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Raid della polizia contro il villaggio “democratico” di Wukan: arresti e feriti

L’area continua a essere molto tesa, dopo la condanna a tre anni di carcere contro il capo-villaggio Lin Zuluan. I poliziotti usano gas lacrimogeni e proiettili di gomma per “tenere a bada i manifestanti” mentre perquisiscono le case. Un residente: “Ma il governo serve il popolo o se stesso?”

Guangzhou – Perquisizioni, arresti e scontri violenti hanno caratterizzato il “raid” compiuto dalla polizia cinese contro il villaggio di Wukan. L’agglomerato è noto in tutta la Cina per la sua battaglia democratica contro la requisizione di terre da parte delle autorità provinciali e la corruzione nel sistema politico. La scorsa settimana il capo villaggio, Lin Zuluan, è stato condannato a circa 3 anni di carcere: per sedare le proteste dei suoi concittadini, gli agenti hanno compiuto questa mattina una vasta operazione che ha portato all’arresto di 13 persone.

Testimoni locali confermano l’uso di gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i manifestanti: alcuni avrebbero reagito lanciando pietre contro gli agenti. Al momento Wukan sarebbe sotto il controllo delle autorità militari: permesso entrare o uscire dal villaggio soltanto mostrando i documenti di residenza. Non è chiaro dove siano stati portati gli arrestati, accusati di “disturbo alla quiete pubblica”.

Uno dei residenti dice al South China Morning Post: “La situazione dimostra che non esiste più la legalità. Usare gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro civili disarmati? Ma il governo serve il popolo o se stesso?”. Fra i feriti vi sarebbe almeno una donna anziana, colpita da un agente “senza alcun motivo”.

Il villaggio di Wukan è un simbolo per tutta la Cina [1]. Questo è divenuto famoso già cinque anni fa per le proteste dei suoi abitanti contro le malversazioni dei dirigenti politici locali, ed è tornato nei mesi scorsi sotto i riflettori [2] per il discusso arresto del capo villaggio. Accusato di “corruzione”, Lin Zuluan è un simbolo delle manifestazioni per la giustizia che hanno scosso la provincia meridionale del 2011. È stato condannato lo scorso 8 settembre [3] a 37 mesi di carcere e 200mila yuan di multa

AsiaNews,13/09/2016

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