizofrenica
La gestione dell’articolo da parte dei censori cinesi di internet è stata a volte contraddittoria. Le ricerche per «Masanjia» su Sina Weibo — uno dei principali servizi di microblogging simili a Twitter — sono state inizialmente concesse, in seguito limitate e poi rese libere.
È stato creato un hashtag [parola creata per le ricerche utilizzata nei social media, ndt] su questo articolo, ma poi è sparito. Alle ore 1:00 di Pechino il 10 aprile era disponibile, insieme alle migliaia di commenti e inoltri che la notizia ha ricevuto. In precedenza, una ricerca di Masanjia produceva solo qualche centinaio di risultati, il che indica che la censura è stata allentata.
Dopo la pubblicazione, l’articolo è stato immediatamente riportato su alcuni portali web cinesi, ma poco dopo è scomparso. I 70 mila commenti su Sohu, tuttavia, erano ancora attivi anche se l’articolo era stato cancellato.
Persino il People’s Daily Online, portavoce del Partito comunista cinese, ha incluso l’8 aprile la storia nel suo elenco di hot topics[temi caldi, ndt]. La notizia ha raggiunto il primo posto, con un totale di oltre 500 mila commenti. Anch’essa in seguito scomparsa.
Lens ha continuato a diffondere la sua agghiacciante doppia pagina, una fotografia del monolitico campo di lavoro, sul proprio sito internet il 10 aprile.
«Sembra che il Dipartimento di propaganda abbia reagito solo dopo il fatto, ma la notizia era già emersa», ha detto Wen Zhao, un analista di affari cinesi contemporanei per Ntd Television, emittente indipendente.
Ha notato il fatto che sotto l’immensa pressione della notizia, le autorità della provincia del Liaoning hanno dato un annuncio laconico che avrebbero avviato un’indagine. «Questo tipo di indagine interna raccoglierà senza dubbio un gran numero di prove, ma per quanto riguarda la possibilità che vengano pubblicate o quanto a lungo le tratterranno… possiamo solo guardare e aspettare».
Wen Zhao ha aggiunto: «Ci sono centinaia di campi di lavoro in Cina, tutti che agiscono sulla stessa linea del Masanjia».
«Questo è un duro colpo a coloro del Partito i quali cercano di arrestare la riforma dei campi di lavoro», ha riferito Tang Jingyuan, analista politico indipendente, in un’intervista a The Epoch Times.
Tang ha detto che la comparsa dell’articolo sul People’s Daily online riflette «in una certa misura» il pensiero dei massimi leader del Partito.
Ma il fatto che sia stato eliminato velocemente «mostra che il Partito non ha raggiunto un consenso e che la resistenza ad abolire il sistema dei campi di lavoro è ancora terribilmente feroce».
Browde ha detto che ora è giunto il momento per l’Occidente di iniziare a discutere pubblicamente sulla persecuzione del Falun Gong. «Ci sono chiaramente delle persone in Cina che vogliono conoscere la verità sul Masanjia e probabilmente sulla persecuzione in senso più ampio — ha detto — Ora è estremamente importante che i giornalisti (e non solo) colgano lo slancio che hanno creato, con grande rischio per sé stessi e non lascino che i loro sforzi vadano sprecati».

Matthew Robertson

Fonte: The Epoch Times, 10 aprile 2013