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Polizia cinese picchia a sangue studenti del campus universitario che protestano

Una serie di proteste sono sorte contro i piani del Pcc di costringere le università private e le scuole professionali a fondersi.Degli studenti cinesi si sono scontrati con la polizia e le guardie di sicurezza nel campus di un’università cinese il 7 e l’8 giugno: alcuni studenti sono rimasti sanguinanti dopo essere stati attaccati dalla polizia.

Foto: studenti sono stati feriti al Zhongbei College dell’Università Normale di Nanchino a Danyang, nella provincia del Jiangsu, l’8 giugno 2021. (Fornito a Epoch Times dall’intervistato)

Gli studenti universitari dell’Università Normale di Nanjing, nella provincia orientale del Jiangsu, stavano protestando nel campus perché preoccupati che i loro titoli accademici sarebbero stati svalutati, dopo aver appreso di un piano del Partito Comunista Cinese (Pcc) per unire i college privati ​​con quelli professionali.

Wu Hua (pseudonimo), uno studente dello Zhongbei College, una scuola di proprietà privata dell’Università Normale di Najing ha dichiarato l’8 giugno: «La polizia […] e le guardie di sicurezza hanno iniziato ad attaccarci. Ci hanno versato addosso dell’acqua, ci hanno spinto a terra e hanno trascinato alcuni di noi in altri posti. Alcuni studenti avevano abrasioni e altri sanguinavano dalla testa. Loro [la polizia, ndr] non ci hanno permesso di lasciare il campus. […] Alcuni studenti sono stati rinchiusi nelle aule».

Alcuni intervistati hanno raccontato che l’8 giugno un folto gruppo di agenti dell’unità tattica della polizia è entrato nel campus, ha picchiato gli studenti e li ha spruzzati con spray al peperoncino.

Negli ultimi giorni, 15 college privati ​​delle province dello Zhejiang e Jiangsu hanno annunciato un «piano di declassamento» dopo che il Ministero dell’Istruzione del Pcc all’inizio di questo mese ha ordinato ai college di adeguare le proprie qualifiche universitarie da un normale diploma di laurea a uno professionale, prima delle previste fusioni, che inizialmente avrebbero un impatto su circa 140 mila studenti.

I college privati ​​nelle università cinesi fanno pagare agli studenti tasse universitarie più elevate e sono considerati più prestigiosi delle scuole professionali. Offrono anche diplomi di laurea regolari. Le fusioni hanno suscitato il timore, da parte degli studenti dei college privati, ​​che le loro qualifiche sarebbero state «declassate» in termini di valore, cosa che avrebbe quindi influenzato negativamente le loro possibilità di assicurarsi un buon lavoro governativo o di fare domanda per programmi post-laurea in un ambiente competitivo.

Alla fine del 7 giugno, il Dipartimento dell’Istruzione della provincia del Jiangsu ha annunciato che avrebbe sospeso la prevista fusione. E anche i dipartimenti dell’istruzione provinciali dello Zhejiang e Shandong hanno sospeso la fusione.

Ma le autorità hanno solo peggiorato la loro repressione degli studenti nella prima mattinata dell’8 giugno, anche dopo che la sospensione è stata annunciata, in un frangente temporale in cui gli studenti non erano ancora venuti a conoscenza della notizia. Più tardi, gli studenti si sono ritirati volontariamente dalla protesta.

Il preside «detenuto»

 

La polizia di Danyang nello Jiangsu ha annunciato l’8 giugno che Chang Qing, il 55enne preside del Zhongbei College, era stato «trattenuto» dagli studenti per più di 30 ore dal pomeriggio del 6 giugno alla fine del 7 giugno, ma gli studenti hanno affermato sulle piattaforme dei social media che Chang stava protestando insieme agli studenti, sedendosi per terra di fronte a un’aula magna. Gli studenti hanno fornito a Chang acqua, cibo, un caricabatterie per cellulare e fazzoletti, secondo i post sui social media.

Uno studente con il nome utente «Mint’s Cat» ha postato su Weibo: «Il preside ci ha detto che gli sarebbe piaciuto sedersi con noi in attesa del risultato». Anche se i post correlati sono stati rimossi dall’internet cinese, i cinesi d’oltremare li hanno copiati e ripubblicati su Twitter, al riparo dalla censura del regime cinese.

Scontri in più università

Gli studenti del College Zhijiang dell’Università di Tecnologia Zhejiang sono stati i primi a protestare contro il declassamento. Il 4 giugno si sono riuniti all’interno del campus universitario, chiedendo all’università di mantenere le loro qualifiche.

Come dimostrano le foto sui social media, sullo striscione esposto dagli studenti era scritto: «Gli studenti dello Zhijiang non si arrenderanno. Non accettiamo il piano di cambiare il nome del college e i nostri diplomi».

Le proteste sono sorte anche in altre università. Il 5 giugno gli studenti della Facoltà di Economia Hangzhou dell’Università Zhejiang Gongshang hanno sfilato all’interno del loro campus universitario, chiedendo all’università di fermare il declassamento.

Il 6 giugno, gli studenti di cinque università della provincia del Jiangsu hanno iniziato a protestare, e nel frattempo i genitori degli studenti si sono rivolti ai dipartimenti provinciali dell’istruzione e hanno chiesto al Pcc di riconsiderare la decisione.

Alla fine della giornata del 6 giugno, circa 3.000-4.000 studenti si sono uniti alla protesta presso il college Zhongbei, davanti a un’aula magna. Gli studenti si sono radunati anche al cancello nord e davanti alla biblioteca, dove sono rimasti generalmente pacifici.

Il giorno dopo, circa 200 poliziotti sono arrivati ​​e si sono posizionati nel campus, chiudendo il college, secondo Wu. «Loro [la polizia, ndr] non ci hanno permesso di lasciare il campus, il che ha innescato lo scontro». La polizia ha attaccato gli studenti violentemente. La maggior parte degli studenti è rimasta in loco fino alle 4 del mattino circa dell’8 giugno, afferma Wu.

Un genitore di uno studente ha scritto sul sito web di notizie cinese Guancha che mentre gli studenti all’interno venivano picchiati dai manganelli della polizia, a molti genitori veniva impedito di entrare nel campus. Il genitore ha commentato che l’impatto del declassamento può essere significativo. «I punteggi di questi studenti non sono male… Capisco le loro lamentele», ha scritto il genitore. «[Il regime e le università, ndr] non hanno comunicato con studenti e genitori sul declassamento. […] [Il pestaggio degli studenti, ndr] è molto feroce e violento». Alla fine del post, il genitore ha esortato il governo provinciale a indagare e portare giustizia agli studenti.
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Declassamento

 

Il regime cinese ha avviato il lancio di un programma pilota di laurea professionale nel febbraio 2019. Secondo il piano del regime, il programma formerebbe gli studenti a diventare lavoratori qualificati e personale tecnico qualificato. In sostanza, metà del tempo di formazione dovrebbe essere dedicato ad attività pratiche.

Il 22 gennaio, il Ministero dell’Istruzione del Pcc ha introdotto una nuova politica per chiedere alle università di istituire programmi di laurea professionale, affermando che il programma pilota ha avuto successo. Il 6 giugno, ha ordinato ai college privati di cambiare i loro nomi in istituti professionali, adeguare i loro programmi educativi per avere un focus professionale e cambiare i diplomi regolari degli studenti in quelli professionali.

Il piano del Ministero prevede che il cambiamento venga applicato a circa 186 college indipendenti a livello nazionale.

Fonte: Epoch Times Italia, 12/06/2021 [1]

Articolo in inglese: