Possibile scontro fra liberalizzazione economica e controllo politico in Cina

I recenti movimenti della Banca Centrale della Cina per liberare i controlli del tasso di interesse e il rifiuto di iniettare denaro nel corso di una grave crisi di liquidità nel mese di giugno, sembravano segnalare che il premier cinese Li Keqiang fosse seriamente intenzionato a portare avanti la riforma economica. Tuttavia ogni speranza di riforma politica è svanita quando il leader del Partito Xi Jinping ha intensificato la retorica e il simbolismo maoista.

Li ha richiesto un minor controllo politico nell’economia e ha detto che il Governo dovrebbe delegare il potere per mantenere la crescita.

(Nella foto: In questa foto d’archivio del 27 giugno 2013 il segretario generale Xi Jinping è raffigurato nella Grande sala del Popolo di Pechino. L’inasprimento politico e ideologico di Xi potrebbe finire per scontrarsi con le riforme economiche che sono attualmente in fase di attuazione)

A differenza di Li, che sta cercando di allentare le redini, Xi sta tentando di far decollare il potere dello Stato e il suo controllo ideologico. In quanto principino, figlio della generazione fondatrice del Partito, è riluttante a cambiare il vecchio sistema, secondo quanto scritto all’inizio di giugno da Open Magazine, un media di Hong Kong. Alcuni commentatori sono convinti che alla fine i due obiettivi entreranno in conflitto.

Rimanere rossi

In un giro di ispezione dall’11 al 12 luglio a Xibaipo, una vecchia base rivoluzionaria nella provincia dell’Hebei, Xi ha invitato i membri del Partito a «garantire che il colore rosso della Cina non cambi mai».
Xi ha inoltre sottolineato l’importanza dei «Due doveri», il nucleo dello spirito Xibaipo che è stato dato dall’allora leader del Partito Mao Zedong oltre sessanta anni fa quando ammonì i membri del Partito comunista cinese che «nel loro stile di lavoro devono rimanere modesti, prudenti e liberi da arroganza e sconsideratezza» e «devono preservare uno stile di vita semplice e lottare duramente».

Ha continuato: «È proprio perché il Partito ha persistito nel praticare i Due doveri, che ora è in grado di resistere alla prova del tempo e mantenere il rapporto in carne e ossa con le masse».
Secondo Mao, però, i Due doveri sono supportati «dall’arma marxista-leninista di critica e autocritica», secondo Chen Ziming, uno studioso indipendente che analizza la politica del Partito.
Chen ha avvertito che promuovere «critica e autocritica» potrebbe portare a campagne politiche nello stile della Rivoluzione Culturale.

Il passato

Durante un viaggio nel Guandgong nel dicembre scorso, Xi ha rimpianto il crollo dell’Unione Sovietica e ha osservato che «non c’era un solo “vero uomo” disposto a resistere».
In un workshop di alto profilo del Partito lo scorso novembre, Xi ha detto che nonostante il socialismo con caratteristiche cinesi abbia preso forma nel corso del periodo di riforma e apertura, «era inoltre basato sul sistema socialista istituito sin dal 1949 e i seguenti venti e più anni di costruzione del socialismo».
«La gente non può negare quello che è stato fatto prima della riforma e apertura in base a quello che è successo dopo e viceversa», ha aggiunto Xi.

Le sue osservazioni hanno suscitato un’accesa discussione online, dato che evitando di negare ciò che è stato fatto prima, di fatto afferma che i Cinesi non dovrebbero negare il disastro che la Grande Rivoluzione Culturale ha portato al Paese.

I sette tabù

Un documento conosciuto dagli addetti ai lavori come ‘Documento centrale n°9’ e rilasciato a maggio dalla Direzione Generale del Comitato Centrale, ha messo in guardia i funzionari nel combattere i «pericolosi valori occidentali». Ha inoltre chiesto ai giornalisti e ai docenti universitari di evitare i «sette argomenti innominabili»: valori universali, libertà di stampa, società civile, diritti dei cittadini, le aberrazioni storiche del Partito, la ‘classe capitalistica privilegiata’ e l’indipendenza della magistratura.
Mao come «risorsa positiva»

Il motivo per il quale vi è una rinascita maoista è che Xi e i principini–i figli della generazione fondatrice del Partito–hanno raggiunto un consenso sul prendere il sentiero di ciò che viene definito ‘socialismo nazionalista’ (guojia shehui zhuyi) e mantenere l’autoritario Stato formato da un partito unico, nello specifico guidato dai principini, secondo quanto detto da Li Weidong, ex editore di una rivista e commentatore politico che negli anni passati è stato in costante contatto con i principini.

«Al fine di raggiungere questo obiettivo, hanno scelto di far rivivere il maoismo e usare Mao come “risorsa positiva”», ha detto Li nel corso di un’intervista per un articolo pubblicato il 4 luglio su Deutsche Welle.
Xi ha promosso il suo sogno cinese dal dicembre scorso e comprende il raggiungimento dell’obiettivo di costruire una società benestante nel momento in cui il Partito celebrerà il suo centesimo anniversario, che sarà attorno al 2021, quando Xi sarà ancora leader del Partito.

«Xi si aspetta che entro il 2021 il reddito medio dei Cinesi aumenti da seimila dollari a 12 mila o 15 mila dollari e il Pil della Cina raddoppi a oltre centomila miliardi di yuan (circa 1,3 miliardi di euro)», ha detto Li. In quel momento la Cina sarà ancora la seconda più grande economia del mondo e sarà in grado di fronteggiare gli Stati Uniti in condizioni di parità, in base a quanto ha detto.

Quando il «grande ringiovanimento della Nazione cinese» sarà compiuto, «qualunque errore del passato, tra cui gli errori commessi da Mao, potranno essere perdonati», ha affermato Li. Ha aggiunto che il Partito può dimostrare di aver portato gloria alla Cina con l’attuazione del modello cinese, rafforzando così la sua legittimità a governare.

Il futuro della Cina

Li è pessimista sul futuro della Cina sotto la guida di Xi. Ha detto che Xi è in missione per salvaguardare l’impero rosso per i principini; respinge risolutamente la riforma politica e i valori universali e rimane ostinatamente sul sentiero del socialismo nazionalista al fine di realizzare il suo «sogno cinese», secondo Li.
Inoltre, Xi Jinping e Li Keqiang hanno opinioni contrastanti. Il socialismo nazionalista di Xi potrebbe scontrarsi con la liberalizzazione economica di Li e diventare un ostacolo alla riforma economica, secondo quanto affermato da Li Weidong.
Secondo quanto commentato da Li, negli anni a venire l’economia cinese peggiorerà a causa di anni di monopolio delle imprese di proprietà dello Stato da parte dei principini e dei loro compari d’elite.
Ha aggiunto: «Senza una riforma politica specificatamente destinata alla classe capitalistica privilegiata, il percorso che Xi sta prendendo non funzionerà affatto».

The Epoch Times, 02 Luglio 2013

English Version.
http://www.theepochtimes.com/n3/223429-economic-liberalization-and-political-control-may-clash-in-china/

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