Quelle vite strappate in Cina

Il traffico di organi è uno dei problemi più importanti che le agenzie e le organizzazioni dei diritti umani stanno combattendo su scala internazionale a causa delle reti criminali internazionali che traggono profitto dalla vendita di organi umani.

Una delle tragedie della comunità medica moderna è che il prelievo e il trapianto di organi involontario aumenta via via che la scienza medica trova nuovi modi di estendere l’aspettativa di vita. Il prelievo di organi vitali specificatamente per i trapianti e talvolta per la ricerca medica, senza permesso, è spesso effettuato con l’aiuto di personale medico qualificato ma senza il consenso del donatore.

Nella foto una rappresentazione dell’espianto di organi del regime comunista cinese da praticanti del Falun Gong durante una manifestazione pubblica a Tokio il 13 settembre 2005 e ‘eurodeputato Niccolò Rinaldi è membro della Sottocommissione per i diritti dell’uomo al Parlamento europeo.

Questa realtà diventa però ancora più brutale quando questa attività criminale e disumana viene condotta con il consenso o addirittura con la facilitazione del governo. È il caso della Cina, dove l’espianto di organi da prigionieri è una politica ufficiale del governo, condotta negli ospedali pubblici.

Nel corso della plenaria del 12 dicembre 2013, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulle gravi violazioni dei diritti umani in Cina, e più precisamente sulle violazioni connesse ai trapianti di organi che sono venute alla luce di recente. La Cina è uno dei paesi leader a livello mondiale per quanto riguarda l’esecuzione di prigionieri.

Sembra però che il governo cinese abbia trasformato questo fatto in un business multimilionario.

Il viceministro della Sanità cinese, Gao Qiang, ha riconosciuto nel 2005 che quasi tutti gli organi provengono da prigionieri giustiziati, tuttavia, il numero di esecuzioni in Cina rimane un segreto di stato. La Cina non sta fornendo statistiche certe su questo tema, nonostante le richieste di informazioni da parte della comunità internazionale.

La Dichiarazione di Istanbul, che codifica rigorose direttive procedurali ed etiche sulle donazioni di organi, afferma che i donatori devono dare il loro consenso prima di qualsiasi procedura di trapianto e che i prigionieri condannati non possono essere donatori. Malgrado i funzionari cinesi affermino che verranno implementate queste linee guida, la realtà in Cina si sta muovendo in una direzione esattamente opposta.

I rapporti di Ong e di organizzazioni internazionali suggeriscono che i medici militari cinesi sono impegnati in espianti di organi dai prigionieri e dai detenuti nei campi di lavoro, soprattutto prigionieri di coscienza.

Attualmente la Cina si pone accanto agli Stati Uniti per numero di trapianti eseguiti segnalati ogni anno, con 600 centri di trapianto a livello nazionale. È in effetti diventatauna meta per il turismo dei trapianti, in uno scenario dove i riceventi viaggiano in Cina dai Paesi limitrofi con lo scopo di trovare il ‘donatore’ corrispondente.

You Mei-nu, un legislatore del Partito Democratico Progressista (Dpp) taiwanese recentemente ha affermato che «Taiwan è una nazione governata dai principi dei diritti umani e un taiwanese, a cui è garantito il diritto alla salute, non dovrebbe costruire il proprio benessere a discapito della pena e del dolore di qualcun altro», ammettendo che la Cina è stata la principale destinazione per i taiwanesi bisognosi di un trapianto di organi.

Le principali vittime di questa pratica sono stati i membri della comunità del Falun Gong. Il Falun Gong è un movimento spirituale che è inizialmente apparso in Cina durante il 1991 e presto ha guadagnato popolarità tra i cittadini cinesi grazie ai suoi insegnamenti. Il governo della Cina, però, ha considerato questo movimento come una minaccia e nel 1999 ha iniziato a reprimere i suoi sostenitori all’interno di una campagna rivolta all’eliminazione del movimento. La maggior parte dei suoi membri sono stati inviati nei campi di lavoro con le pene più alte.

Secondo una risoluzione presentata alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, dopo il 1999 c’è stato un considerevole aumento del numero di trapianti di organo in Cina, che è legato all’intensificarsi della persecuzione contro la comunità del Falun Gong. Secondo la risoluzione i detenuti del Falun Gong sono i soli ad essere sottoposti a regolari esami medici con enfasi sui loro organi vitali, come il cuore e il fegato, mentre i dottori hanno ammesso di aver usato gli organi dei praticanti del Falun Gong. Circadue terzi dei detenuti dei campi di lavoro cinesi sono praticanti del Falun Gong. La risoluzione descrive inoltre che molte delle vittime erano ancora in vita al momento del prelievo dei loro organi.

È fondamentale che il Parlamento europeo e il Servizio europeo per l’Azione esterna della Commissione europea esamini questa questione a seguito dell’accettazione della risoluzione. Entrambi devono chiedere al governo cinese di conformarsi agli standard internazionali e per una maggiore trasparenza sulle procedure di trapianto. Questa è una questione che riguarda i diritti umani fondamentali che, qualora i rapporti si dimostrino accurati, potrebbe acquisire prospettive di genocidio. La comunità internazionale deve intervenire prima che la situazione si aggravi.

On. Niccolò Rinaldi, Europarlamentare,12.02.2014

Fonte,Epoch Times. http://www.epochtimes.it/news/quelle-vite-strappate-in-cina—125433 English version,EP TODAY: Harvesting lives in China

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.