Rebiya Kadeer dice la sua dopo la deportazione di 100 Uiguri dalla Tailandia alla Cina e invita ad aprire gli occhi sull’oppressore cinese.

Non si è fatta attendere la dura replica da parte di Rebiya Kadeer, leader degli Uiguri, a seguito della deportazione di 100 suoi compatrioti che erano fuggiti dalla Cina per accedere a una nuova, meravigliosa e sicura vita in Tailandia. Dopo essere stati riportati nel paese comunista, il governo ha prontamente sfruttato l’immagine di tale scempio per dar sfoggio del proprio potere.

Riportiamo qui le parole della madre del Turkestan Orientale ai microfoni di Radio Free Asia.

RFA: Che cosa vuole dire al mondo riguardo alla deportazione degli uiguri dalla Tailandia alla Cina?

Kadeer: È il momento di ripensare al tipo di paese e di governo con il quale abbiamo a che fare. Non ho alcun dubbio, nella mia mente, che l’incidente tailandese abbia messo in evidenza la natura stessa della politica cinese nei confronti degli uiguri, politica che ho cercato di far conoscere al mondo negli ultimi 10 anni, da quando sono stato liberata dalla prigione cinese. Qual è allora la loro vera politica che non troviamo nei loro libri?
È l’essenziale e definitiva distruzione degli uiguri come persone.

RFA: Cosa ne pensa dei report dei media cinesi sul fatto che gli uiguri siano jihadisti sulla strada per la Siria e l’Iraq?

Kadeer: Dobbiamo mettere in discussione le affermazioni cinesi. Qual è il “crimine” commesso dagli uiguri che sono fuggiti in Tailandia per la loro sicurezza? È l’attraversamento illegale delle frontiere? È La mancanza di mezzi per ottenere documenti legali e la costante minaccia da parte delle autorità che li ha spinti a tentativi che mettono a rischio la loro vita e quella dei propri cari.
Il governo cinese sostiene che gli uiguri avevano in programma di unirsi ai radicali in Siria e in Iraq. Ma sanno che non è vero. Sanno molto bene che gli uiguri non rischierebbero mai la loro vita per recarsi in un paese straniero a combattere. Coloro che ne hanno avuto abbastanza stanno combattendo a mani nude e moribondi. È ovvio che quei uiguri che sono fuggiti in Tailandia stavano soltanto cercando di raggiungere un posto sicuro in cui vivere la propria vita. Possiamo vedere, con una prova documentata, la loro dichiarazione alle Nazioni Unite in cui viene richiesto lo status di rifugiato.
Anche se i cinesi avessero colto in flagrante alcuni uiguri mentre stavano effettivamente combattendo a fianco dei radicali, questo non giustifica l’aver etichettato tutti gli uiguri come radicali, in fuga da un oppressore per morire sotto un altro. Tutti gli uiguri fuggiti in Tailandia erano in pericolo di vita a causa delle minacce da parte delle autorità cinesi e sono dovuti scappare per salvarsi la vita. Alcuni di loro hanno perso i loro cari, alcuni hanno perso i propri genitori, altri hanno perso i loro bambini nel tragitto per la salvezza in Tailandia.

RFA: Perché la Cina sembra così noncurante dell’opinione pubblica internazionale tanto da strappare gli uiguri alla Tailandia e da riportare dettagliatamente le scene della deportazione su tutti i media?

Avendo realizzato come l’utilizzo di politiche di “soft power” per includere gli uiguri non abbia funzionato negli ultimi vent’anni, il governo cinese cerca ora di imporre tutte le politiche di “hard power” possibilmente raccoglibili a livello internazionale per schiacciare ogni speranza per gli uiguri che – un giorno – il mondo possa correre in loro aiuto.
In questo modo hanno invitato agli uiguri del Turkestan Orientale il messaggio forte che non c’è altra via che sottomettersi all’oppressione cinese. Naturalmente, questa deportazione degli uiguri in Cina non è solo enorme perdita di 100 o più vite, per non parlare delle innumerevoli vite perse e che non hanno voce, ma è un durissimo colpo per la speranza e le aspirazioni degli uiguri.
Mostrando infantilmente sulla televisione nazionale gli uiguri deportati, il governo cinese sta dicendo al nostro popolo che sta applicando la tolleranza zero su coloro che non vogliono obbedire alle loro regole e che il mondo non vorrà o non potrà fare nulla a riguardo.
Inoltre, il governo cinese ha ora la forza e tutta l’intenzione di chiarare il suo status di superpotenza sia ai loro amici, sia ai loro nemici.
Il fatto stesso che il governo cinese abbia obbligato la Tailandia al rimpatrio forzato degli uiguri, indica che la loro sfera di influenza è al di sopra di quella occidentale. Questo non è un mero conflitto tra gli uiguri e la Cina. È e sarà sempre una lotta tra coloro che danno valore ai diritti umani e coloro che si inchinano al potere supremo.
I cinesi hanno mostrato ai loro vicini che possono dire NO e vincere la loro lotta contro l’Occidente e l’ONU.

RFA: Quali aspetti della recente deportazione meritano più attenzione?

Kadeer: In primo luogo, l’azione ha suscitato una profonda protesta internazionale e l’opposizione da parte delle organizzazioni per i diritti umani interessate, delle organizzazione non governative e dei governi. E che dire di coloro che non hanno voce e vivono costantemente in pericolo?
Quando abbiamo riportato che il governo cinese ha strappato via i foulard dalla testa delle nostre donne, che ha imposto il taglio della barba ai nostri uomini e che ha apposto le bandiere cinesi sulla nicchia delle nostre moschee, siamo stati etichettati come bugiardi. Ora dovreste comprendere meglio. Questa è la vera Cina.
In secondo luogo, le autorità cinesi hanno celebrato questo evento come un successo, la capacità di sfruttare il loro potere economico e politico per manipolare un governo debole come quello tailandese. Credo che questo sia molto spaventoso. La celebrazione di una “vittoria” sui deboli e sugli oppressi non rappresenta di certo un buon cuore e un buon governo.
Solo coloro che sono mossi unicamente dal potere politico e dall’interesse possono fare una cosa del genere senza vergogna.

RFA: In questa fase quali speranze nutrite nei confronti della comunità internazionale per quanto riguarda la situazione attuale degli uiguri e il destino dei recentemente deportati?

Kadeer: Esorto la comunità internazionale a combattere per la sicurezza dei restanti uiguri in Tailandia e per quelli che sono stati restituiti alla Cina. Il governo cinese dovrebbe essere tenuto a fornire la prova di un ritorno avvenuto in sicurezza per questi uomini e la certezza di accedere a un giusto processo.
Ho sollevato tali questioni alla comunità internazionale per evitare un’ulteriore escalation di questa terribile situazione e per evitare che il governo cinese lo utilizzi come una nuova scusa per danneggiare ulteriormente amici e parenti di quei uiguri che hanno fatto ritorno dalla Tailandia.

Noi della Laogai Research Foundation concordiamo con le parole della coraggiosissima leader e ci uniamo al suo appello alla comunità internazionale tutta per attuare le pressioni necessarie a placare un atteggiamento tanto deprecabile. Lo scenario che ci si presenta davanti è sempre più cupo e Xi Jinping sta sfruttando la distrazione delle nazioni occidentali, troppo assorbite dalla crisi economica, per poter spadroneggiare senza freno alcuno e agire in noncuranza della leggi più elementari imposte dal diritto internazionale umanitario. Non è assolutamente accettabile che si compiano passi indietro tanto significativi dopo anni trascorsi a costruire strumenti che garantiscano la libertà delle popolazioni e non possiamo permettere che sia proprio la Cina a vanificare il duro lavoro compiuto finora.

Radio Free Asia,16/07/2015

Traduzione di: M.R. Laogai Research Foundation

English article,Radio Free Asia; 

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