Tra riciclaggio ed estorsione i criminali asiatici ora fanno paura

Dopo l’esecuzione del giovane ammazzato ad Albano. I dati della Relazione annuale del Procuratore nazionale antimafia. In provincia di Bergamo la comunità cinese conta 4.123 persone, la maggior parte concentrate nel capoluogo.

«Tra le tipologie dei reati commessi in Italia dai gruppi cinesi si nota un trend di crescita per i delitti di riciclaggio»: lo dice l’ultima «Relazione annuale del Procuratore nazionale antimafia sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata». E lo dicono anche gli investigatori che seguono ciò che si muove sotto la superficie della comunità cinese bergamasca. Che secondo l’ultimo censimento conta 4.123 persone (il 3,2% degli stranieri in provincia) sui 62.953 cinesi di tutta la Lombardia. Le maggiori presenze sono a Bergamo (1.180), seguita da Ponte San Pietro (147), Seriate (124) e Dalmine (101). Albano, luogo del delitto di venerdì, è tredicesimo con 54. Tutte comunità molto chiuse: «Se non arriva l’uccellino a dirci le cose noi non riusciamo a entrare – ammette un investigatore -. E se li si intercetta, ci sono tanti di quei dialetti che spesso è impossibile per gli interpreti capire cosa dicono».

Negli ultimi anni si è rilevato un cambio di strategia commerciale: «Molti si stanno ritirando da esercizi come le sale massaggi per investire nei locali pubblici e nelle sale slot. Posti dove è più facile il riciclaggio di denaro, che entra sporco ed esce pulito». Il boom cinese tra le macchinette è iniziato da tre anni, spiega il noleggiatore di slot Luca Clerici, di Costa Volpino: «Loro oggi sono gli unici a rilevare o aprire le sale slot, gli italiani non lo fanno più. Le pagano in quattro-cinque anni, ma hanno sempre molta liquidità per l’avviamento e per compensare eventuali perdite dell’attività. Hanno una gestione familiare e quindi poche spese di personale, e con il loro nuovo peso spesso strappano ai noleggiatori quote più favorevoli». Ma non c’è solo il riciclaggio. Secondo la Dia tra i principali reati commessi dai cinesi, dopo il contrabbando, la contraffazione e l’immigrazione clandestina ci sono le estorsioni, il cui numero può raddoppiare da un anno all’altro.

 «Sappiamo che ci sono moltissimi casi, che non vengono denunciati – continua l’investigatore -. Se a praticarle sono i cinesi, prendono di mira solo i loro connazionali. Ma a volte si muove anche la criminalità organizzata napoletana, ma soprattutto calabrese, ormai presente anche da noi. Loro non vanno dai commercianti italiani perché sanno che non hanno soldi. Vanno invece dai cinesi perché si sa che possono attingere a riserve di denaro liquido, o lo possono chiedere alla loro comunità».

Proprio l’aspetto comunitario è alla base dell’immigrazione cinese. Che sempre secondo la Dia si basa su una «famiglia economica allargata che ha come centro di interesse, ad esempio, la gestione di un ristorante o di qualsiasi attività che crei profitti, leciti o illeciti, e pertanto comunione di interessi». Con un mutuo soccorso che spesso diventa «strumento di pressione da parte di lobby criminali». Questo spiega l’allarme lanciato nei mesi scorsi da un rapporto del Cnel, secondo il quale «la criminalità organizzata cinese, per gerarchia interna e uso sistematico della violenza, è sempre più assimilabile alle organizzazioni di tipo mafioso».

Corriere della Sera, Bergamo,25/04/2016

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