Piccoli fiammiferai nella Cina rampante

Esiste anche un’altra Cina. Fatta di più di un milione di “bambini vagabondi”, come vengono chiamati dalle autorità cinesi tutti questi bimbi tra gli 11 e i 14 anni senza famiglia, che vivono e muoiono per la strada. Come i cinque cugini Tao, che sono stati ritrovati pochi giorni fa in un locale per l’immondizia a Bijie, una cittadina della provincia cinese di Guizhou. I bambini si erano rifugiati lì per proteggersi dal freddo. Ma sono morti soffocati dal monossido di carbonio prodotto dal fuoco che avevano acceso per riscaldarsi. Perché non ce la facevano più a vivere in quel centro di accoglienza per vagabondi dove li avevano parcheggiati poco più di un anno fa, e dove anche solo per andare in bagno, si doveva chiedere il permesso e rispettare ordini e orari ben precisi.  “È la storia della Piccola Fiammiferaia nella Cina comunista”, hanno commentato indignati alcuni internauti. Perché la notizia ha fatto rapidamente il giro del web, nonostante il tentativo da parte delle autorità di soffocare lo scandalo mettendo subito a tacere Li Yuanlong, il giornalista locale che aveva raccontato il dramma di questi cinque bambini. Accusato di aver portato pregiudizio all’immagine di Bijie, il giornalista è stato prima arrestato, poi spedito “in vacanza”. Certe cose non si devono raccontare. I panni sporchi, si sa, si lavano in famiglia. Nel 2011, il Primo Ministro Wen Jiabao era venuto proprio a Bijie per parlare dello sviluppo scientifico della la regione: lotta contro la povertà, protezione dell’ambiente, piano economico. Uno sviluppo che sembra però dimenticarsi dei più piccoli. Nonostante la fiaba di Andersen sia ancora oggi una delle letture più amate nelle scuole cinesi. Ma come accade spesso, è più facile commuoversi per una piccola fiammiferaia di carta che muore di freddo la notte di Capodanno, che far qualcosa per evitare che accada lo stesso a tanti bimbi in carne ed ossa. Chissà se anche i cugini Tao sorridevano sognando di essere portati in cielo dalla nonna quando sono morti asfissiati circondati dal freddo e dall’immondizia.

Michela Marzano

Fonte: La Repubblica.it, 4 dicembre 2012

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