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Prime elezioni per il villaggio della rivolta

I residenti di Wukan, il villaggio nella provincia di Guangdong che lo scorso autunno ha attirato l’attenzione mondiale per via delle manifestazioni contro le appropriazion indebite di terreni da parte del governo (con annessi interventi della polizia e incidenti vari), mercoledì si sono recati alle urne per scegliere una commissione che supervisioni l’elezione dei rappresentanti del villaggio, prevista per il 1° marzo. The China Daily chiarisce: Agli undici abitanti dei villaggi che andranno a comporre la commissione elettorale non sarà permesso di candidarsi per il comitato del villaggio. “Ciò per garantire l’equità nelle elezioni del prossimo comitato del villaggio”, ha detto Lin Zulian, il segretario locale del Partito comunista cinese (PCC). Lin è stato nominato segretario in seguito alle proteste dello scorso anno. Il corrispondente del Telegraph, Malcom Moore, primo giornalista straniero che a dicembre è riuscito a superare il blocco della polizia a Wukan ed ha riportato notizie dall’interno del villagio, ha riferito che l’elezione è filata via liscia a parte un “piccola rissa iniziale sull’accesso per i giornalisti di Hong Kong”. Anche se il voto di mercoledì serve solo come preludio alle elezioni principali di marzo, il suo simbolismo è chiaro. “Abbiamo dovuto fare una cosa in grande, un bello spettacolo, per sottolinearne l’importanza e per garantire che tutto si svolgesse in modo corretto e trasparente”, ha detto Yang Semao, uno dei principali organizzatori. “Wukan è rimasta al buio per tanti anni, le elezioni sono sempre state manipolate. E’ la prima volta che facciamo una cosa del genere e vogliamo fare un buon lavoro “, ha aggiunto. Nei giorni scorsi, diversi accademici e studenti sono arrivati ??a Wukan, sia per osservare quanto accadeva sia per offrire consigli agli abitanti del villaggio. “Questo è molto significativo”, ha detto Chen Liangshan, 61 anni, che lavorava in uno dei templi del villaggio. “Ho già in mente l’elenco delle persone che voterò. Sono lieto di avere la possibilità di scegliere persone che faranno effettivamente qualcosa. Questa è la prima volta che vediamo una scheda elettorale e ne siamo entusiasti.” Gli abitanti del villaggio ritengono che queste siano le prime elezioni completamente trasparenti e democratiche della Cina, Secondo quanto afferma Reuters si tratta di “un piccolo passo verso i diritti più basilari”. Alla fine dell’elezione, i residenti hanno bruciato le schede non utilizzate e hanno applaudito in giubilo questo processo elettorale, svoltosi senza quasi nessun problema e con un’affluenza di oltre l’80 per cento. “Le nostre aspettative sono state di gran lunga superate”, ha detto Yang Semao, un anziano del villaggio. “Ciò dimostra la nostra passione per la democrazia”. Prima di votare, Xue Jianwan, figlia di un organizzatore delle proteste del villaggio, Xue Jinbo, morto nelle mani della polizia l’anno scorso scatenando ulteriori proteste, ha visitato il monumento al padre eretto nella piazza del paese. Il suo corpo, che i membri della famiglia hanno dichiarato mostrare evidenti segni di tortura, deve ancora essere restituito dalle autorità. “Questo è quello che mio padre avrebbe sperato”, ha detto, scoppiando in lacrime dopo aver aver votato. “Vogliamo solo fare del nostro meglio per soddisfare i suoi ultimi desideri”. Per molti la votazione “ha segnato l’epilogo pacifico” della situazione di stallo creatasi a dicembre tra gli abitanti e la polizia armata. Ma Lin Jiang, docente all’Università Sun Yat-sen di Guangzhou, ha detto di sperare che questo villaggio di pescatori possa servire da contrappunto a coloro che sostengono che la democrazia è poco adatta alla popolazione rurale della Cina. “I contadini cinesi possono essere poco istruiti, ma l’elezione di Wukan dimostra che solo perché non si ha una buona educazione, non significa che non si può eleggere funzionari che rappresentino i propri interessi”, ha affermato. Su Twitter gli hashtag #Wukan e #?? hanno riportato in diretta le impressioni dei netizen su queste storiche elezioni.

Fonte: La Stampa.it, 3 febbraio 2012