Prossimo scontro fra Pechino e Santa Sede: l’Assemblea dei rappresentanti cattolici cinesi

Voci sempre più insistenti affermano che l’Assemblea dei rappresentanti cattolici cinesi, in attesa da quasi 5 anni, si terrà nei prossimi giorni, dal 7 al 9 dicembre. Al raduno, dovrebbero partecipare anche i vescovi riconosciuti dal governo. Il Vaticano ha già espresso da tempo la sua opposizione e ha consigliato ai vescovi di non prendervi parte. Benedetto XVI, nella sua Lettera ai cattolici cinesi, definisce l’organismo e i suoi principi come inconciliabili con la dottrina cattolica. Fra i cattolici c’è tensione e resistenza verso le pretese dell’Associazione patriottica (Ap), che vuole costituire una Chiesa indipendente dalla Santa Sede. Questo spiega l’appello lanciato oggi da Benedetto XVI durante l’udienza generale. Durante l’Assemblea si dovrebbero rinnovare le cariche di presidente dell’Associazione patriottica (Ap) e di presidente del consiglio dei vescovi cinesi, rimaste vuote da anni, dopo la morte dei due capi nel 2007 e nel 2005. L’Assemblea viene indetta a poche settimane dall’ordinazione illecita di p. Guo Jincai a vescovo di Chengde (Hebei), voluta dall’Ap contro il volere della Santa Sede. La Santa Sede ha emesso un comunicato molto duro in cui condanna l’ordinazione e denuncia “gravi violazioni alla libertà religiosa”, dato che alcuni vescovi sono stati sequestrati e obbligati a parteciparvi. Secondo molti cattolici locali, l’ordinazione è stata una prova di forza per minacciare vescovi e Vaticano a non opporsi al raduno e all’elezione dei nuovi presidenti. In più, proprio Guo Jincai, il nuovo vescovo ordinato, che si trova ora scomunicato in modo automatico, dovrebbe essere eletto a qualcuna delle cariche in lizza. Fra i cattolici vi è il timore che per obbligarli all’Assemblea i loro vescovi dovranno subire ancora sequestri, minacce e punizioni, come è avvenuto per l’ordinazione a Chengde. Fedeli e sacerdoti dei vescovi costretti a presenziare l’ordinazione hanno scritto alla Santa Sede per sostenere i loro vescovi presi in ostaggio e umiliati dal regime. Mons. Francesco An Shuxin, ex vescovo sotterraneo, fattosi riconoscere dal governo, anch’egli presente all’ordinazione, ha timore e vergogna di mostrarsi in pubblico e celebra la messa da solo. Il braccio di ferro fra Chiesa ufficiale e Associazione patriottica si sta inasprendo. Da settimane continua uno sciopero di 100 seminaristi e insegnanti al seminario di Shijiazhuang, dove per la prima volta un rappresentante del governo, Tang Zhaojun, è stato “eletto” vicerettore. Finora personalità della burocrazia governativa si limitavano a fare i professori di politica. I seminaristi temono che questa decisione – avvenuta senza consultazione delle autorità ecclesiali, sottometta alla politica la già difficile vita religiosa dei seminaristi. Al Vaticano e alla Chiesa universale che denunciano le violazioni alla libertà religiosa da parte del governo, giorni fa il portavoce del ministero degli esteri, Hong Lei, ha risposto che con la sua “pretesa” di interferire nelle nomine dei vescovi, è invece il Vaticano ad operare “restrizioni della libertà religiosa e intolleranza”.

Fonte: Asia News, 1 dicembre 2010

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