Rifugiata cinese una volta “tenuta come animale per prelevarle gli organi”

Yang Jie, Epoch Times | 25/02/2015
La signora Tian, cinese 71enne rifugiata politica, una volta è stata una settimana legata a un letto d’ospedale, mentre si chiedeva ogni giorno in silenzio se quello fosse stato il giorno in cui i dottori arrivavano per portarla via, sedarla e rimuoverle il cuore e gli organi vitali per venderli.

Nella foto la signora Tian a Filadelfia, il 13 febbraio 2015. Una volta la signora Tian è stata trattenuta in un ospedale dove pensava che i dottori stessero progettando di prelevarle gli organi. (Friends of Falun Gong)

Adesso vive a Filadelfia; ha raccontato la sua storia a un giornalista di Epoch Times in una serie di interviste.

La signora Tian è una praticante del Falun Gong, una pratica spirituale tradizionale cinese perseguitata da 15 anni in Cina dal regime comunista. La pratica l’ha aiutata a riprendersi dagli effetti postumi debilitanti di una commozione cerebrale che aveva avuto anni prima, sostiene Tian.

«Il Falun Gong ci insegna ad agire secondo i principi di Verità, Compassione e Tolleranza nel corso delle nostre vite; a essere buoni ovunque andiamo. Il mio spirito era enormemente sollevato – una pratica così bella. Volevo condividerla con il mondo», riferisce Tian.

LA VIOLENZA IMPROVVISA

La signora Tian pratica uno degli esercizi del Falun Gong all’esterno dell’edificio che ospita la Liberty Bell di Philadelphia, il 13 febbraio 2015. (da Friends of Falun Gong)

Nel 1999 la disciplina è andata incontro a un’improvvisa e dura persecuzione. In parte Jiang Zemin, allora leader del regime, pensava avesse attratto troppe persone (alla fine degli anni 90 il numero di persone che praticavano il Falun Gong oscillava tra i 70 e i cento milioni) e lanciò una violenta campagna per sradicarla.

Tian viaggiò fino agli uffici governativi di Pechino per difendere la pratica provando a convincere le autorità dell’errore di quella campagna, ma senza riuscirci. Nel 2006 è stata arrestata mentre distribuiva dei volantini sulla pratica e sulla persecuzione alla quale è stata sottoposta in Cina. È stata inviata in un campo di lavoro forzato, ed è lì che il suo incubo e il suo scontro con la morte ebbero inizio.

RAPIMENTO

«Un giorno sono arrivati al campo di lavoro tre guardie a cercarmi, mi hanno messo un cappuccio in testa e mi hanno gettato in un’auto della polizia. Non sapevo dove mi stessero portando… siamo arrivati da qualche parte e mi hanno fatto salire delle scale; quando mi hanno tolto il cappuccio ha visto che mi trovavo in una stanza di ospedale. Mi hanno messo in un letto, ammanettandomi le mani e i piedi».

Poco dopo è entrato un ufficiale di polizia donna che le ha tolto le manette. Quindi è entrato un dottore, ha controllato il suo stato di salute e prima di andarsene ha riferito alla polizia: «tutto nella norma», racconta Tian. È stata di nuovo ammanettata. Quando è entrata un’altra infermiera per metterle una flebo, Tian ha iniziato a spiegare la sua situazione: «sono una praticante del Falun Gong, sono abbastanza in salute e non mi serve nessuna infusione». Le infermiere furono comprensive e non le hanno attaccato la flebo.

INIEZIONI

Ma successivamente è arrivata un’altra infermiera, che le ha iniettato con forza una sostanza sconosciuta. «Dopo che l’ha iniettata mi sentivo così male», ha detto.

La polizia la teneva sotto controllo 24 ore al giorno, a turni. Ogni giorno una donna cinese, apparentemente un dottore, vestita con un camice e un cappello bianchi, entrava e le misurava la pressione sanguigna, le funzioni cardiache e controllava lo stato di salute. Quello era l’unico momento in cui la signora Tian poteva muovere liberamente le braccia e le gambe. Quando se ne è andata, il dottore ha ripetuto «tutto nella norma». Le è stata iniettata ancora una volta una sostanza sconosciuta, che la mandava in uno stato di stordimento prolungato.

Una volta Tian ha chiesto a una guardia: «Che posto è questo, perché mi trattengono qui?». Il volto rigido della guardia non rivelava nulla.

«REPARTO DI CARDIOLOGIA?»

Un giorno ha ascoltato la conversazione tra un ufficiale di polizia donna e quella che sembrava la voce di un uomo al telefono. L’ufficiale, al quale è stato chiesto dove si trovava, ha risposto: «sono nel reparto di cardiologia». Tian ricorda di essersi sentita confusa e sconvolta, mentre pensava tra sé e sé: «Perciò questo è un reparto di cardiologia? Che cosa ci faccio qui?»

Le uniche persone che vedeva tutti i giorni erano la polizia e le infermiere che arrivavano per mettere la flebo, e nessuna di queste persone le avrebbe spiegato dove la stavano trattenendo, né perché.

La sua esperienza più strana è probabilmente quando si è svegliata trovando un uomo nella stanza, che camminava avanti e dietro davanti al suo letto, apparentemente misurandola. «Chi sei?» chiese. Lui si sorprese e disse «Sono…Sono un infermiere. Sono qui per badare alla mia famiglia».

Lei iniziò a dirgli che è una praticante del Falun Gong che è stata trattenuta, mandata in un campo di lavoro forzato e in qualche modo spedita in una stanza di ospedale. Nel mentre ha irrotto una guardia ingiuriandola ad alta voce di stare zitta e ha ordinato all’uomo di andarsene.

I due sono andati al balcone e lei ha udito la poliziotta dire: «Il suo corpo è perfetto, è solo che la sua testa è stata picchiata».

Tian ricorda di aver pensato: «Naturalmente stanno parlando di me; perché quello strano uomo è così interessato a me?». Tian ricorda che quando è uscito l’uomo l’ha guardata con la più strana delle espressioni, «come se stesse guardando un oggetto, non una persona».

BERSAGLIO DEL PRELIEVO FORZATO

Disse che è stato più o meno in quel momento che ha capito la difficile situazione in cui si trovava. «In quei momenti le costanti iniezioni endovenose mi facevano soffrire orribilmente e pensavo che fosse davvero strano. Se ogni giorno arrivava un dottore per riferire che era tutto nella norma, allora perché mi trattenevano in quel posto simile a un ospedale? E perché mi si somministravano iniezioni?»

Ha proseguito: «Mi chiedevo come fosse possibile che stesse accadendo una cosa tanto strana. Prima di venire mandata ai lavori forzati mi sono ricordata anche delle storie che erano appena saltate fuori sull’ospedale Sujiatun, nel nordest della Cina, dove alcuni praticanti del Falun Gong sono stati uccisi per i loro organi».

«E ha ricordato anche di aver conosciuto una giovane e sana praticante del Falun Gong chiamata Li Mei, 28enne, morta misteriosamente dopo essere stata arrestata. Quando la sua famiglia ha visto il corpo, ha trovato incisioni che le iniziavano da sotto il mento. Poi, nessuno ha saputo perché, il suo corpo sia stato cremato. Quando mi è venuto in mente tutto questo ho iniziato a tremare. Sono diventata parte dell’inventario del loro mercato di organi? Mi trattengono come un animale per un prelievo forzato?»

CONFUSIONE

Quella notte sono riuscita a malapena a dormire. Quando la mattina è venuto il dottore per il solito controllo, dopo che le ha tolto le manette Tian ha utilizzato la sua unica possibilità.

«Ho provato immediatamente a opporre resistenza, facendo tutto quello che era in mio potere per impedirgli di ammanettarmi di nuovo. Ho iniziato anche a gridare: “Volete uccidermi! Volete prelevare degli organi da un praticante del Falun Gong vivo!».

Non so da dove è venuta quella forza, ma ho sollevato anche il letto, posizionandolo tra me e la polizia, facendo parecchio rumore. I pazienti nel resto dell’ospedale, sconvolti, hanno cominciato a entrare nella stanza per vedere a cosa fosse dovuta quella confusione. In breve tempo la stanza si è riempita e la polizia se ne è andata a prendere rinforzi».

Allora Tian ha cominciato a spiegare agli altri pazienti cosa fosse il Falun Gong e la persecuzione che subisce, oltre al fatto di essere stata rapita e che veniva trattenuta per i suoi organi.

Durante la confusione uno dei dottori dell’ospedale l’ha avvicinata e a bassa voce le ha detto che quella notte non doveva andare con nessuno, che lui era di turno e l’avrebbe aiutata. «Sta per arrivare un infermiere che ti darà alcune medicine. Devi lasciargli somministrare l’iniezione».

INFERMIERE DELLA SALVEZZA

Presto sono ritornati quattro poliziotti, che hanno cacciato gli altri pazienti e che l’hanno legata di nuovo al letto.

Quella notte comunque è arrivato un infermiere per farle un’iniezione. «Ho subito pensato che quella era differente dalle iniezioni precedenti. Mi sentii subito meglio, e il dolore scomparve».

L’infermiere in qualche modo ha fatto sembrare che la salute della signora Tian fosse di colpo peggiorata, garantendo il suo rilascio dall’ospedale.

Il giorno seguente è arrivato un altro infermiere, ha iniziato a fare i controlli e accigliatosi, disse: «Ieri stavi bene. Perché ora stai improvvisamente così?» Un’altra infermiera ha avuto la stessa reazione. È stata immediatamente rimandata indietro al campo di lavoro.

TENTATO OMICIDIO E FUGA

Le sue traversie non erano ancora finite. Le guardie a quel punto hanno detto: «I tuoi organi sono danneggiati: non ti vogliamo»! E le iniettarono quello che lei ha detto essere un veleno. La loro intenzione era che venisse rimandata a casa e morisse.

Suo marito l’ha portata via e lei ha passato settimane a letto con la sensazione che le sue ossa si fossero tramutate in ghiaccio.

Si allenava con esercizi del Falun Gong, autocostringendosi a fare i movimenti in piedi e la meditazione seduta. Il suo sudore era giallo, riferisce. Dopo circa un mese è guarita e in seguito è riuscita a scappare negli Usa.

La signora Tian vive a Filadelfia, da dove ha raccontato questa storia, negli ultimi due anni.

Fonte,Epoch Times-http://epochtimes.it/n2/news/rifugiata-cinese-una-volta-tenuta-come-animale-per-prelevarle-gli-organi-448.html

Articolo in ingleseChinese Refugee Once ‘Kept Like an Animal For Harvest’

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