Regime cinese stringe la sorveglianza sui cittadini in nome della gestione urbana

Dal nome sembra una normale agenzia governativa, ma la realtà è un’altra: tramite essa, il regime cinese conduce sorveglianza di massa sui cittadini e partecipa alla persecuzione dei gruppi religiosi.

L’agenzia è chiamata ‘centro di gestione completa’ e i funzionari che la dirigono sono noti come gli ‘amministratori di rete’. Quest’organizzazione è salita alla ribalta negli ultimi mesi, con la stampa di regime che ha magnificato il suo grande contributo al contenimento della diffusione del nuovo coronavirus, anche noto come virus del Partito Comunista Cinese (Pcc).

A riguardo, Epoch Times ha ottenuto dei documenti governativi che mostrano il grande impegno profuso da Pechino per creare questi centri e dargli dei compiti, così come gli ingenti finanziamenti stanziati a loro vantaggio. Ma i documenti rivelano che l’obiettivo finale è quello di rafforzare il controllo del Partito sulla società.

Transizione

La prima versione degli ‘amministratori di rete’ è nata all’inizio degli anni 2000. Il regime cinese li definiva come un «sistema di controllo civile basato sulla comunità», con città e paesi divisi in sezioni più piccole chiamate ‘reti’. Un avviso di un governo locale evidenziava che tra i doveri di un amministratore di rete c’è quello di essere «un promotore della linea e delle politiche del Partito».

Shanghai è stata una delle prime città cinesi a incorporare il sistema della rete. Nel 2003, il governo municipale ha annunciato un piano di sviluppo ventennale, affermando che il «sistema di gestione della rete» sarebbe stato utilizzato per allocare le risorse della città, come i servizi pubblici e le aree verdi pubbliche.

Nel 2008, il governo di Shanghai ha pubblicizzato il successo del sistema nella gestione dei problemi urbani, come l’efficientamento della rimozione dei rifiuti nelle aree pubbliche. Un amministratore di rete avrebbe il compito di pattugliare circa 10 reti, ciascuna delle dimensioni di circa 10 mila metri quadrati.

Questa sistema ha acquisito importanza politica nell’aprile 2015, quando l’Ufficio Generale del Comitato Centrale del Pcc e il Consiglio di Stato, hanno pubblicato un documento sulla costruzione di un sistema che avrebbe «rafforzato la sicurezza pubblica nella società». Incorporando le ‘reti’ negli uffici di polizia, questi nuovi «centri di gestione completa» sarebbero diventati uno strumento per monitorare i cittadini.

Quando nel 2016 il regime cinese ha lanciato il progetto Dazzling Snow per coprire tutte le aree rurali con telecamere di sicurezza avanzate, questi centri sono diventati posti di comando per condurre una sorveglianza potenziata dall’intelligenza artificiale. L’equivalente urbano di questo progetto si chiama Skynet.

I due progetti, insieme al Golden Shield, una vasta infrastruttura di censura e monitoraggio online che include il famigerato ‘Grande Firewall’, sono diventati gli strumenti orwelliani di Pechino per rendere il Paese uno Stato di sorveglianza altamente tecnologico.

Sorveglianza

Il sistema delle reti è infatti un modo per il regime cinese di tenere traccia delle attività dei residenti e assicurarsi che non dissentano dal Partito.

In un documento trapelato, datato 15 maggio 2016, il governo municipale della città di Dalian ha delineato i passaggi per la costruzione di questi centri di gestione: dovrebbero estendere la loro portata «più in profondità nelle famiglie» ed essere in grado di «monitorare attivamente l’ordine sociale» e assistere comitati locali del Partito e agenzie governative.

Gli amministratori di rete dovrebbero pattugliare le strade, gli edifici e i luoghi pubblici principali, almeno due volte al giorno. Devono essere sempre consapevoli delle «opinioni pubbliche» e «scoprire tempestivamente eventuali rischi per la sicurezza e fattori instabili nelle loro reti».

In un altro documento trapelato dalla città di Dalian, il governo municipale ha detto che si sarebbe appropriato di quasi 500 milioni di yuan (circa 65 milioni di euro) per costruire 32 mila nuovi «posti di sorveglianza di pubblica sicurezza».

Epoch Times ha anche ottenuto diversi documenti governativi trapelati che mostrano l’enorme portata di questo sistema. Nella città di Daqing, che conta 2,7 milioni di abitanti, c’erano un «centro di gestione completa» a livello di città, 10 a livello di contea, 138 a livello di borgata e 770 a livello di villaggio. I 770 centri del villaggio erano responsabili di 6.690 reti e avevano 7.404 amministratori di rete. Un altro documento mostra che Mudanjiang, una città di circa 2,6 milioni di persone, era divisa in 4.124 reti e aveva un totale di 1.027 centri a livello di villaggio, con 4.282 amministratori di rete.

Quest’anno, il regime cinese si è appoggiato a questi centri e agli amministratori di rete per monitorare i cittadini e far rispettare le regole di quarantena. Il 3 febbraio, il governo provinciale del Guangdong ha tenuto una conferenza stampa, pubblicizzando i «centri di gestione completa» locali come fondamentali per fermare la diffusione del virus.

Persecuzione

Ma i centri e gli amministratori di rete svolgono segretamente compiti che violano gravemente i diritti umani.

Su Minghui.org, un sito web con sede negli Stati Uniti che monitora la persecuzione del Falun Gong in Cina, si legge che nel maggio 2019 un centro di gestione di Wuchang (un distretto della città di Wuhan) è stato responsabile di aver inviato in un centro di lavaggio del cervello una praticante del Falun Gong locale di nome He Xiaoling. Dieci giorni prima, la donna era stata arrestata e detenuta dalla polizia locale per la sua fede.

Il Falun Gong, noto anche come Falun Dafa, è un’antica pratica spirituale con esercizi meditativi. La pratica era molto popolare in Cina negli anni 90, ma dal luglio 1999 è divenuta l’obiettivo di una brutale persecuzione nazionale da parte del Pcc.

All’inizio di settembre, Minghui ha riferito che un amministratore di rete di nome Yang ha molestato un praticante del Falun Gong di nome Zhang Zhengyou nella sua casa, nella contea di Huili, provincia dello Sichuan.

Bitter Winter, una rivista online che si occupa delle persecuzioni religiose in Cina, ha riferito nel gennaio 2019 che le autorità locali di Lhasa, capitale della regione del Tibet, hanno minacciato di togliere i benefici di sussistenza governativi ai buddisti tibetani che non rinunciavano alla loro religione. Per garantire che i cittadini rispettassero l’imposizione, il governo della città ha incaricato gli amministratori di rete di tenere i tibetani sotto sorveglianza dalle 9 di mattina alle 21:00.

Bitter Winter ha anche pubblicato un rapporto nel settembre 2019 basato su interviste a diversi amministratori di rete anonimi. Un amministratore nella provincia dello Shandong, ha spiegato che il suo lavoro includeva il monitoraggio dei dissidenti, delle persone che sono state recentemente rilasciate dalla prigione e delle minoranze religiose, compresi coloro che praticano il Falun Gong.

Gli amministratori di rete ricevono spesso degli speciali smartphone governativi per riferire ciò che vedono. Secondo quanto riportato da Bitter Winter, in alcune aree della provincia meridionale del Fujian, gli amministratori di rete sono stati ricompensati per riferire informazioni sui dissidenti: ricevevano mille yuan (circa 130 euro) per ogni dissidente religioso che veniva scoperto e arrestato.

Fonte: Epoch Times Italia,22/10/2020

Articolo in inglese: 

China Is Advancing Tight Surveillance on Citizens, Dissidents in the Name of Urban Management

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