Polizia cinese apre il fuoco contro una protesta tibetana, una dozzina i feriti

La polizia cinese ha aperto il fuoco per disperdere centinaia di tibetani che protestavano contro la detenzione di uno stimato capo villaggio della provincia di Sichuan, ferendo gravemente quasi una dozzina di persone.

Molti tibetani sono stati arrestati e picchiati nella violenta repressione a Sershul, nella contea di Kardze (Ganzi), prefettura autonoma tibetana. Il giorno seguente la polizia ha portato via capo villaggio, Dema Wangdak, dalla sua casa a mezzanotte; riferiscono le fonti locali.

Wangdak, 45 anni, è stato arrestato dopo aver denunciato alle autorità le molestie alle donne tibetane da parte di alti funzionari cinesi durante uno spettacolo culturale che la comunità locale è stata costretta ad ospitare durante la loro visita alla contea.

“In centinaia si sono riuniti per chiedere il rilascio di Wangdak perché innocente, ma le autorità cinesi, ha inviato forze di sicurezza per reprimere i manifestanti”; dice Demay Gyaltsen, un tibetano in esilio in India, a Radio Free Asia.

“Le forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni e sparato munizioni cariche indiscriminatamente per disperdere la folla durante la protesta a Loshu”, ha detto, aggiungendo che circa “10 tibetani sono stati gravemente feriti” dai colpi di pistola.

Comunicazioni bloccate

Dema Wangdak in an undated photo.

Dema Wangdak

Tra i feriti ci sono il figlio e fratello di Wangdak, che hanno subito due colpi di pistola ciascuno, ha detto Gyaltsen, che dirige un’organizzazione in India per i tibetani dalla vicina contea di Dege Sershul.

Dopo aver disperso i manifestanti, ha detto, le autorità hanno cercato rinforzi e intensificato la sicurezza, molti tibetani sono stati arrestati e le linee di comunicazione sono state bloccate.

“Il paese è ora interamente circondato dalle forze di sicurezza e molti degli adulti del villaggio sono andati verso le colline per nascondersi”; riferisce Jampa Youten, un monaco in India del sud a RFA.

“Coloro che sono rimasti sono i più giovani tibetani e le donne, che sono stati interrogati e torturati dalle forze di sicurezza cinesi”, ha detto, citando anche i contatti locali.

Cerimonia illegale

Youten riferisce che quando Wangdak, uno dei leader del villaggio, ha criticato i funzionari cinesi per aver molestato le donne tibetane, le autorità lo hanno accusato di gestire una cerimonia illegale all’inizio del festival locale del cavallo in cui i tibetani hanno bruciato incenso e fatto offerte di preghiera.

“Wangdak ha espresso forte opposizione per il trattamento nei confronti delle donne, che ha portato ad un alterco verbale con i funzionari, che poi lo hanno accusato di aver gestito la cerimonia e delle corse di cavalli senza il permesso delle autorità. In queste circostanze, è stato portato via di nascosto alla mezzanotte del 11 agosto”.

Le autorità cinesi non hanno espresso alcuna motivazione per l’arresto di Wangdak.

“I tibetani non credono è stato detenuto per aver consentito corse di cavalli, in quanto si tratta di un’attività tradizionale ed è una cosa molto normale,” ha detto Tenpa, un’altra fonte esilio in India con i contatti della regione.

“Il suo arresto è arbitrario e non ha violato alcuna legge,” ha detto.

Parlando per i poveri

A Tibetan protester showing gunshot wounds in his abdomen.

Un tibetano mostra i colpi su suo addome

Wangdak ha la reputazione di “muoversi per i deboli e parlare per i poveri e le vittime di molestie.”

I tibetani della prefettura di Kardze sono noti per il loro forte senso di identità tibetana e il nazionalismo, e “il clima politico nella regione è stato profondamente opprimente”; riferisce l’International Campaign for Tibet (ICT) in un rapporto.

L’anno scorso, almeno otto tibetani sono rimasti feriti quando la polizia cinese ha sparato colpi di pistola e usato gas lacrimogeni per disperdere circa 1.000 monaci e monache che si erano riuniti nella irrequieta contea a Kardze nel mese di Luglio per celebrare il compleanno del leader spirituale del Tibet, il Dalai Lama.

Manifestazioni sporadiche di sfida per il dominio cinese sono continuate nelle zone a popolazione tibetana della Cina dalle diffuse proteste del 2008.

131 tibetani fino ad oggi si sono auto immolati per opporsi al governo di Pechino e chiedere il ritorno del leader spirituale in esilio, il Dalai Lama.

Radio Free Asia, 13/08/2014


Traduzione: Flavio Brilli per la Laogai Research Foundation

Fonte: Radio Free Asia

English versionChinese Police Open Fire at Tibetan Protest, Nearly A Dozen Wounded

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