Pressioni della polizia sulle comunità clandestine

Le feste di Pasqua quest’anno saranno celebrate “con molta discrezione” nelle comunità non ufficiali (sotterranee) della Cina. Molti responsabili di comunità, vescovi e sacerdoti, sono infatti stati chiamati dalla polizia per un “colloquio” e anche per subire settimane di indottrinamento sulla politica religiosa del governo. Diversi osservatori della Chiesa pensano che vi si auna vera e propria campagna per « convertire » la Chiesa sotterranea e assorbirla nella Chiesa ufficiale. “Quest’anno – racconta un sacerdote sotterraneo ad AsiaNews – celebreremo Pasqua nel silenzio e nella discrezione, senza alcuna solennità. Negli altri anni cercavamo un posto abbastanza grande per stare tutti insieme. Quest’anno invece celebreremo la Pasqua in piccoli gruppi. Come ogni anno vi saranno anche dei battesimi di adulti e bambini. Nella mia parrocchia ve ne sono 10. Sono un po’ meso del solito perché abbiamo voluto alzato il livello nell’insegnare il catechismo, e seguiamo le regole della Chiesa, per dare almeno un anno di catechismo”. Secondo il sacerdote, la discrezione e il silenzio di quest’anno è dovuto al fatto che la polizia è piuttosto inquieta: in ottobre ci sarà il cambio al vertice, con un nuovo presidente e un nuovo premier che sostituiranno Hu Jintao e Wen Jiabao. Il sacerdote racconta che lui e altri suoi confratelli hanno ricevuto l’invito della polizia a un “colloquio”, in cui essi hanno promesso di “stare tranquilli”. “In altre parti della Cina – dice il sacerdote – è un po’ più drammatico, come a Wenzhou e a Tianshui”. A Wenzhou (Zhejiang), il vescovo coadiutore, mons. Pietro Shao Zhumin, e il cancelliere, p. Paolo Jiang Sunian sono stati chiamati dalla polizia lo scorso 19 marzo, “invitati” a una “sessione di studi” per almeno una settimana. Mons. Shao, 49 anni, dirige la parte “clandestina” della comunità di Wenzhou. Nominato dalla Santa Sede e ordinato vescovo nel 2007, per favorire l’integrazione fra ufficiali e non ufficiali, la Santa Sede ha deciso che mons. Shao fosse il vescovo coadiutore, mentre l’ordinario è mons. Vincenzo Zhu Weifang. Le due comunità fanno ancora fatica a integrarsi. Ma la polizia sta cercando di “facilitare” la cosa spingendo la comunità clandestina a divenire parte della Chiesa ufficiale, sottoscrivendo l’adesione all’Associazione patriottica e all’idea di una Chiesa indipendente dal papa. Secondo fonti citate da Eglises d’Asie, i dialoghi fra la polizia, mons. Shao e i sacerdoti si sono concentrate anche sulla situazione di Tianshui (Gansu), dove da alcuni mesi vi è un nuovo vescovo sotterraneo nella persona di mons. Giovanni Wang Ruohan, già amministratore della diocesi. Dallo scorso gennaio mons. Wang e alcuni suoi sacerdoti sono sottoposti a “sessioni di studio” per apprezzare la politica religiosa del governo. Fatti analoghi sono avvenuti in Hebei e nella Mongolia interna. Secondo osservatori, sembra esservi in atto una politica per cancellare le comunità clandestine. Il 2 marzo scorso, di fronte a rappresentanti del Consiglio dei vescovi cinesi (ufficiali) e dell’Associazione patriottica, un alto responsabile del Fronte unito – che si occupa anche delle religioni – ha dichiarato che le due organizzazioni dovrebbero impegnarsi ad ottenere buoni risultati per “la conversione della comunità clandestina”. Naturalmente il termine “conversione” significa la totale sottomissione delle comunità alle direttive politiche del governo cinese.

Fonte: Asia News, 7 aprile 2012

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