Prato, dentro le case dormitorio dei lavoratori cinesi

Vivono anche in 15 in cento metri quadrati, in pessime condizioni igieniche. A due passi dalle fabbriche dove lavorano. E i proprietari di questi «stabili» residenziali sono anche italiani, ma fanno finta di non vedere.

Ore 14.30, Prato. Un altro giorno di ispezioni nelle fabbriche cinesi. Al dipartimento prevenzione della Asl, gli ispettori sono pronti. Arrivano due agenti della polizia municipale, l’interprete cinese e un’addetta della società dei rifiuti. Dagli uffici si passa alla strada. I motori si accendono, parte la colonna delle auto. Noi al seguito. Direzione Iolo, periferia di Prato. Pochi chilometri di strada, dieci minuti di viaggio. S’intravedono i campi, alcune fabbriche. Le auto parcheggiano, accostano in prossimità di un laboratorio. Gli ispettori entrano, armati di pettorina arancione di riconoscimento. I cinesi tessono, rumore di macchine. Poi alzano lo sguardo. E comincia l’ispezione.

Cento mq per 15 persone

Tutto sembra in regola. Ci sono le stoffe, ci sono i vestiti, ci sono i tavoli di lavoro. Ago e filo, metri e martelli. Gli ispettori chiedono i documenti, quelli personali e quelli della ditta. Cercano il proprietario, che però non c’è. Chiedono ai dipendenti dove abitano. I dipendenti rispondono sorridenti, dicono che dormono tutti nella casa accanto al laboratorio. Non ci sarebbe niente di male, se non fosse che nella casa – circa cento metri quadri – ci dormono in 15; se non fosse che lo stabile residenziale è stato adibito irregolarmente a struttura ricettiva; se non fosse suddiviso, attraverso irregolari pareti di cartongesso, in «stanze-loculi». Stanze con poca luce e talvolta senza finestre, soltanto lo spazio per un materasso e un comodino. Da fuori sembra una casa normale, dentro è un dormitorio. Ci vivono anche bambini. Umidità opprimente, aria maleodorante. Nei comodini lattine semi vuote, piatti con avanzi, vestiti accatastati, valigie ammassate. Sembrano altre longitudini, sembra di essere nei quartieri industriali della provincia del Guangdong. Invece siamo a Prato.

La lotta contro le case-dormitorio

È la nuova frontiera dei distretti asiatici. Non più fabbriche dormitorio, adesso spuntano le case-dormitorio. Meno peggio, sotto certi aspetti. E’ stato possibile smantellare le fabbriche dormitorio grazie al massiccio lavoro delle ispezioni. Negli ultimi tre anni, attraverso il progetto «Lavoro Sicuro» della Regione Toscana, gli ispettori della Asl Toscana Centro e la polizia municipale pratese hanno controllato oltre 8mila aziende tra Prato, Firenze, Empoli e Pistoia, il 60,5% delle quali risultate non in regola. Sono impegnate cinque squadre al giorno. Controlli fondamentali, in primis per ristabilire la legalità, con tanto di multe salatissime e sequestri, e poi per avviare un cambiamento culturale. E’ un processo lungo, che pian piano porta i suoi frutti. Ma le case dormitorio esistono ancora. E le ispezioni continuano, massicce, ogni giorno.

Inquilini cinesi, proprietari italiani

Il problema, spesso, è culturale. Si capisce dalle facce esterrefatte dei lavoratori cinesi, secondo i quali non c’è niente di strano a vivere in queste condizioni, a piantare pareti di cartongesso per dividere le stanze. «Siamo poveri, così ci adattiamo» ripetono alcuni di loro. E durante le ispezioni, continuano a lavorare. Una di loro cucina, bolle qualcosa nel pentolone. Un altro ragazzo gioca a pallone con una bambina. E nel frattempo, gli ispettori cercano di risalire al proprietario della casa. È italiano. E abita proprio nella villetta accanto alla casa dormitorio. È una signora di mezza età, è lei che incassa l’affitto dai cinesi. Cade dalle nuvole, quando gli ispettori le dicono come vivono gli asiatici dentro il suo immobile. Strano che non si sia accorta, nemmeno per sbaglio, che il suo appartamento è stato trasformato in un dormitorio.

 Corriere della Sera, 11 dicembre 2017

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