Rilasciate le giornaliste Usa condannate a 12 anni di laogai

Questa mattina Bill Clinton è partito da Pyongyang insieme alle due giornaliste americane, arrestate nel marzo scorso per ingresso illegale in Corea del Nord e condannate a 12 anni di lavori forzati.(Laogai Ndr) Euna Lee e Laura Ling hanno ottenuto un “perdono speciale” da Kim Jong-il, che ne ha disposto il rilascio immediato. Ma sull’apparente successo diplomatico della missione dell’ex presidente Usa, vi sono ombre e perplessità.
Ieri Clinton ha incontrato per circa tre ore il “Caro leader” nord-coreano, prima in un colloquio faccia a faccia, poi in una cena ufficiale. Nel frattempo l’agenzia ufficiale di Stato Kcna annunciava il rilascio delle due giornaliste, deciso dal dittatore in persona. Fonti anonime del governo statunitense riferiscono che le due giornaliste erano “in condizioni di salute molto buone”.
L’amministrazione Usa ha chiarito alcuni aspetti della missione diplomatica dell’ex presidente e marito dell’attuale Segretario di Stato: Laura Ling, 32 anni, ed Euna Lee, 36, nelle scorse settimane hanno chiamato le famiglie dal carcere, spiegando che “Pyongyang avrebbe suggerito una visita privata di Clinton, in seguito alla quale avrebbero riottenuto la libertà”. Washington ha deciso di accettare l’offerta della Corea del Nord, preparando il terreno alla missione.
Fonti ufficiali nord-coreane sottolineano che non si è parlato della questione nucleare e riferiscono di un “messaggio a voce” del presidente Obama portato da Clinton. Un dettaglio che l’amministrazione Usa nega con forza, spiegando che si è trattato di una missione privata.
Analisti ed esperti di questioni nord-coreane avanzano però dubbi sull’apparente successo della visita di Bill Clinton in Corea del Nord e indicano che il vero vincitore è proprio Kim Jong-il. Il “Caro leader”, facendosi fotografare con Clinton, ha mostrato un buono stato di salute, dissipando – in parte – la ridda di voci sulle sue reali condizioni. La Corea del Nord, inoltre, avrebbe rafforzato il progetto di colloqui diretti sul nucleare con gli Stati Uniti, mettendo la parola fine ai negoziati a Sei.
L’esclusione di Cina, Giappone e Corea del Sud – che insieme a Corea del Nord, Stati Uniti e Russia formavano il tavolo delle trattative – crea malcontento all’interno della leadership politica dei tre Paesi e può destabilizzare gli equilibri regionali. Secondo Kim Heung Kwang, figura di primo piano dell’organizzazione dissidente North Korea Intellectuals Solidarity (NKIS), il Nord ha voluto “allentare le pressioni e le nuove sanzioni decise dalla diplomazia internazionale”. Hong Soon Kyung, presidente dell’associazione che riunisce i dissidenti nord-coreani, aggiunge che Pyongyang attraversa “serie difficoltà” che cerca di risolvere mediante “colloqui bilaterali con gli Usa”.
Perplessità vengono manifestate anche da John Bolton, figura di primo piano dell’amministrazione Bush, secondo il quale la missione di Clinton a Pyongyang “destabilizza” una serie di iniziative diplomatiche che sono di competenza della moglie Hillary. “È pericoloso negoziare coi terroristi – afferma Bolton – ed è un pessimo segnale che inviamo agli Stati canaglia in generale, perchè incoraggiamo i loro comportamenti”.
Un riferimento, nemmeno troppo implicito, all’arresto di tre cittadini americani ordinato da Teheran nei giorni scorsi, perché colpevoli di aver varcato illegalmente il confine iraniano. Resta da vedere come si comporterà l’amministrazione Usa per ottenere il rilascio.
Fonte: AsiaNews, 5agosto 2009

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