Relazioni Cina UE. Relazione del Parlamento Europeo

L’espansione economica cinese degli ultimi anni è stata caratterizzata da un elevato tasso di crescita. L’Europa è il principale partner commerciale della Cina dal 2006 e la Cina è il secondo partner commerciale dell’Europa dal 2007.

Il rapido sviluppo legato all’impennata delle esportazioni ha portato la Cina a rappresentare circa il 6% degli scambi commerciali a livello mondiale e a fare dell’Europa il suo principale partner commerciale. Nel solo 2007, le esportazioni cinesi verso l’Europa sono cresciute del 18,7%, per un valore complessivo pari a circa 231 miliardi di euro. Il deficit commerciale dell’Europa nei confronti della Cina si attesta sui 160 miliardi di euro e la tendenza al rialzo sembra non arrestarsi.

Tuttavia, di fronte a queste cifre, è importante ricordare che la Cina è assurta a secondo partner commerciale dell’Europa, rappresentando un ricco e crescente mercato per le esportazioni europee. Nel 2007 le esportazioni dell’UE verso la Cina hanno registrato un incremento del 12%, per un valore pari a 71,6 miliardi di euro. E ciò è avvenuto nonostante le rigide barriere poste lungo il cammino delle imprese europee desiderose di entrare nei mercati cinesi.

L’attuale squilibrio commerciale costituisce un motivo di preoccupazione, ma non dovrebbe essere immediatamente visto dalla prospettiva delle crescenti esportazioni della Cina verso l’Europa. Anche la Cina rappresenta un’opportunità per le imprese dell’UE. È necessario un maggior impegno per garantire la parità di condizioni, affinché le opportunità di crescita siano a disposizione di entrambe le parti. Si stima che le barriere non tariffarie imposte dalla Cina incidano per un valore superiore a 21 miliardi di euro in termini di perdita di opportunità commerciali per le imprese europee.

L’accesso al mercato, il rispetto degli impegni assunti dalla Cina nell’ambito dell’OMC e il commercio libero ed equo

L’UE si impegna nella promozione di un commercio libero ed equo e nella graduale integrazione della Cina sulla scena economica mondiale in qualità di partner responsabile ed affidabile. Tuttavia, l’applicazione di norme eque e prevedibili a disciplina dell’accesso ai mercati cinesi riveste un carattere fondamentale affinché gli operatori europei abbiano una percezione positiva delle relazioni commerciali con la Cina e del suo ruolo di partner commerciale responsabile.

La Cina è entrata a far parte dell’OMC l’11 novembre 2001 e, conseguentemente, ha potuto beneficiare di sostanziali vantaggi. Sebbene da un lato la Cina abbia compiuto sostanziali progressi nell’adempiere ai suoi impegni nell’ambito dell’OMC e vi sia stato un certo miglioramento nell’accesso ad alcuni settori di mercato, dall’altro permangono tuttavia dei motivi di preoccupazione per una serie di questioni sul rispetto degli impegni presi in seno all’OMC.

Barriere e norme

Nei suoi requisiti regolamentari, la Cina ha introdotto una serie di restrizioni non previste dal suo protocollo di adesione all’OMC, volte a limitare l’ingresso di imprese estere in alcuni settori di importanza centrale per l’UE, spesso attraverso l’imposizione di requisiti regolamentari o standard eccessivi. La certificazione obbligatoria per la Cina (CCC), assieme ad altre specificazioni, vengono spesso utilizzate come ostacoli tecnici al commercio. E così, in settori quali quello automobilistico o della telefonia mobile, molte norme sono molto simili a quelle adottate volontariamente in Europa. Tuttavia, al fine di controllare l’accesso al mercato, vengono spesso obbligatoriamente imposte altre condizioni, di minore impatto, ma comunque costose. Tali prassi sono in antitesi con gli impegni sottoscritti dalla Cina in qualità di firmatario dell’accordo dell’OMC sugli ostacoli tecnici agli scambi (TBT).
Inoltre, le leggi cinesi risultano spesso ambigue, come nel caso della nuova legislazione anti-trust che, nonostante molte somiglianze con la politica di concorrenza dell’UE, presenta una serie di clausole volte a proteggere le imprese statali e di sicurezza (economica) nazionale. Tuttavia, il problema principale rimane la mancanza di trasparenza, sia nei processi legislativi sia nell’ambito dell’applicazione della legge.

Appalti pubblici

Come parte del processo di adesione all’OMC, la Cina si è impegnata a sottoscrivere l’accordo sugli appalti pubblici “il prima possibile”. Dopo essere divenuta osservatore dell’accordo sugli appalti pubblici (AAP) nel febbraio 2002 e aver approvato la nuova legge sugli appalti pubblici nel gennaio 2003, la Cina ha presentato un’iniziale offerta di accesso al mercato degli appalti pubblici nel dicembre 2007, che è stata ben al di sotto delle aspettative.

Nell’ambito dei negoziati volti a rafforzare l’accordo di cooperazione economica e commerciale del 1985 tra l’UE e la Cina, entrambe le parti hanno concordato sulla necessità di portare avanti i colloqui sulla questione relativa agli appalti pubblici. Tuttavia, è opportuno ricordare che il mercato degli appalti pubblici in Europa, il cui valore attuale si attesta a circa 1 900 miliardi di euro, è già ampiamente aperto alle imprese cinesi. Pertanto la Cina è chiamata a compiere tutti gli sforzi necessari a tale riguardo, al fine di garantire innanzitutto che la legislazione vigente venga posta in essere in modo equo e trasparente e, in secondo luogo, che la conclusione dei suddetti colloqui possa assicurare una parità di condizioni per entrambe le parti interessate.

La presenza e l’assistenza dell’UE, in particolare a favore delle PMI

Le PMI possono essere viste come il motore dell’innovazione e dello sviluppo economico. È pertanto fondamentale garantire una presenza fisica sul mercato in grado di fornire assistenza e di promuovere al contempo la cooperazione. Nell’ambito delle relazioni commerciali con la Cina, le PMI si trovano ad affrontare le stesse sfide delle imprese più grandi, ma a causa della loro dimensione, spesso non dispongono dei mezzi per farlo. Nel 2008 la Commissione ha istituito un helpdesk per i DPI e le PMI, con il compito di assistere in Cina le PMI europee nell’ambito della protezione e dell’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale. Garantire la continuazione, la crescita e il rafforzamento di questo tipo di sostegno è di fondamentale importanza affinché le PMI europee possano sviluppare la propria attività in Cina. Sono stati posti in essere diversi programmi europei di assistenza tecnica volti a promuovere ulteriormente l’integrazione della Cina nell’economia mondiale, ad assistere il governo cinese nell’adempimento dei propri obblighi e impegni nell’ambito dell’OMC e a facilitare il processo di un’ampia riforma economica, normativa, legislativa e amministrativa necessaria alla promozione della liberalizzazione degli scambi.

Commercio libero ed equo

Antidumping e lo status di economia di mercato

La relazione esprime preoccupazione per l’elevato numero di inchieste anti-dumping avviate contro i produttori cinesi. Le misure di difesa commerciale costituiscono un importante strumento per garantire condizioni eque negli scambi commerciali tra la Cina e l’UE, ma è opportuno che la Commissione tenti di risolvere le dispute commerciali attraverso il dialogo.

La richiesta dello status di economia di mercato avanzata dalla Cina risale al 2003. Nel giugno 2004 è stata stesa la prima valutazione preliminare e in quell’occasione è stato riconosciuto alla Cina soltanto il rispetto del secondo dei 5 criteri (1. influenza dello stato nelle decisioni di natura commerciale, 2. abbandono del vecchio sistema, privatizzazione, 3. standard di contabilità/corporate governance, 4. fallimento/diritto di proprietà, 5. settore finanziario). La relazione ritiene che in molti settori dell’economia la Cina non soddisfi ancora i criteri che la porterebbero a essere considerata un’economia di mercato e considera opportuno, pertanto, che la Commissione acconsenta al riconoscimento di suddetto status soltanto quando la Cina avrà pienamente soddisfatto i requisiti necessari.

I diritti di proprietà intellettuale (DPI) e la contraffazione

Negli ultimi anni la Cina ha compiuto significativi progressi nell’ambito della revisione della legislazione sui diritti di proprietà intellettuale. Tuttavia, gli allarmanti livelli di contraffazione e di pirateria evidenti sia sul territorio nazionale sia a livello delle esportazioni, dimostrano chiaramente la necessità di garantire un totale rispetto dell’accordo dell’OMC in materia di diritti di proprietà intellettuale che riguardano il commercio (accordo sugli ADPIC). Questo aspetto riveste una particolare importanza per la credibilità della Cina come partner commerciale centrale. Infatti, secondo il sondaggio sulla fiducia degli imprenditori realizzato nel 2007 dalla camera di commercio dell’UE in Cina, la protezione dei diritti di proprietà intellettuale è considerata il secondo principale ostacolo alle attività commerciali in Cina. Soltanto per il 12% degli intervistati la questione dei DPI non rappresenta alcun problema.

L’applicazione della legge appare non uniforme per diverse ragioni, tra cui la complessità della struttura amministrativa e delle procedure, la mancanza di personale specializzato, gli inefficaci deterrenti delle sanzioni e il protezionismo locale. Nonostante ciò, il governo cinese si è dimostrato sempre più attento alle richieste di riforme, in particolare in relazione all’applicazione di sanzioni penali contro la contraffazione, per la quale è stata abbassata la soglia di avvio dei procedimenti penali. La Cina ha rivisto anche i regolamenti in materia doganale, con lo scopo di rafforzare il controllo frontaliero e facilitare la denuncia dei casi di contraffazione. Nonostante ciò, il problema non solo non arresta la sua corsa, ma continua ad accrescersi.

Molte altre questioni sono legate alla protezione dei diritti di proprietà intellettuale. Le imprese europee sono attivamente interessate ad esportare nuove tecnologie in Cina, ma tale processo di esportazione è disciplinato da normative molto severe. E inoltre, il rispetto di suddette norme risulta complesso e oneroso in termini di tempo e di risorse economiche. Le strutture di produzione dei prodotti contraffatti e piratati spesso non osservano né i diritti dei lavoratori né i requisiti di igiene e sicurezza, ponendo un reale pericolo per i consumatori e, nel caso delle sostanze chimiche, anche per l’ambiente. La questione dei DPI è stata al centro dei colloqui del meccanismo di dialogo di alto livello tenutisi il 25 aprile 2008, durante i quali il DG Commercio e il ministero delle Finanze cinese hanno concordato di realizzare, almeno una volta all’anno, un dialogo sulla proprietà intellettuale che abbracci tutte le questioni correlate ai DPI. Si tratta di un fattore che mina in modo preoccupante la competitività dell’UE, ma che rappresenta un problema anche per la Cina, chiamata a intervenire a tale riguardo se vorrà continuare a beneficiare dei trasferimenti di tecnologia provenienti dall’Europa.

Il settore del tessile e delle calzature

Nel 2005 l’UE ha firmato un protocollo d’intesa con la Cina che limitava le esportazioni di prodotti tessili verso l’UE fino al 31 dicembre 2007. Altri paesi hanno sottoscritto simili accordi o hanno comunque adottato delle misure di salvaguardia. Nonostante ciò, nel 2007 il volume delle importazioni europee dalla Cina è aumentato del 25% per i prodotti tessili e del 13% per l’abbigliamento rispetto al 2006. Un trend simile si è registrato anche nel settore delle calzature.

Nel settembre 2007 l’UE e la Cina hanno congiuntamente deciso di applicare un sistema di controllo incrociato sulle principali categorie di produzione tessile, con lo scopo di assicurare una responsabilità condivisa nel controllo degli scambi e di facilitare il processo di transizione verso un sistema liberalizzato, al termine delle restrizioni previste dal memorandum di intesa. Tale sistema sembra funzionare in modo soddisfacente e il meccanismo del controllo incrociato risulta preferibile a quello delle quote, anche se ciò non deve tramutarsi in una barriera al commercio libero.

L’impatto sociale ed ambientale

Benché la Cina si sia totalmente trasformata rispetto agli anni ’70, rimane tuttavia un paese composto da molti paesi. Milioni di persone hanno tratto beneficio dalla nuova prosperità, ma il divario tra i redditi continua ad accrescersi e, soprattutto nelle zone rurali, molti continuano a vivere in condizioni di estrema povertà. Un tale rapido sviluppo ha inevitabilmente avuto ripercussioni negative sull’ambiente. Oggi la Cina è chiamata ad investire in un miglior sfruttamento energetico e in tecnologie pulite e sostenibili, un processo che potrebbe essere notevolmente agevolato dal trasferimento della conoscenza dall’estero.

Un’ulteriore questione molto delicata è costituita dalle violazioni dei diritti dei lavoratori in Cina, quali lavori forzati, lavoro minorile, discriminazione contro le donne e i lavoratori agricoli e denunce contro la mancata libertà di associazione. La presente relazione esorta la Cina a ratificare le principali convenzioni dell’OIL in materia di libertà di associazione e di diritto di organizzazione e a contrastare attivamente tutte le forme di sfruttamento in ambito lavorativo, in particolare per quanto riguarda le donne e i bambini.

Infine, la Cina è chiamata a promuovere i suoi sforzi in materia di sicurezza alimentare. Recenti casi, ben documentati, della commercializzazione di prodotti pericolosi e in particolare l’inchiesta sui giocattoli dei bambini, hanno suscitato una profonda preoccupazione in tutta Europa. La determinazione del governo cinese nel far fronte a questo problema attraverso una lotta mirata contro la bassa qualità dei prodotti e dei controlli è stata accolta con favore. Tuttavia, fino a quando la sicurezza non sarà nuovamente garantita, la Commissione e gli Stati membri sono chiamati a prestare la massima attenzione per impedire che prodotti pericolosi raggiungano i mercati europei.

Azioni future

L’accordo di partenariato e di cooperazione

L’UE ha approvato l’apertura di negoziati per un nuovo accordo di partenariato e di cooperazione con la Cina nel dicembre 2005, benché i colloqui veri e propri abbiano avuto inizio soltanto nell’ottobre 2007. Il terzo ciclo di negoziati ha avuto luogo a settembre 2008. La presente relazione ritiene che il rapido raggiungimento di un accordo completo ed esaustivo tra le due parti interessate sia fondamentale per il futuro sviluppo delle relazioni tra l’UE e la Cina.

La prevenzione dei problemi attraverso un dialogo bilaterale

Oltre agli incontri della commissione mista, che si tengono annualmente a livello ministeriale, sono stati istituiti molti altri canali di dialogo in aree connesse al mercato. Il più importante di essi è certamente il summenzionato nuovo meccanismo di dialogo economico e commerciale di alto livello, la cui istituzione era stata approvata in occasione del vertice UE-Cina di Pechino, nel novembre 2007. Il lancio di tale meccanismo è avvenuto nell’aprile 2008 e servirà a rafforzare il dialogo tra la Commissione europea e il governo della Cina. Avvicinando i responsabili politici della Cina alla loro controparte europea in seno alla Commissione, questo strumento costituisce un nuovo mezzo per affrontare le questioni di interesse reciproco, in particolare nell’ambito degli investimenti, dell’accesso al mercato e della protezione dei diritti di proprietà intellettuale, oltre ad altre questioni strategiche correlate al mercato.

Questi sviluppi non possono che incontrare una totale approvazione, dal momento che costituiscono uno strumento di risoluzione dei problemi attraverso un dialogo strutturato. In questo contesto, la presente relazione esorta la Commissione a vagliare, congiuntamente con le autorità cinesi, le modalità attraverso le quali conferire una dimensione parlamentare al lavoro svolto dal meccanismo di dialogo di alto livello, analogo a quello del gruppo dei consulenti che convogliano nel Consiglio economico transatlantico il contributo del PE e del Congresso USA. La Commissione europea è chiamata a promuovere l’istituzione di un Business Council Cina-EU, simile al Business Council USA-UE.

Conclusioni

Le relazioni commerciali con la Cina devono basarsi su un reciproco impegno e un partenariato strategico che sancisca i principi di reciprocità e di equità della concorrenza e degli scambi commerciali, nel rispetto dei nostri valori comuni e delle norme stabilite dall’OMC.

Dal canto suo, la Cina è chiamata a comprendere che esiste una concreta preoccupazione in Europa relativamente alla mancanza di reciprocità nell’accesso ai mercati e in merito ad altre questioni, quali i diritti di proprietà intellettuale, che alimentano la richiesta di restrizioni alle importazioni cinesi. Il modo migliore di rispondere a tali pressioni è prendere seriamente in considerazione le rispettive preoccupazioni, al fine di garantire una parità di condizioni e promuovere conseguentemente un commercio e una cooperazione equi a beneficio reciproco.

Corien Wortmann-Kool, Commissione per il Commercio Internazionale Parlamento Europeo

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