Categoria: Persecuzioni

I Tibetani costretti a imparare canzoni che lodano il partito comunista cinese

Fonti tibetane affermano che le autorità cinesi in Tibet hanno lanciato una nuova campagna di lealtà nella regione dell’Himalaya precedentemente indipendente, costringendo i tibetani a imparare canzoni che elogiano il Partito comunista cinese al potere per le prossime festività nazionali.

CINA-Xinjiang, arresti di massa contro gli uomini di etnia uigura

Il 40% della popolazione di un villaggio è stata deportata in un campo di rieducazione. Continua la persecuzione del governo cinese nei confronti del popolo uiguro: sarebbero centinaia di migliaia le persone arrestate senza un motivo. Tutti i maschi nati negli anni ’80 e ’90 sono considerati un pericolo e internati.

Pechino chiede ai buddisti tibetani di rendere omaggio anzitutto al Partito e alla Costituzione

12 giugno 2018. Pechino ha chiesto ai buddisti tibetani e ai milioni di cittadini che in territorio cinese praticano una religione di rendere omaggio e venerare in primo luogo il Partito e la Costituzione e solo in seconda battuta le rispettive divinità.

La Cina sta imprigionando quasi 1 milione di persone, per ‘rieducarle’. Perché hanno la barba o parlano coi parenti all’estero

Potenzialmente più di un milione sono state rinchiuse nei “campi di rieducazione” della Cina nell’ultimo anno.
I campi, che operano al di fuori della giurisdizione dei tribunali, sono progettati per indottrinare gli Uiguri, una minoranza etnica, e costringerli a rinnegare le loro credenze religiose.

Kim Jong – un lodato dai media , ma non scordiamoci cos’è la Corea del nord

Kim è il dittatore di una giunta che si fonda su nazionalismo razziale, torture e campi di concentramento.

Il summit di Singapore: USA – Nord Corea (e Cina)

Il 12 giugno scorso a Singapore si è svolto un summit tra il presidente americano Donald Tramp ed il leader nordcoreano Kim Jong-un. L’incontro ha un valore storico e simbolico molto importante ma il risultato finale si può definire come una semplice dichiarazione di intenti che può fare da base a sviluppi negoziali per il futuro.

Birmania, gli interessi cinesi dietro al non ritorno dei rohingya

La Birmania ha firmato nei mesi scorsi un accordo con l’Onu per consentire il rimpatrio dei 700mila musulmani rohingya, scappati nell’agosto 2017 in Bangladesh a causa delle violenze delle truppe governative e degli estremisti buddisti nello Stato Rakhine, nel nord-ovest del Paese. Ed è vicino anche a concludere un memorandum d’intesa con il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp) e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), dopo lunghi colloqui trilaterali iniziati a febbraio. Ma fino ad ora, non è avvenuto nessun rientro organizzato. A bloccare la collaborazione – e quindi il rimpatrio dei rifugiati – potrebbe essere entrato in gioco Pechino, che ha molti interessi nella regione.