Republicacija e gli Uighuri

Scrive La Repubblica il 6/7, pag. 17 di una minoranza islamica in rivolta, nella lontana Cina, dopo il massacro di due operai, titolando:”Xinjiang, violenze e arresti, tre cinesi uccisi dagli uighuri”. Ad Urumqi, capitale della provincia autonoma del Xinjiang, 3 morti e 20 feriti, centinaia di uighuri inferociti che avrebbero attaccato i cinesi han e incendiato le loro automobili, secondo le fonti ufficiali. Secondo il capo degli uighuri in Giappone: 3000 rivoltosi e 300 arrestati. A parere di Dilxat Raxit, portavoce del Congresso Mondiale Uighuro in Germania, 10.000 dimostranti e  più di 100 arrestati. L’odio razziale tra uighuri e cinesi han non data, come lascia credere il giornale, dai disordini nati oggi fra operai, ma si nutre delle crudeli e sistematiche campagne di repressione strike hard o YANDA “picchia duro”, nove fino al 2004, effettuate ai danni degli uighuri col pretesto del loro invincibile nazionalismo e poi dei loro legami con Al Qaeda. Dopo l’11/9, “Abbattimento delle torri gemelle”,  Pechino accettò gioiosamente la proposta americana di costituire un fronte unico contro il terrorismo islamico, col proposito di mascherare e rafforzare la repressione delle minoranze etniche, in particolare quella degli uighuri musulmani, umiliandone la cultura e l’identità. La Cina teme la fratellanza tra islamici al di qua e al di là dal confine. L’avversione e l’intolleranza tra uighuri e cinesi han nasce però anche dal progressivo e inarrestabile insediamento dei cinesi han nel Xinjiang: tra il 1949, anno dell’occupazione militare cinese, e il 1976, anno della morte di Mao, la popolazione cinese nella regione passò dal 6% al 41,5%.
Negli anni Ottanta si verificò una leggera flessione della presenza han, che tranquillizzò gli uighuri, ma negli anni Novanta Pechino impresse una brusca accelerazione al flusso migratorio han: più di un milione di nuovi abitanti si insediò nella regione, raggiungendo il 40% a fronte del 47% di uighuri.Tensione e violenza crebbero, unite alla discriminazione economica e sociale sempre ai danni dei non cinesi, che mediamente vivono anche 10 anni meno dei cinesi. “Tutte le regioni autonome sono parti inalienabili della Repubblica Popolare Cinese” recita la Costituzione, specialmente se contengono petrolio e materiali preziosi, chiosiamo noi. Quindi la Cina attua una vera e propria guerra d’insediamento con il pretesto della migrazione e La Repubblica non se ne accorge. Quando i missili cinesi pronti sull’altipiano del Tibet, la piattaforma di lancio più alta del mondo, già visibili per gli osservatori militari, saranno pronti, non ci sarà davvero più bisogno della tradizionale guerra di annichilimento.  Al sorridente Hu Jintao basterà domandare:”VI ARRENDETE?”
ALLORA CHISSA’ CHE SERVIZIO FARA’ LA REPUBBLICA?
Vedi per le notizie e le cifre: Università degli Studi di Siena, Master in diritti umani e azione umanitaria: “Lotta al terrorismo e repressione nella regione autonomaa Uigura del Xinjiang”,
2005-2006

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