Rifiuti tossici diventano biberon e pannolini tra Italia e Cina

E’ allarme per la questione rifiuti. A destare clamore sono ora le dichiarazione del sostituto Procuratore di Napoli Donato Ceglie. Intervistato dal quotidiano Avvenire ha rilasciato delle affermazioni a dir poco sconvolgenti. I rifiuti speciali infatti, sarebbero trasformati in oggetti di uso quotidiano, utilizzati dalle persone nella vita di ogni giorno.  La scoperta è sensazionale quanto pericolosa. E’ in atto un processo che tramuterebbe scarti tossici in biberon, pannolini, siringhe. La rivelazione ha visto la luce quasi in modo casuale, a seguito di un’operazione di sequestro di alcuni container contenenti rifiuti speciali, nei porti di Bari e Napoli. Proseguendo le indagini sarebbe venuto a galla che il viaggio dell’immondizia tossica proseguirebbe verso est, per approdare nei territori della Cina, dove diventerebbe materia secondaria per la produzione di oggetti per l’igiene e la parafarmaceutica: biberon, pannolini e siringhe. Secondo il sostituto Procuratore Ceglie, esisterebbero le prove tangibili di tale trasformazione. Intanto a Napoli e Casera continuano i roghi della spazzatura, che brucia senza sosta, sprigionando diossina e avvelenando, oltre al territorio, la salute delle persone. Secondo Ceglie il fenomeno rifiuti ha subito negli anni diversi mutamenti. Prima era la camorra a intercettare direttamente le grandi fabbriche del centro-nord, produttrici di scorie tossiche e industriali. La stessa criminalità organizzata offriva dei prezzi di favore, interrava direttamente i rifiuti, gestendo il grande business delle cave abusive e del cemento illecito. Ora i cumuli di immondizia tossica dati alle fiamme, sono il risultato di un subappalto. La camorra infatti, non volendosi sporcare le mani con il lavoro pesante, lo affiderebbe ai nuovi disperati, gli immigrati africani, albanesi, rom, disposti a fare dei lavori anche sottopagati e illeciti pur di mangiare. L’immondizia sarebbe inoltre al centro degli interessi della criminalità organizzata. Alcune indagini dimostrerebbero che le rotte del pattume interessino ormai diverse destinazioni nel mondo. Il giro d’affari risulterebbe infatti più redditizio e meno rischioso di altri tipi di traffici illegali, più controllati dalle forze di polizia internazionali. Le conseguenze di tutto il processo, come spesso accade, le pagano le persone. Lo stesso Ceglie afferma che indagini epidemiologiche, serie e ufficiali, confermano una anomala incidenza di malattie tumorali nelle zone dove avvengono i roghi di tonnellate di rifiuti tossici. Dunque sono i cittadini residenti che pagano in termini di salute fisica, il prezzo più alto. Le attività illecite della criminalità organizzata hanno le loro gravi conseguenze dunque sull’intera collettività, in diversi ambiti: nell’economia, danneggiando seriamente il tessuto produttivo legale e sano; nell’ambiente, distruggendo il territorio e inquinando l’aria; infine, ma non in ordine di importanza, nella salute delle persone, costrette a respirare i gas tossici sprigionati dalle fiamme mentre utilizzano a loro insaputa, oggetti che contengono scorie pericolose.

Fonte: Net1 News, 17 luglio 2012

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