Poche risposte dal governo cinese allo tsunami finanziario

Crolla l’economia nel paese asiatico

Crisi finanziaria e del rallentamento dell’economia globale. L’economia di Hong Kong ha subito un duro colpo nella seconda metà del 2008. La crescita del Prodotto interno lordo (Pil) è crollata passando dal + 7,3% del primo trimestre, al 4,3% del secondo trimestre, all’1,7% del terzo trimestre, per finire con un – 2,5% nell’ultimo quarto.

Anche il 2009 sarà un anno molto difficile. Sia le esportazioni che la domanda interna sono destinate a rimanere sottotono. Per il 2009 il governo prevede una diminuzione nel Pil variabile tra il – 2 e il – 3%: è il primo indice di crescita annuale di segno negativo, dalla crisi dei mercati asiatici nel 1998. Il tasso di disoccupazione è cresciuto drasticamente di mezzo punto percentuale ogni mese, sino a toccare il 5%; per il prossimo trimestre mi aspetto un ulteriore aumento fino a sfiorare quota 6% e il valore è destinato a crescere allorché gli studenti, finita la scuola, cercheranno di entrare nel mercato del lavoro?

Lee Cheuk Yan parla della crisi finanziaria a Honk Hong
Lee Cheuk Yan

Il livello di occupazione

Secondo dati riferiti al febbraio 2009 vi sono 3,68 milioni di lavoratori rispetto ai 3,53 milioni del 2005. Il tasso di disoccupazione è del 5% rispetto al 3,4% del 2007. Il tasso di disoccupazione giovanile è ancora più significativo: esso varia dal 19,5% nella fascia tra i 15 e i 19 anni, al 7,9% tra i 20 e i 24 anni. Per quanto concerne la disoccupazione di lungo periodo si passa dal 30% tra i due e i sei mesi, al 22% oltre i sei mesi. Il settore più colpito dalla crisi è l’edilizia, seguito dall’industria manifatturiera, il trasporto, il catering e la vendita al dettaglio.

Le risposte di Hong Kong alla crisi finanziaria: rimedi a breve termine senza soluzioni di lungo periodo

Ancora una volta la crisi finanziaria mette in evidenza i problemi strutturali che deve affrontare Hong Kong, ma la risposa del governo finora è stata di breve periodo senza alcuna determinazione a risolvere i problemi strutturali di lungo termine.

1) Mancanza di previdenza sociale: non avendo un sussidio per la disoccupazione, chi rimane senza lavoro non ha nulla su cui contare quando si verificano fluttuazioni nel mercato del lavoro. Il problema si è già presentato nel 1998 durante la crisi dei mercati asiatici e con la Sars nel 2004. Non vi sono ancora, al momento, sforzi concreti da parte del governo volti a introdurre misure a tutela della disoccupazione nel lungo periodo per attutire le conseguenze del fenomeno. I provvedimenti attuali, compresi nel fondo sociale per la disoccupazione, sono in grado di assistere meno del 10% della popolazione senza un impiego. Quante crisi e quante sofferenze dovremo ancora affrontare prima che il governo sia pronto per un reale cambiamento.

2) Ai lavoratori è negato il diritto di un contratto collettivo: l’ondata di licenziamenti e di tagli nei salari da parte delle grandi aziende sono stati fatti in nome solo degli affari, in modo arbitrario, senza alcuna consultazione preventiva e senza dichiarare il reale stato di salute delle compagnie. L’appello del governo al mondo degli affari perché impedisca il licenziamento dei lavoratori è privo di senso, se l’esecutivo non mette in atto una serie di regole precise, proprio in virtù del suo ruolo di legislatore. Abbiamo invitato il governo a stabilire per legge il diritto al contratto collettivo,in modo che i sindacati possano sedersi al tavolo delle trattative con le società e discutere di provvedimenti che abbiano un effetto sui lavoratori. Lasciate ai sindacati il compito di monitorare le imprese e proteggere i lavoratori con un’assistenza legale. Questo è l’unico modo per raggiungere un equilibrio tra gli interessi del lavoratori e dei datori di lavoro. In caso contrario i primi sono sempre in posizione svantaggiata e sono costretti ad accettare i cambiamenti imposti dai secondi. Le esperienze dolorose delle passate recessioni ci hanno insegnato che i lavoratori hanno dovuto subire l’impatto della crisi finanziaria, ma sono stati gli ultimi a beneficiare della ripresa economica. Nel 2008, quando l’economia ha subito un contraccolpo, vi erano ancora pochi miglioramenti nei salari e nella condizioni di lavoro. La mancanza di un contratto collettivo è stata una delle prime cause dell’aumento del gap tra ricchi e poveri quando i salari dei lavoratori sono stati eliminati.

3) Tagli agli investimenti governativi in tempi di crisi economica: in un momento di crisi economica, il governo deve proporre in prima persona soluzioni per uscire dalla recessione. Al contrario il governo intende investire 16 miliardi di dollari in meno dello scorso anno. Il cosiddetto programma mirato alla creazione di nuovi posti di lavoro è assai limitato e la maggior parte delle iniziative sono concentrate nel settore edile. Il sussidio per i salari di 2mila dollari di Hong Kong [poco più di 258 dollari Usa ] ha un impatto limitato sul mercato del lavoro, poiché non rappresenta un incentivo adeguato per i datori di lavoro in un’ottica di nuove assunzioni. Anche per il bilancio 2009, come per lo scorso anno, il governo si è rifiutato di investire maggiori risorse nella previdenza sociale e nella sanità pubblica per far fronte ai problemi di lungo periodo, tra i quali la famiglia e il progressivo invecchiamento della popolazione.

La confederazione dei sindacati di Hong Kong ha proposto al governo di includere un piano di 14miliardi di dollari per creare 60mila nuovi posti di lavoro nei prossimi due anni, un sussidio di disoccupazione per il breve periodo con uno studio contenente soluzioni a lungo termine e sussidi di viaggio per i lavoratori a basso reddito.

* Lee Cheuk Yan è segretario generale della Confederazione dei sindacati di Hong Kong e deputato. Egli ha fatto parte del movimento pro-democratico, distrutto con il massacro di piazza Tiananmen il 4 giugno 1989. Per il suo coinvolgimento, Lee era stato arrestato e successivamente deportato ad Hong Kong. Per questo, pur essendo un parlamentare del territorio, per 16 anni gli è stata proibita ogni visita in Cina.

fonte: AsiaNews, 27 marzo 2009

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