Primi segnali di ripresa per l’economia cinese

A marzo aumento per la quarta volta dell’indice Pmi

L’economia cinese intravede un barlume di luce in fondo al tunnel della crisi. A marzo, l’indice Pmi ha realizzato il suo quarto incremento consecutivo, portandosi a 52,4 contro 49 di febbraio. Con il salto oltre quota 50, il purchasing managers index si riporta ai livelli della scorsa estate, quando la grande crisi in arrivo da Wall Street non aveva ancora contagiato la Cina. La ripresa è dunque dietro l’angolo? Probabilmente, anche se, è bene precisarlo, il dato annunciato ieri da Pechino va preso con le molle. Il Pmi, infatti, è un indicatore sintetico ampio e complesso perché compendia l’andamento della produzione industriale, della domanda domestica, delle scorte, dell’occupazione, degli ordini, del commercio estero. Per questa ragione, diversi economisti lo considerano un indice non sempre affidabile e, in fasi di grande incertezza congiunturale, a volte fuorviante. Ma in questo particolare momento, caratterizzato a livello globale da economie depresse e da umori ancor più depressi, anche il più timido segnale di un’inversione di tendenza può avere l’effetto di un tonico. Se poi questo segnale arriva dalla Cina, il Paese che a giudizio unanime dovrebbe uscire per primo dalla crisi, l’effetto del tonico risulta ancor più forte. Tutti gli economisti (compresi gli scettici) su un punto sono concordi: il miglioramento registrato a marzo dal Pmi indica che la congiuntura cinese ha già toccato il fondo. E che ora è entrata in una fase di rimbalzo destinata a prendere forza nel secondo semestre dell’anno, quando il piano di stimolo all’economia da 600 miliardi di dollari varato dal Governo lo scorso autunno inizierà a trasmettere i suoi effetti benefici alla domanda interna. «Il progresso dell’indice Pmi a marzo ci dice che l’economia cinese è tornata in una fase espansiva dopo cinque mesi consecutivi di contrazione », osserva Qing Wang, economista di Morgan Stanley. Secondo gli esperti, l’analisi disaggregata del Pmi segnala chiaramente che la congiuntura cinese è a un punto di svolta. Dopo il miglioramento quantitativo dei tre mesi precedenti, infatti, lo scorso mese l’indice ha registrato finalmente un miglioramento qualitativo, sintetizzato dai robusti incrementi messi a segno dai sotto-indicatori della produzione, dei nuovi ordini, delle importazioni e dei nuovi ordini all’esportazione. «Questa dinamica dimostra che gli investimenti infrastrutturali sono in piena accelerazione, che le banche hanno ricominciato a prestare denaro, che le transazioni immobiliari sono riprese, e che la fiducia dei consumatori è migliorata», sostiene Dong Tao, economista di Credit Suisse.
Luca Vinciguerra

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