Piazza Tiananmen: i silenzi lasciati dal massacro

Un resoconto dell’atrocità di Pechino e delle sue ripercussioni, usando parole vietate dal governo cinese.

Ogni anno, verso la data dell’anniversario del 4 giugno 1989, il massacro di Pechino, parole svaniscono dall’internet cinese. Un elenco completo di parole bloccate è pubblicato da China Digital Times, che tiene un vasto database. La censura digitale ha spinto i cittadini cinesi a creare un irriverente, ingegnoso ed esilarante contro linguaggio fatto di giochi di parole, animazioni, meme, soprannomi e altro, per riempire gli spazi lasciati vuoti. Ho utilizzato quelle parole mancanti per fare un resoconto degli eventi del 1989 e delle conseguenze.

1. Le dimostrazioni, che hanno portato un milione di persone in Piazza Tiananmen, cominciarono quando gli studenti di Pechino tentarono di piangere l’improvvisa scomparsa di Hu Yaobang, un leader riformista che era stato rimosso dall’incarico.

2. Il governo accusò le persone in lutto di incoraggiare la ribellione, e il movimento studentesco prese forma. Sulla scia di quaranta anni di subbuglio politico che aveva provocato la morte di almeno sessanta milioni di persone, la piazza diventò non soltanto il punto zero per un movimento democratico, ma uno spazio per ricordare il passato, discutere il presente e immaginare il futuro.

3. Il mondo stava guardando. Quando il governo rifiutò il dialogo, 3.000 studenti iniziarono uno sciopero della fame durato dieci giorni.

4. Il 19 maggio, il segretario generale Zhao Ziyang nel bel mezzo della notte incontrò gli studenti. Disse loro: “mi dispiace”. Il giorno successivo, il governo impose la legge marziale e mobilitò le truppe, e Zhao fu messo agli arresti domiciliari, dove rimase fino alla sua morte nel 2005. Ai figli di Zhao venne negato il permesso di seppellire le ceneri del padre fino al 2015.

5. Nella notte del 3 giugno e nelle prime ore del 4 giugno, le persone si riversarono nelle strade per fermare i carrarmati che si dirigevano verso gli studenti manifestanti. Il combattimento avvenne per le strade e negli incroci – Muxidi, Gongzhufen, Chang’an Avenue – e l’esercito di liberazione popolare aprì il fuoco con proiettili di piombo. Il numero di morti, compresi quelli schiacciati dai carrarmati, rimane sconosciuto. Il pacifico movimento civile, senza precedenti storici, fu trasformato nel massacro di Pechino, o quello che il governo chiama l’incidente di Tiananmen.

6. La mattina del 4 giugno 1989 una fila di carroarmati fu fermata momentaneamente da una persona la cui identità non è mai stata scoperta, e il cui destino rimane sconosciuto.

7. Ogni anniversario, 27, 26, 25, 24, 23 e così via, vengono oscurati i numeri di ogni combinazione (6/4, 64, squareof8, 31May, 89 ecc. e anchebaijiu, nome di un liquore che si pronuncia come 89). Il nome dell’ex primo ministro Li Peng è temporaneamente vietato, insieme ai nomi delle vittime, dei leader studenteschi, dei lavoratori e degli attivisti e di alcuni siti stranieri. Anche “parola sensibile” e “blocco internet” non sono consentiti. Tante pagine sono inaccessibili, al punto che il 4 giugno è chiamato scherzosamente dai cittadini cinesi il Giorno della Manutenzione di Internet.

8. Ogni giugno, i genitori e/o i coniugi delle vittime sono messi agli arresti domiciliari o portati via dalle loro case ed è loro proibito mostrare pubblicamente il proprio lutto. Da ventisette anni, Ding Zilin cerca di commemorare il figlio Jiang Jielian, ucciso dall’esercito. Ha fondato un gruppo, le madri di Tiananmen, per riunire “coloro che hanno condiviso lo stesso destino”, e questo gruppo di anziane in lutto è conosciuto comele madri della patria. La loro richiesta è semplice: il diritto di osservare il lutto in pace e in pubblico.

9. Per ricordare, i cittadini mettono candele a memoria dei morti, richiedono una veglia silenziosa per rispettare quel giorno e onorare ilricordo di quell’anno. Chiedono ai cittadini di vestire di nero e fare una passeggiata. Si riferiscono al massacro a Pechino come a una ferita nella storia e si spronano gli uni gli altri a non dimenticare mai queste settimane, che sono state la fine della primavera e l’inizio dell’estate, una notte in cui l’impero ha assediato la città e la fine di un’era.

10. Il poeta Bei Dao ha scritto: “La vita è solo una promessa/Non preoccupatevi per questo/Abbiamo abbattuto la porta di mezzanotte/Da solo come un fiammifero strofinato in luce”. Oggi, ventisette anni dopo, anche le parole ieri e domani sono così cariche politicamente, da scomparire.

The Guardian,9 giugno 2017

Traduzione Andrea Sinnove, LRF Italia Onlus

English article,The Guardian:  Tiananmen Square: the silences left by the massacre

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