Razzismo in Cina? “Cacciato da hotel e spiaggia perché straniero” | VIDEO]

Pietro racconta a Giulia Innocenzi per Iene.it tutti gli episodi che gli sono successi in Cina in quanto straniero una volta uscito dalla quarantena: “è razzismo di stato”.

 

In Cina è stato ufficialmente avviato il razzismo di stato”. Parte così l’email che ci scrive Pietro (nome di fantasia, ndr), italiano che vive da diversi anni in una città a circa 500 chilometri da Wuhan. Giulia Innocenzi lo ha intervistato per Iene.it: aspettando Le Iene, e Pietro ha messo in fila una serie di episodi che gli sono successi da quando è uscito dalla quarantena. Episodi che vanno ad aggiungersi a notizie allarmanti di taglie sugli stranieri e africani buttati fuori casa.

Ma andiamo con ordine. Pietro rientra in Cina un mese fa, per la precisione tre giorni prima che il paese vieti agli stranieri anche residenti l’ingresso. “Così parte la mia quarantena. Prima in un albergo a mie spese, poi, quando viene fuori grazie al tracciamento dell’app che il passeggero seduto vicino a me in aereo è risultato positivo al coronavirus, vengo trasferito in una struttura per quelli più a rischio. Questa era bella fatiscente, ma comunque finisco i miei giorni e finalmente torno a casa”. Con il certificato alla mano che attesta che non ha contratto il coronavirus può finalmente tornare ad abbracciare la sua famiglia, moglie cinese e due figli, 9 e 6 anni. Ma da lì cominciano i problemi.

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Dovevo rinnovare il passaporto”, racconta alla Innocenzi, “e così decidiamo di andare al consolato di Canton e approfittiamo per trascorrere un fine settimana in famiglia”. Al telefono la prima brutta scoperta: “in quanto straniero non potevo prenotare un albergo. Ho provato con diverse strutture, ma mi hanno risposto tutte allo stesso modo: ‘per disposizioni governative non sono ammessi gli stranieri’”. Partono lo stesso, grazie all’ospitalità offerta a casa di amici, e lì il secondo brutto episodio. “Entro in un garage sotterraneo e il parcheggiatore si sbraccia invitandomi a fermarmi. Ci spiega che in quanto straniero non posso entrare”. Pietro gli mostra il certificato che attesta la sua negatività al coronavirus, ma non c’è niente da fare. “Sono dovuto scendere dalla macchina e uscire, ha parcheggiato mia moglie”.

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Ma non è finita qui. Con la famiglia e gli amici decidono di trascorrere qualche ora al mare. Anche lì, non appena vedono che Pietro è straniero, mostrano un cartello che recita testuale: “Per disposizioni governative, momentaneamente non possiamo autorizzare l’accesso agli stranieri”. E tutto questo davanti agli occhi dei suoi figli, con la più grande pronta a intervenire per spiegare che il papà non è infetto. La bambina è intervenuta anche qualche giorno fa, mentre era con altri bambini in una sala giochi. Quando hanno visto il suo papà gli hanno puntato il dito e hanno cominciato a gridare che aveva il coronavirus, così ancora una volta è dovuta intervenire la bambina, che ha spiegato che straniero non equivale a infetto. “E poi gli ha anche detto che i contagiati erano loro”, chiosa Pietro. Che da questa serie di episodi è molto provato, soprattutto perché ci vanno di mezzo i suoi figli. “Ma lo sapete che mia figlia, che fra poco tornerà a scuola, ha dovuto fare il tampone perché ha il papà straniero? Gli altri bambini cinesi non l’hanno dovuto fare”.

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E non si può stare tranquilli nemmeno a casa propria. “Nel nostro centro residenziale hanno messo un avviso di segnalare tutte le persone sospette che sembrano rientrate dall’estero”. A Pietro scappa un sorriso: “Se io vedo un cinese in giro difficilmente posso sospettare che sia rientrato dall’estero, ma se vedi uno come me, lo pensi immediatamente”. E il suo condominio non è l’unico che ha disposto nuove regole contro gli stranieri. Greta Pesce, studentessa italiana che vive a Shanghai, ha dovuto prendere in affitto un nuovo appartamento (leggi qui l’articolo), perché non è potuta rientrare nel suo perché il condominio ora non ammette stranieri. Pietro parla di una vera e propria “caccia allo straniero”. “L’altro giorno mentre passeggiavo uno mi ha scattato una foto e poi ha fatto una telefonata. Ho continuato a camminare e me lo sono trovato girato l’angolo, mi stava seguendo”.

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Ma la situazione è molto più problematica in altre due province in Cina, a Heilongjiang e a Guangdong. Nel nordest della Cina, al confine con la Russia, le autorità offrono una vera e propria taglia sugli stranieri: 3000 yuan, circa 390 euro, per chi aiuta a beccare chi è entrato nel paese illegalmente. Somma che sale a 5000 yuan, 650 euro, per chi li cattura e consegna alle forze dell’ordine. Misure che prendono di mira gli stranieri adottate dopo che la curva dell’epidemia è salita a causa del cosiddetto contagio di ritorno da chi rientrava dall’estero, in particolare dalla Russia.

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Nella provincia di Guangdong, a sud nella Cina, e in particolare nella città di Guangzhou, a essere attenzionati sono gli africani, per la maggior parte nigeriani. Gli africani infatti sono stati letteralmente buttati fuori dalle case e dagli alberghi dove soggiornavano, come mostriamo in questo video (clicca qui per vederlo), nonostante la maggior parte di loro non mettesse piede fuori dal paese da tempo. A Guangzhou risiede la più grande comunità africana in Cina, e la tensione sarebbe scoppiata quando si sono registrati dei casi di coronavirus anche fra loro. Secondo la CNN, oltre ad aver cacciato dalle proprie abitazioni diversi africani, che sono rimasti senza un tetto sotto cui dormire, a molti è stato imposto il tampone e altri avrebbero dovuto fare la quarantena, nonostante non fossero rientrati dall’estero. Il consolato americano ha consigliato gli afroamericani di evitare di recarsi in viaggio in città. Nella dichiarazione del consolato si legge che “la polizia ha ordinato ai bar e ai ristoranti di non servire clienti che sembrano di origini africane”. Al centro delle polemiche è finita anche McDonald’s, dopo che sui social è comparso un video che mostrava come in uno dei punti della catena americana a Guangzhou fosse stato esposto un cartello che recitava: “Siamo stati informati che d’ora in poi le persone di colore non possono entrare nel ristorante”. McDonald’s, una volta a conoscenza dell’accaduto, ha chiuso quel ristorante e ha chiesto scusa. Il consolato americano inoltre informa che “le autorità locali hanno imposto tamponi obbligatori e quarantene per chiunque abbia avuto ‘contatti africani’, senza tenere conto se siano rientrati da un viaggio o meno”……

Fonte: Le Iene-Mediaset, 28/04/2020

 

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