Riforma scolastica, la diocesi di Hong Kong ottiene il dibattito in tribunale

La riforma scolastica voluta dal governo di Hong Kong ha subito ieri una nuova battuta d’arresto, dopo che la Corte d’Appello finale ha concesso alla diocesi cattolica la possibilità di avanzare un ricorso legale proprio contro i diktat dell’esecutivo. Il governo del territorio è al centro di una campagna lanciata dalle comunità cristiane, cattolica, anglicana e metodista, che si oppongono alla richiesta di modificare i corpi dirigenti delle scuole private. La diocesi di Hong Kong si era appellata proprio perchè vedeva la nuova riforma scolastica contraria alla Basic Law, la costituzione del territorio, voluta da Cina e Gran Bretagna, che stabilisce: “Per 50 anni non si cambia nulla”. Invece, a parere dei cattolici e di altre personalità cristiane anglicane e metodiste, la nuova riforma tende a cambiare di molto la situazione sociale, togliendo responsabilità ai gestori della scuola (sponsoring bodies, Sb) e limitando o eliminando la loro proposta educativa. La nuova riforma scolastica – voluta dal governo fin dal 2002 – prevede che in ogni scuola sovvenzionata da esso, vi sia un nuovo organismo, l’ “incorporate management committee (Imc)”, in cui vi sono rappresentanti eletti dei genitori, ex studenti, oltre a figure nominate dal governo. Essi sono gli ultimi responsabili dell’organizzazione della scuola. Sebbene il 60% dei rappresentanti dovrebbe essere scelto dagli Sb, le Chiese cristiane temono che in questo modo la proposta educativa venga politicizzata; che il governo prima o poi venga a determinare i contenuti educativi e che infine gli Sb vengano emarginati. L’Ordinanza educativa del 2004 dava alle scuole il termine del 1 luglio 2009 per creare le nuove commissioni, che hanno la responsabilità legale della gestione delle scuole. Il termine è stato prorogato fino al 1 luglio 2012, dopo che soltanto il 20 % delle scuole ha creato le commissioni nel termine di legge. L’azione legale della diocesi – che contesta la gestione delle commissioni – è stata rigettata nel 2006; stessa sorte per l’appello, rifiutato nel febbraio del 2010. Ma ieri la Corte finale, l’ultimo grado di giudizio a Hong Kong, ha accettato di dibattere il caso che – secondo la Chiesa – è di “importanza grande, generale e pubblica”.

Fonte: Asia News, 14 dicembre 2010

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