Petizione: sia salvaguardato il diritto di aprire luoghi di culto in Lombardia

Con la legge n.2 del 3 febbraio 2015 la Regione Lombardia ha modificato la normativa del 2005 per il governo del territorio, rendendo estremamente difficile, se non sostanzialmente impossibile, l’apertura di luoghi di culto, esercizio di una delle più importanti facoltà connesse al diritto costituzionale fondamentale di libertà religiosa.

Con questa legge l’apertura di un luogo di culto in Lombardia, di qualsiasi confessione religiosa si tratti, esce dall’ordinario Piano di Governo del Territorio per divenire un fatto eccezionale (connotato da evidenti profili di ordine pubblico), oggetto di un separato “piano delle attrezzature religiose” (la cui predisposizione è rimessa alla mera volontà delle amministrazioni locali), sottoposto a specifica valutazione “ambientale” (si acquisiscono i pareri di organizzazioni, comitati di cittadini, esponenti e rappresentanti delle forze dell’ordine), al possibile giudizio di referendum (che i comuni hanno la facoltà d’indire) e alla valutazione di una “consulta regionale” (istituita ad hoc dalla legge).
Gli oneri per la costruzione o l’adeguamento delle strade e delle opere di urbanizzazione primaria sono posti a carico della confessione che intende aprire il luogo di culto; devono prevedersi più che ampi parcheggi pubblici (di superficie almeno doppia di quella destinata a luogo di culto, al pari di quanto disposto per i grandi centri commerciali); è stabilito l’obbligo della realizzazione (sempre a carico delle confessioni religiose) di impianti di videosorveglianza agli ingressi degli edifici di culto collegati con gli uffici della polizia locale o forze dell’ordine. Il piano deve stabilire adeguate distanze tra le aree e gli edifici da destinare alle diverse confessioni, ma le distanze minime sono definite dalla Giunta regionale (la legge rimette al governo locale la possibilità, di fatto, di ghettizzare i luoghi di culto). Nella realizzazione del luogo di culto devono essere rispettate le “caratteristiche generali e peculiari del paesaggio lombardo”.
Oltre a tutto ciò, per i soli enti delle confessioni religiose prive di Intesa con lo Stato è fatto obbligo di dimostrare di avere presenza diffusa, organizzata e consistente nel territorio e un significativo insediamento nel comune interessato (ergo, piccole comunità di fede, oltre a vedersi negato un diritto costituzionalmente garantito, sono spinte verso l’anonimato e l’illegalità!) e, ironicamente, i loro statuti devono esprimere «il rispetto dei principi e dei valori della Costituzione», che proprio questo provvedimento calpesta nei suoi tratti essenziali.
La nuova legge non contribuisce di certo alla convivenza civile e alla integrazione e finisce per degradare il diritto di libertà religiosa nel suo complesso a mero interesse legittimo alla mercé dell’arbitrio delle maggioranze e del colore politico delle amministrazioni locali.
Occorre al più presto adoperarsi per cambiare questa legge contraria alla Costituzione, illiberale e sbagliata, che ci riporta brutalmente al regime delle leggi fasciste del 1929 quando per aprire un luogo di culto era necessaria l’autorizzazione di polizia.

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