Regime cinese cerca di spaventare Taiwan in vista delle prossime elezioni

Joshua Philipp, Epoch Times | 5/09/2015
Negli ultimi due mesi il Partito Comunista Cinese (Pcc) sta inviando messaggi precisi a Taiwan. Gli avvertimenti sono passati dal vago all’evidente, per divenire poi chiari come il sole – e questo deve aver qualcosa a che fare con le elezioni presidenziali che si svolgeranno nell’arcipelago nel 2016, che stanno virando verso una direzione che non piace al Partito.

Tsai Ing-wen (C), presidente del Partito Democratico Progressista di Taiwan, con alcuni membri del partito nel corso di una conferenza stampa a Taipei, il 15 aprile 2015. Il regime cinese sta tenendo delle esercitazioni militari che simulano le invasioni di Taiwan, in vista delle elezioni presidenziali sull’artcipelago. (SAM YEH/AFP/Getty Images)

Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, l’Esercito di liberazione del Popolo (Pla) del Pcc ha tenuto numerose esercitazioni militari che, secondo quanto riferisce l’agenzia di intelligence Ihs Jane, avrebbero simulato l’invasione di Taiwan, arcipelago cinese in cui vige la democrazia. Durante le esercitazioni, un’immagine messa in circolazione dai media cinesi ha mostrato un’ufficiale del Pla dare disposizioni servendosi di una «mappa di Taiwan nascosta a stento con le dita».

Come ha riferito la Ihs Jane, le esercitazioni militari sono coincise con la visita negli Stati Uniti tra il 29 maggio e il 3 giugno di Tsai Ing-wen, candidato per il Partito Democratico Progressista di Taiwan.

In altre parole, le esercitazioni militari erano intese come un avvertimento, e la campagna presidenziale di Tsai era il loro obiettivo.

Questi avvertimenti si sono presto fatti più incisivi. Il 5 luglio, la China Central Television (Cctv), uno dei portavoce ufficiali del Pcc, ha mandato in onda un video che mostrava un’esercitazione militare nella Mongolia Interna, dove le truppe del Pla attaccano un edificio che assomiglia sorprendentemente a quello dell’ufficio presidenziale di Taiwan.

Sull’isola di Taiwan, le esercitazioni hanno causato scalpore. L’organo di stampa Focus Taiwan ha parafrasato una citazione di un portavoce del Ministero della Difesa, Lou Shou-lui, il quale ha affermato che «per i taiwanesi, le esercitazioni erano rivolte a loro».

Il messaggio si è poi fatto sempre più evidente. Come ha dichiarato il media digitale Quartz in un articolo del 23 luglio: «Il video è pieno di simbolismo politico». Il giornale richiama l’attenzione sulle prossime elezioni e sulla probabile vittoria di Tsai, affermando che «alcuni suggeriscono che l’attacco simulato sia il modo con cui la Cina sta ricordando a Taiwan che, se dovesse dichiarare l’indipendenza, manterrà la sua promessa di invaderla».

In seguito, nei primi giorni di agosto, forse temendo che Taiwan non avesse ancora compreso le sue intenzioni, il Pcc ha espresso direttamente la sua linea. Le dichiarazioni sono state rilasciate da Zhang Zhijun, capo dell’Ufficio degli Affari di Taiwan del governo cinese e massimo funzionario del Pcc a Taiwan. Zhang ha affermato, secondo la Reuters, che Taiwan ha la possibilità di scegliere se mantenere i suoi legami con il Pcc e «godersi il dividendo della pace», oppure tornare alle sue «sventurate vie» dell’indipendenza.

È importante comprendere il clima politico di Taiwan e il perché il Pcc non è felice a suo riguardo.

Il presidente in carica della Repubblica di Taiwan Ma Ying-jeou, membro del Partito Nazionalista [anch’egli candidato alle prossime elezioni, ndt], è ampiamente criticato per essere troppo amichevole con il Pcc.

Secondo i sondaggi, Ma è circa venti punti dietro Tsai, e il Partito Democratico Progressista di Tsai è apertamente contrario agli sforzi del Pcc per assorbire Taiwan. Secondo la rivista Forbes, il Partito Nazionalista di Ma sarà quasi certamente sconfitto.

Per la propaganda del Pcc, che comprende frasi come «senza il Pcc, non ci sarebbe alcuna nuova Cina», Taiwan è una sorta di macchia nera. Con una Taiwan democratica proprio dall’altra parte dello stretto, i cinesi potrebbero girare gli occhi e vedere una società cinese modernizzata, che funziona bene anche in assenza di un governo totalitario.

Il Pcc, con i suoi programmi volti a cambiare il modo in cui la gente di Taiwan vede se stessa e la Cina continentale, stava facendo molti progressi. La sua propaganda include il fare riferimento a Taiwan come «la Taiwan della Cina» e il definire «programmi di riunificazione pacifica» i suoi piani per assumere il controllo di Taiwan.

Nei primi giorni di agosto, si sono verificate persino alcune proteste su larga scala attinenti ai recenti cambiamenti effettuati nei libri di testo scolastici di Taiwan, sulla sua storia. L’insegnante di storia Chang Wen Lung ha detto alla Reuters che sui libri di testo sono stati «distorti quegli episodi storici non congeniali al Pcc, come gli accordi che hanno istituito la sovranità della Repubblica di Cina su Taiwan dopo la Seconda Guerra Mondiale, ed è stata denigrata l’influenza del Giappone, che per decenni, in precedenza, era stato il governatore coloniale dell’isola e il nemico tradizionale di Pechino».

Il quotidiano statunitense Christian Science Monitor ha fatto un buon lavoro nello spiegare il significato di queste proteste, affermando che «le proteste sono le più estese verificatesi a Taiwan nell’arco di oltre un anno e riflettono un crescente mutamento sull’isola, dall’identificazione culturale con la Cina a una maggiore identità taiwanese. Riflettono inoltre un nuovo attivismo da parte delle generazioni più giovani, che si è osservato per la prima volta nel 2014 con il ‘Movimento studentesco Girasole’ di Taiwan e più recentemente con il ‘Movimento dell’Occupy Central’ di Hong Kong, che ha sfidato le regole di Pechino sulle elezioni».

Con le prossime elezioni, sembra che gli sforzi fatti dal Pcc per assumere lentamente il controllo di Taiwan, possano presto cadere a pezzi.

Lo Straits Times, un organo di stampa di sede a Singapore, ha riassunto l’incombente realtà per il Pcc in un recente titolo: «Pechino si prepara a una meno amichevole Taiwan post-Ma».

Chen Deming, presidente dell’Associazione cinese per le relazioni tre le due sponde dello Stretto di Taiwan, ha detto: «Da ora in poi, [le relazioni tra le due sponde dello Stretto] non saranno del tutto semplici», secondo lo Straits Times.

Zhang Zhijun, direttore dell’Ufficio degli Affari di Taiwan del governo cinese, ha detto che «tutto ciò che finora siamo riusciti a realizzare, adesso potrebbe crollare».

Fonte: Epoch Times, http://epochtimes.it/n2/news/regime-cinese-cerca-di-spaventare-taiwan-in-vista-delle-prossime-elezioni-2447.html

Articolo in inglese: The Chinese Regime Is Trying to Scare Taiwan Ahead of Its Elections

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