A Prato la fabbrica dei falsi permessi di soggiorno: 15 arresti e 83 indagati.[video GdF]

Perquisizioni in cinque regioni, coinvolti cittadini cinesi e italiani. Tre persone sono finite in carcere e 12 ai domiciliari.

Quindici arresti, 19 misure interdittive, 83 indagati e 111 perquisizioni eseguite dalla Guardia di Finanza di Prato. Si è conclusa il 16 novembre u.s., con l’impiego di 400 militari una maxi operazione  che ha portato all’arresto di 15 persone (3 in carcere e 12 agli arresti domiciliari) e alla notifica di 19 misure cautelari dell’obbligo di dimora ed alla denuncia di 49 persone a piede libero.

Sono questi i numeri dell’indagine, denominata Colletti bianchi’ nei confronti dei titolari e dipendenti di 2 studi di consulenza, lo studio Robbi (commercialista) e lo studio Rosini (ragioniere) entrambi consulenti del lavoro con sede a Prato ma anche a Verona e Mantova il primo, ed a Prato e Pistoia il secondo.

Pesantissime le accuse formulate nei loro confronti: associazione per delinquere, truffa aggravata all’Inps, induzione alla falsità ideologica commessa da Pubblico Ufficiale in atti pubblici, violazione alla normativa sul rilascio ed il rinnovo del permesso di soggiorno, oltre alle violazioni della normativa in materia di immigrazione clandestina.

Più nello specifico, i titolari ed alcuni dipendenti dei 2 studi professionali, alcuni dei quali di origine cinese, avvalendosi ciascuno della propria struttura organizzativa di consulenza, avrebbero posto in essere una attività di favoreggiamento alla permanenza, in condizioni di illegalità, di un elevatissimo numero di cittadini extra-comunitari, soprattutto cinesi, sul territorio nazionale.

Dietro importanti parcelle, anche queste non fatturate, titolari e collaboratori dei 2 studi professionali fornivano, di fatto, una “consulenza illegale”, basata sulla produzione di falsa documentazione: buste paga, bilanci, assunzioni e certificati falsi, sostituzione di persona. Tutto era consentito pur di ottenere un rinnovo del permesso di soggiorno.

Le assunzioni, che risultavano regolari venivano tuttavia eseguite al solo scopo, e per il tempo necessario e sufficiente, ad emettere le buste paga in prossimità delle date di scadenza dei permessi di soggiorno, dietro pagamento di un corrispettivo da parte del “presunto dipendente”. Una volta ottenuto lo scopo, e cioè il rilascio del rinnovo del permesso di soggiorno, piuttosto che la carta di soggiorno o il ricongiungimento familiare, l’operaio cinese veniva, il più delle volte, formalmente licenziato, rimanendo comunque a lavorare, generalmente “in nero”.

“Il 1 dicembre del 2013, giorno del tragico rogo della Teresa Moda a Prato, in cui sette operai cinesi (cinque uomini e due donne) morirono nel rogo della fabbrica dove lavoravano ma anche vivevano, è stato lo spartiacque” ha detto il presidente della Regione Enrico Rossi commentando a caldo la notizia. “Da allora l’impegno istituzionale si è rafforzato con attività di prevenzione, controllo, percorsi paralleli di rientro e di ‘affiancamento'”, ha continuato. “Non devono esistere zone franche, i diritti dei lavoratori sono al centro della nostra politica ed è per questo oggi plaudo all’iniziativa della Procura di Prato e della Guardia di Finanza che con la loro attività di repressione ci consentono di lavorare meglio affinché emerga dall’illegalità il valore di un’economia sommersa che Irpet stima aggirarsi i ntorno al miliardo di euro l’anno”.

La Repubblica di Firenze,16/11/2016

 

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