Polizia cinese elimina gli animali salvati dal macello da un gruppo di tibetani.

Questa settimana le autorità cinesi della regione del Sichuan hanno annientato migliaia di animali ritenuti infetti dal virus H7N9 dell’influenza aviaria, imprigionando temporaneamente i custodi tibetani che cercavano di fermare lo sterminio.

Gli animali, tra cui polli e conigli, erano accuditi in tre differenti zone della prefettura di Ngaba, nella contea di Dzoege, in Sichuan. Allevati per la vendita da un’azienda cinese, sono stati comprati da tibetani locali per salvarli dal massacro, dopo che erano stati scoperti alcuni casi d’infezione.

Con il pretesto che ci sarebbe stata una diffusione del virus, la polizia ha macellato e distrutto tutti gli animali nei tre differenti rifugi. I tibetani che li custodivano sono stati arrestati poiché si sono opposti, in osservanza al credo tibetano secondo cui gli animali salvati dal macello non possono più essere uccisi. Sono stati in seguito rilasciati.

I soldi usati dai tibetani per comprare gli animali provengono da una generosa donazione da parte di un’associazione ippica locale, che ha usato il denaro raccolto dalle corse. I soldi sono stati usati per salvare gli animali da morte certa e provvedere poi al loro mantenimento. Sono stati, infatti, sistemati in tre zone diverse per essere accuditi in maniera appropriata.

Tsethar, nome tibetano della pratica di salvare vite, è comune tra i buddhisti, i quali credono che risparmiare la vita degli animali generi meriti che miglioreranno le vite future. Pertanto, salvare gli animali destinati al macello è una pratica spirituale benefica raccomandata da molti maestri religiosi tibetani.

Traduzione Andrea Sinnove Laogai Research Foundation Italia Onlus


Fonte: Radio Free Asia, 5 mag 17

English article: Chinese Police Destroy Animals Saved From Slaughter by Tibetans

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