Processo contro l’ex presidente Chen Shuibian. Oggi il via

Corruzione, denaro riciclato e frode i capi di accusa

Si è aperto stamane nella capitale taiwanese il processo contro l’ex presidente Chen Shuibian, accusato di corruzione. Chen è entrato nell’aula ammanettato, mentre i suoi sostenitori facevano un sit-in fuori dal tribunale. Secondo l’accusa, Chen, sua moglie e altri 12 accusati avrebbero ottenuto enormi bustarelle, riciclato denaro, falsificato documenti. Chen si è sempre difeso dicendo che egli e la sua famiglia sono vittime di una “persecuzione politica” organizzata dall’attuale presidente Ma Ying-jeou e dal suo partito, il Kuomintang (Kmt).

Chen shuibian in tribunale

Chen e sua moglie Wu Shuchen sono accusati in particolare di aver intascato milioni di dollari da fondi pubblici e di aver accettato consistenti bustarelle per aver favorito alcune vendite di terreni.

Lo scorso febbraio, la moglie di Chen si è dichiarata colpevole di aver accettato 2,2 milioni di dollari taiwanesi , detraendoli dai soldi per la campagna presidenziale, ma ha negato che questa fosse corruzione.

Chen appartiene al partito democratico (Dpp, partito democratico progressista), che sostenuto dalla popolazione locale (taiwanese), dal 2000 al 2008 ha lavorato per una politica indipendente dalla Cina, attenta ai problemi della popolazione indigena. Il Kmt, invece, erede di Chiang Kai-shek, ha sempre lavorato per la riunificazione della Cina con Taiwan. Il nuovo presidente Ma Ying-jeou ha stabilito buoni rapporti economici con la madrepatria, anche se i suoi oppositori lo accusano di favorire con questa mossa di distensione solo la classe imprenditoriale e i loro investimenti in Cina.

La popolazione di Taiwan è molto divisa sul processo: vi sono quelli che applaudono alla giustizia, che non guarda in faccia nemmeno gli ex presidenti, e chi invece condanna i giudici e l’apparato governativo, accusandoli di voler umiliare il partito democratico per boicottarne i risultati alle prossime elezioni locali, che si terranno entro l’anno. I fedeli di Chen accusano anche Pechino di aver accettato rapporti più distesi con Taiwan a condizione di “punire” colui che rischiava di dichiarare l’isola indipendente dalla Cina. Pechino considera Taiwan una provincia “ribelle”, ma appartenente alla repubblica popolare cinese, anche se Taiwan ha un suo governo democratico, eletto dal popolo, l’unico nel mondo cinese.

fonte: AsiaNews, 26 marzo 2009

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