Quello che Romano Prodi sembra dimenticare

Il 17 marzo è uscito sul Messaggero un articolo di Romano Prodi dal titolo “La crescita cinese è prodotta dall’enorme aumento dell’istruzione e della ricerca” e non ho potuto fare a meno di fare qualche riflessione a proposito.

Nell’articolo in questione(Leggi l’articolo di Romano Prodi) mi sono soffermata in particolare su alcune affermazioni che poco rispecchiano la realtà del popolo cinese. Prodi scrive, riportando un pensiero del primo ministro Wen Jabao, che “l’uguaglianza e la giustizia sono più splendenti del sole e che, insieme all’aumento della produttività, costituiscono il principale obiettivo della politica del governo.” Che il principale obiettivo della politica cinese sia la produttività è fuori discussione, ma che l’uguaglianza e la giustizia siano addirittura splendenti come il sole mi ha fatto sorridere. Forse avrebbero qualcosa da ridire milioni tra uomini, donne e bambini che ancora oggi, in Cina, sono costretti al lavoro forzato in condizioni disumane nei campi di concentramento (laogai). A loro sono negati i più elementari diritti. Ad oggi la produttività e la giustizia non sono due rette parallele che con-vergono armoniosamente verso il sol dell’avvenire,  anche se così dovrebbe essere. Infatti come afferma Toni Brandi, presidente della Laogai Research Foundation, “molti credono che i diritti umani e la libertà di parola e di opinione siano delle belle cose ma che la realtà economica debba avere il sopravvento. Si sbagliano perchè i diritti umani e l’economia sono due concetti direttamente legati. Tutto ciò che è immorale, prima o poi, si rivelerà controproducente in termini pratici ed economici”. Ritornando all’articolo sopra citato Prodi, riflettendo sulle università e la qualità dell’istruzione, riporta quanto segue: “non vi è alcun dubbio che sia già cominciato un secondo tempo della concorrenza cinese, quello fondato sulla scienza e l’innovazione.” Non metto in discussione la qualità dell’istruzione, ma Prodi sembra dimenticare che la concorrenza cinese si basa innanzi tutto sullo sfruttamento degli schiavi nelle fabbriche-lager, che forniscono un’inesauribile forza lavoro a costo zero andando ad avvantaggiare il Governo e le multinazionali che producono o investono in Cina. Eppure è proprio lo stesso che a fine articolo accenna ai laogai legandoli però esclusivamente ad un discorso molto meno importante come quello della corruzione nel calcio: “alcune centinaia fra arbitri e dirigenti delle massime squadre e associazioni calcistiche sono state inviate per alcuni giorni in campi di rieducazione a causa del livello di corruzione imperante nel settore”. Se Prodi conosce questa terribile realtà farebbe bene a coniugarla, vista la stretta connessione, a quella della produttività o, meglio, dell’alto profitto senza scrupoli, perchè la tanto decantata competitività cinese nasce principalmente dallo sfruttamento umano nei laogai. E qui le parole uguaglianza e giustizia di certo non hanno cittadinanza.

Erika Eramo, 23 marzo 2010

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